Siamo a rischio e siamo deboli, come ci ha ricordato Draghi due giorni fa. Ma da questo si esce soltanto rilanciando l'Europa. Che cosa vuol dire questo? Vuo dire aiutare i Paesi che si trovano in difficoltà, ricordando ai Paesi più forti i loro doveri. Un'Europa che si mette contro sè stessa rischia davvero di implodere».
David Sassoli è stato appena rieletto a capo della delegazione del Pd a Strasburgo. È nel pieno delle trattative sui nuovi ruoli da distribuire nelle commissioni.
«Ma pure state tranquilli, il Pd uscirà più forte» dice con una battuta, ricordando anche, per inciso, che non mangia da 24 ore. La settimana di Strasburgo è fitta di eventi, riunioni, in una storia europea che sembra precipitare a ogni passo. Le novità sono molte: dalla presidenza a
Martin Schulz, alla sua successione come capogruppo dei Socialisti e Democratici del suo "delfino" Hannes Svoboda che va nel segno della continuità. «Cosa buona» commenta ancora Sassoli. (vedi anche la
dichiarazione di David Sassoli sull'elezione di Gianni Pittella a vicepresidente del Parlamento Europeo ndr).
Ma su tutto pesa quello stop all'appello di Monti per una politica economica europea. Non si esce da questo braccio di ferro.Come mai è così difficile far passare lo spirito comunitario?
«Il problema è che oggi i governi sono preoccupati delle loro opinioni pubbliche, di lisciare il pelo a un populismo antieuropeo. Ma la Germania deve ricordare che la leadership si costruisce su un disegno di crescita, e questo disegno non può che essere l'Europa».
Non c'è un deficit anche da parte delle istituzioni europee? Non è strano che i cittadini, che pure votano per questo parlamento, non vi si riconoscano?
«Non dimentichiamo che nell'Unione ci sono 22 governi di destra su 27. E che questi non hanno pensato a giocare grandi partite, ma esclusivamente ad alimentare egoismi nazionali. Non si è intervenuti subito con la Grecia, che ha un export pari a quello della Provincia di Vicenza e pesa per il 2% del Pil nell'Unione, soltanto per non aiutare chi è debole».
Si potrebbe dire che il fallimento dell' Europa è il fallimento dei nazionalismi di destra?
«Certo, perché oggi con la globalizzazione esistono solo mercati grandi. Vorrei ricordare che se consideriamo i criteri con cui si sono selezionati i Paesi del G8 a fine anni 70, nessun Paese europeo attuale ci rientrerebbe, neanche la forte Germania. Ci sarebbero la Cina, l'India, il Brasile, gli Stati Uniti, ma non la Germania. Ci sarebbe però l'Europa».
A proposito di opinioni pubbliche. Nel suo intervento Schulz ha citato due italiani su 4 tra i padri fondatori. Eppure da noi c'è poca consapevolezza del nostro ruolo in Europa.
«In questi anni i governi Berlusconi non hanno valorizzato questo grande patrimonio che abbiamo. Stiamo uscendo da tre anni in cui Berlusconi ha minacciato di uscire da Schengen e ha messo sotto pressione le istituzioni comunitarie. È questo che mortifica la nostra tradizione».
Cosa si aspetta dalla presidenza Schulz?
«È un presidente con una chiara vocazione europeista e comunitaria: questa è una garanzia perché il voto di milioni di cittadini sia rappresentato in modo giusto. È un presidente che ha idee, che interviene nel dibattito politico».
Schulz ha l'ambizione di avere un posto nei consigli europei. Ci riuscirà?
«Questa è la scommessa politica del prossimo anno: l'Europa che non sia come il congresso di Vienna, ma una vera rappresentanza democratica dei popoli, con spirito comunitario».
Il nuovo presidente del Parlamento europeo ha intenzione di ascoltare Orban, colpito dalla procedura d'infrazione. Qual è la sua posizione?
«Noi sosteniamo questa procedura, perché l'Europa deve difendere i diritti e le libertà dei cittadini oltre che sorvegliare la correttezza dei conti. Non dobbiamo distrarre la nostra attenzione da quei Paesi che tentano di violare quel patrimonio di valori che sono alla base della costruzione europea. Un paese che limita la libertà di stampa, che attacca le tutele sociali, che criminalizza ebrei e rom deve rispondere all'Europa».
Conosciamo il rapporto, non buono, tra Schulz e Berlusconi. Come va con Monti?
«Schulz ha sempre mantenuto rapporti molto stretti con Monti, anche dopo che aveva lasciato il suo incarico di Commissario. L'annuncio del suo governo ha ricevuto un lunghissimo applauso di tutte le delegazioni socialiste. Tutti gli riconoscono una grande autorevolezza».