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Cesare Damiano: il ricatto del rating e i frutti avvelenati della finanza

Mentre l`Italia e l`Europa stanno cercando di uscire dalla tempesta economica e finanziaria, Standard & Poor`s declassa il nostro debito pubblico.

di Cesare Damiano,  pubblicato il 20 gennaio 2012 , 476 letture
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Non
tocca miglior sorte ad altri
paesi, come la Francia, che
fino a poco tempo fa apparivano
intoccabili. Questa manovra
appare quanto meno
sospetta e solleva parecchi
interrogativi. 

Intanto, la
prima conseguenza per l`Italia
è che il nostro debito sarà
più costoso, nonostante una
manovra lacrime e sangue
della quale abbiamo più volte
parlato e criticato la mancanza
di equità e le deboli indicazioni
di crescita. Questo
declassamento sembra prescindere
dalle scelte di rigore
adottate dai singoli stati e non
appare fondato su dati di
fatto. Soltanto la scorsa settimana
le visite europee di
Monti avevano creato un
clima di moderata fiducia e
riportato il nostro paese all`interno
di una sfera di rispettabilità
e di credibilità. Persino
la cancelliera tedesca aveva
elogiato i nostri sforzi. Tutto
questo sembra essere andato
rapidamente in fumo a causa
del pesante e immotivato giudizio
di una agenzia di rating. 

Che dire, poi, del fatto che la
bocciatura, che riguarda
anche Francia, Spagna, Portogallo
e Austria, sia avvenuta
alla vigilia del varo del Fondo
europeo salva Stati
? A noi un
punto appare del tutto chiaro:
è in atto un attacco all`euro,
all`Europa e alle banche continentali
e la posta in gioco è

così rilevante in termini speculativi
da far passare in
secondo piano qualsiasi logica
che abbia a che fare con il
bene comune e con il destino
di nazioni e famiglie. Si tratta
del frutto avvelenato di trent`anni
di liberismo del quale
facciamo fatica a liberarci.
La regia di queste operazioni
è effettuata dai soliti noti: in
testa abbiamo le banche di
affari di Wall Street, a partire
da Goldman Sachs. 

Quest`ultima
ha consigliato da tempo
ai propri clienti vip una strategia
che scommette sul fallimento
dell`euro. Si tratta di
investire su un indice di credit
default swaps che aumenta di
valore se cadono le azioni
delle banche europee. Come

ci ha già rivelato Federico
Rampini in una corrispondenza
da New York apparsa su
Repubblica nel settembre scorso,
«la presenza di Goldman
Sachs era già stata segnalata,
1`8 febbraio del 2011, nella
famosa cena di Manhattan tra
gli hedge fund con la partecipazione
di Geoge Soros, che
aveva coinciso con gli attacchi
coordinati all`euro». La stessa
banca che aveva venduto ai
suoi clienti pacchetti ribassisti
basati sempre su credit
default swaps per lucrare sul
crollo del mercato immobiliare,
quel mercato inondato di
titoli tossici dei mutui subprime
confezionati dalla banca
stessa. 

Vale anche la pena di
ricordare, per quanto riguarda
Standard & Poor`s, che si
tratta di un`agenzia accusata
di aver manipolato il mercato
a proposito di Parmalat e di
essere coinvolta nelle scalate
bancarie del 2005. Ce n`è
abbastanza perché la politica
intervenga mettendo fine

rapidamente a questa "licenza
di uccidere" consentita alla
speculazione finanziaria. Condividere
o anche solo tollerare
un sistema economico che
vive piazzando titoli sintetici e
derivati che sono pari a 10-12
volte il pil mondiale, significa
coltivare una economia malata
che ha come unico obiettivo
quello di fare profitti a
breve a qualsiasi costo. Questo
è stato possibile anche. grazie
alla scelte della politica che ha
rinunciato ad esercitare, negli
ultimi decenni, la sua funzione
di guida e di regolazione
dell`economia e della finanza. 

In alcuni casi per debolezza e
per un inaccettabile cedimento
culturale alle ragioni del
liberismo, anche da parte di
alcuni settori dei partiti del
centrosinistra e, in altri casi,
per consapevole adesione: si
veda il recente esempio del
premier inglese Cameron,
che ha rifiutato di condividere
l`azione di altri paesi europei
che proponevano l`introduzione
della Tobin tax.
Sulla capacità di affrontare
questi argomenti, accanto a
quelli dello stato sociale e del
lavoro, si gioca il profilo futuro
dei partiti progressisti e di
centrosinistra in Europa e nel
mondo. Le prossime elezioni
francesi e tedesche potrebbero
registrare un successo dei
partiti socialisti e socialdemocratici,
a dispetto di quanti
davano per spacciata qualsiasi
prospettiva di sinistra in Europa.
Anche in Italia, il prossimo
confronto elettorale, si giocherà
sulla capacità di offrire
agli elettori piattaforme politiche
in grado di indicare una
chiara visione del mondo e di
fornire, al tempo stesso, risposte
concrete ai problemi quotidiani delle famiglie. 

Il Partito
Democratico
potrà giocare
un ruolo fondamentale a
patto che sappia proporsi

come forza alternativa agli

attuali assetti economici e
sociali. Gli ultimi avvenimenti,
che hanno fatto venire alla
luce il significato politico
delle scelte della finanza speculativa globale, ci possono
indirizzare senza tentennamenti
a caratterizzarci come
partito marcatamente
antiliberista
e vocato alla solidarietà
ed all`uguaglianza.
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commenti

#2  Anna Maria Campanale , 26/5/2012

Lei On.le Damiano ha capito quanto siano ambigue le politiche delle agenzie di rating. Non è più gennaio ma l'altro giorno hanno declassato altre banche ma se non hanno credibilità questi soggetti sono i poteri forti. Non si può regolare l'attività finanziaria? L'Italia è in una situazione veramente critica, per la casta non è grave se ha tanti risparmi ma i cittadini lavoratori vostri elettori di riferimento come crede possano affrontare l'aumento dell'inlazione e il calo del potere di acquisto..? L' ho incontrato a Reggio Emilia a una festa sdi partito, vi era la Luisa Carbognani, io sono la bionda che le parlò due minuti. Sono anni che affermò che è necessaria la regolazione dell'attività finanziaria, ma ora occorre considerare come l'emissione di titoli di stato ad alti interessi indebita sempre più l'Italia, noi dell'pposizione dobbiasmo opporci ai poteri forti cioè le speculazioni bancarie portano alla rovina. Le banche finanziarie e le banche tradizionali al servizio delle famiglie non sono più distinte giuridicamente, ora le banche possono svolgere tutte le attività. L'ora tarda mi impedisce forse di essere chiara ma una donna sfortunata come me già defraudata nel 2000 pensa con timore al futuro. Quale fortuna mi aspetto, perchè mi occupo di politica da anni forse perchè figlia di un sindacalista e nipote di un sindaco antifascista,sono un idealista.La gente non si occuperà di politica certo, i miei colleghi hanno constatato quale fortuna ho avuto, non ho fatto carriera, circondata solo da invidia. L'antipolitica ha vinto è calata l'affluenza alle urne e l'Italia con rigore e senza crescita si salverà?

#1  Nicola G., 3/5/2012

E che dire, poi, del fondo salva stati utilizzato unicamente per i crack finanziari delle banche? Certo, per una sana salvaguardia dell'economia non possiamo lasciarle fallire e poco importa se sono "too big" o meno. Quel che importa però è che il management, a questo punto istituzionalmente deresponsabilizzato, non smette certo i panni di speculatore. Tanto se qualcosa va storto ci saranno i cittadini a pagare! Dopo anni di religiosa osservanza ai principi di deregulation finanziaria ecco dove siamo arrivati. Ma dico io, va bene la Tobin Tax - anche se voglio proprio vedere come convinceremo Londra a seguirci visto che oggi è la più grande lavanderia di denaro sporco del mondo e non mi sembra che voglia minimamente pensare di cambiare -, ma non sarebbe “forse” anche il caso di rivedere l'assetto bancario magari tornando a qualche decennio fa quando le banche erano specializzate? C'era Mediobanca che aveva un ruolo sugli investimenti e c'erano banche che facevano raccolta di risparmio, prestiti a breve termine e non avevano certo titoli tossici e derivati in portafoglio. Ergo: se le banche svolgono un ruolo chiave in una società e bisogna tutelare il risparmio e fugare ogni possibilità che si crei un dissesto per le gravi ripercussioni che ne deriverebbero non è che poi si può pensare alla deregulation: ma sì, facciano pure quel che vogliono, investano dove gli pare e come gli pare. Comunque la vedo dura anche se questa congiuntura favorevole di governi in Europa tutti orientati nel medesimo senso potrebbe in qualche modo rappresentare una chance. Ma le economie sono troppo correlate fra loro e il Dio Mercato potrebbe reagire male che oggi si sa, se in un paese si vota e vince un partito che “ai mercati non piace” quel paese è ROVINATO, altro che Democrazia.

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