Questa Assemblea si svolge in una nuova situazione. Se confrontiamo i giornali di oggi e di qualche settimana fa sembra che parlino di mondi diversi. È scomparsa l’anomalia del berlusconismo e si comincia a parlare di questioni vere.
Abbiamo lavorato come PD per arrivare alla fine del governo Berlusconi e nascita di quello Monti: siamo stati determinanti. Oggi la situazione è molto difficile e ogni scelta va sempre mediata in Parlamento anche con il Pdl. Non passa nulla senza intesa tra PD e Pdl perché in Parlamento i numeri sono quelli.
Ma il governo opera in situazione difficile anche nel Paese: i vent’anni di berlusconismo e del egoismo sociale che ha creato hanno portato enormi problemi che non si recuperano immediatamente. La disgregazione ha spinto come primo sentimento alla protezione individuale a scapito del bene comune. Come si toccano alcuni privilegi scattano subito le proteste sociali e tutto questo sarà duro da superare.
Sulle liberalizzazioni si poteva dare di più, lo ribadiamo. I passi indietro del governo Monti sono stati fatti contro il nostro parere e non si coinvolga il PD in una responsabilità indistinta della politica.
Passato Berlusconi è ora di sviluppare la nostra missione e la nostra vocazione riformista anche sul piano europeo. Il dimensionamento di ogni scelta è comunque quello europeo.
Il Parlamento in poco più di un anno deve cambiare alcune regole attraverso un quadro d’intesa tra le forze che sostengono il governo Monti. Servono 3 cose: 1) nuovi regolamenti parlamentari; 2) il superamento del bicameralismo e il Senato federale con conseguente dimezzamento del numero dei parlamentari; 3) una nuova legge elettorale. Finito il berlusconismo occorre uscire dallo scema delle alleanze forzate e rompere quel sistema che le impone.
Il PD si presenti con il proprio simbolo e in un sistema di collegi uninominali. Senza timori, occorrerà andare anche verso un sistema proporzionale che spinga a premiare chi dichiara con chi si alleerà prima del voto e non dopo.