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Contro il bavaglio al web

Proposta l'abrogazione dell'emendamento Fava che consente la rimozione immediata di contenuti online su qualsiasi piattaforma compresi i social network come Facebook e Twitter sulla base della richiesta di qualunque soggetto interessato

pubblicato il 24 gennaio 2012 , 634 letture
Bavaglio
Tutti contro la Lega per abrogare la norma a firma Giovanni Fava, deputato del Carroccio, inserita nella Legge comunitaria 2011e subito ribattezzata 'bavaglio al web'. Si tratta dell'articolo 18 che era stato approvato in Commissione giovedì scorso.
"Una svista dovuta a un fraintendimento quando l'emendamento è stato spiegato dal relatore", dicono i rappresentanti di tutti gli altri gruppi alla Camera. E così, per riparare all'errore, il PD e le altre forze politiche, esclusa la Lega, hanno presentato emendamenti soppressivi di questo articolo che molti già chiamano il 'Sopa' italiano.

L'annuncio è arrivato durante una conferenza bipartisan a Montecitorio a cui erano presenti Benedetto della Vedova e Flavia Perina (Fli), Roberto Rao (Udc), Paolo Gentiloni e Vincenzo Vita (PD), Giuseppe Giulietti (Misto), Gianni Vernetti (Api), Marco Beltrandi (Radicali), Stefano Pedica (Idv), Antonio Palmieri (Pdl).

Il primo emendamento che verrà messo in votazione in Aula è proprio quello Palmieri e gli altri gruppi vi convergeranno pur avendone presentati di propri. I partiti chiedono al governo, nella persona del ministro per gli Affari europei, Enzo Moavero Milanesi, di dare parere favorevole alla proposta abrogativa. In Commissione Politiche Ue, sulla norma Fava, il ministro si era rimesso alla valutazione dei Gruppi pur ritenendo il tema di "particolare delicatezza" e che "avrebbe meritato di essere affrontato in uno specifico provvedimento".

La norma "bavaglio", se venisse approvata, consentirebbe la rimozione immediata di contenuti online su qualsiasi piattaforma sulla base della richiesta di qualunque soggetto interessato.
In pratica, anche tramite una semplice e-mail, chiunque scriva a un server o provider potrebbe ottenere la censura di una notizia o di qualsiasi altro contenuto, anche la pubblicità. I promotori dell'emendamento abrogativo spiegano che verrebbero toccati tutti i siti (anche quelli giornalistici) e i social network come Facebook e Twitter.

"L'emendamento era stato spiegato male in Commissione". I gruppi quindi sono stati tratti inganno.

Paolo Gentiloni, responsabile ITC (Information Tecnology) del Parito democratco nota "due cose strane" in tutta la vicenda. "La prima - spiega - è che l'emendamento si inserisce nel recepimento di una Direttiva comunitaria che va esattamente nella direzione opposta". La seconda è che "una materia su cui i francesi e gli americani hanno discusso per mesi, con grandi divisioni, da noi si affronti con un emendamento infilato di soppiatto in un altro provvedimento. Obiettivamente è anche una 'pecionata' dal punto di vista parlamentare".

“Allarme rosso: è passato un orribile emendamento nella legge comunitaria 2011 nella Commissione competente della Camera dei deputati, volto a censurare la rete. Infatti, si rende possibile a qualsiasi utente chiedere la chiusura di un hosting provider, senza nessun ruolo affidato all'Agcom o alla magistratura”. A lanciare l'altolà sono stati Vincenzo Vita, senatore del PD in Commissione Vigilanza, e di Giuseppe Giulietti, portavoce di Articolo 21.

“A causa dell'emendamento Fava è stato dato, quindi, un colpo ferale alla libertà della rete anche in Italia”, hanno continuano Vita e Giulietti in una nota. “Dopo Sopa e Pipa negli Stati Uniti arriva pure da noi il bavaglio digitale. Ora il testo è in discussione nell'aula della Camera. Lo si blocchi prima che sia troppo tardi e si accenda l'attenzione su un argomento così delicato”.

“Bisogna bloccare a tutti costi il SOPA italiano - ha aggiunto del deputato del PD Alberto Losacco - per questo, insieme ad altri colleghi, abbiamo presentato una serie di emendamenti che cancellano la normativa anti-web introdotta nella Legge Comunitaria con l'emendamento Fava. Il rischio è quello di trasformare gli internet provider in sceriffi della rete. Il diritto d'autore va protetto dalla pirateria con leggi apposite e anche attraverso adeguate riforme ma è possibile farlo senza mettere a rischio la libertà della rete”.

Per i deputati PD Silvia Velo, vicepresidente della Commissione Trasporti, e Sandro Gozi, capogruppo democratico in Commissione Politiche dell'Unione europea “la norma della legge Comunitaria che impone ai fornitori di servizi Internet di rimuovere dalla rete contenuti ritenuti illeciti, crea una serie di distorsioni contrarie all'intento originario del legislatore europeo e italiano. Per questo abbiamo presentato un emendamento soppressivo”.
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“Il prestatore del servizio - hanno chiarito Velo e Gozi - , agendo in qualità di mero intermediario, non ha la capacità nè il compito di accertarsi se i contenuti segnalati siano effettivamente illeciti. Fra l'altro questa segnalazione potrebbe essere fatta da qualunque soggetto interessato. Non devono essere imposti ai prestatori di servizio obblighi di identificazione e monitoraggio preventivo dal momento che ciò è in aperto contrasto con la normativa europea sul commercio elettronico e potrebbe avere gravi conseguenze in termini di libertà di espressione e di sviluppo del mercato digitale italiano”.

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Con le spalle al muro il parlamentare leghista Gianni Fava, ideatore della norma bavaglio ha provato a giustificarsi dicendo che "il cosiddetto emendamento Fava in nessun modo impone la disconnessione del provider, ma soltanto lo obbliga a tener conto delle segnalazioni che riceve, assumendosene la responsabilità se decide, in piena autonomia, di non tenerne conto, esattamente come prevede espressamente la direttiva". Insomma un po' pochino per salvare la faccia!

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I partiti si sono mossi dopo le segnalazioni di quattro associazioni: Libertiamo, Futurista, Articolo 21 e Agorà Digitale che oggi hanno organizzato la conferenza.

Piercamillo Falasca, vicepresidente di Libertiamo, ha spiegato che la norma Fava, divenuta articolo 18 della Legge comunitaria 2011 e approdata in aula alla Camera, "stravolge la normativa attuale sui servizi internet. In commissione era stata presentata come una proposta anticontraffazione in tema di commercio elettronico dicendo che non avrebbe interessato i social network". E invece, gli fa eco Nicotra (segretario di Agorà Digitale) "l'unico effetto di questo emendamento sarà una rimozione selvaggia dei contenuti sulla base di una sola segnalazione".
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