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RAI, Bersani: "E' ora che la RAI cambi governance e sia estranea ai partiti"

La RAI è un'azienda pubblica e il governo ha il dovere di intervenire. Il Segretario parla alla vigilia della riunione del CdA Rai che dovrà decidere le nomine dei vertici di Tg1 e Tg regionali. VIDEO

pubblicato il 31 gennaio 2012 , 1057 letture
nomine rai
"Oggi credo che il CdA della RAI debba riflettere su un passaggio che rischia di segnalare un vecchio rito, mentre in Italia e in Europa succede di tutto, la RAI prosegue con i vecchi riti. Questo sarebbe assolutamente inaccettabile". Così il Segretario del PD Pier Luigi Bersani invita i vertici RAI a fermarsi sulle nomine ribadendo che "una grande azienda non può essere mandata allo sbaraglio e invece sta andando allo sbaraglio".

Bersani parla alla vigilia della riunione del CdA Rai che dovrà decidere delle nomine di Tg1 e Tg regionali su cui i membri del vertice di viale Mazzini sono divisi e che passerebbe con i soli voti dei consiglieri di Pdl e Lega.

"La RAI è un'azienda pubblica e il governo ha il dovere di intervenire. Ho sentito dalla destra che non tocca a questo governo fare una riforma della Rai, non sono d'accordo. Nel CdA c'è un rappresentante del Tesoro e io vorrei sapere cosa pensa il Tesoro - ha detto il Segretario democratico rispondendo ai cronisti - della progressiva distruzione dell'azienda".



"La nostra proposta è semplice - ha ribadito Bersani - e prevede una norma per modificare il governo dell'azienda in modo che ci sia un responsabile unico, i partiti non c'entrano. Se si dovesse rinnovare il CdA con le regole di adesso dico subito che noi non parteciperemmo, diciamo basta. Non vogliamo essere corresponsabili della distruzione dell'azienda".

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Si legge inoltre in una nota del Gruppo parlamentare del PD: "Nell'informazione dei Tg il Pdl gode di un trattamento che, in termini di tempo di parola, raddoppia quello del PD ed eguaglia e supera quello di tutti gli altri partiti messi insieme; anche lo spazio che viene dato al governo Monti - non potrebbe essere diversamente, vista la forza della notizia - non garantisce l'equilibrio complessivo dell'informazione".

"Tutto questo emerge dai dati sul pluralismo politico relativo ai soggetti politici ed istituzionali del mese di dicembre 2011, diffusi dall'Agcom - con circa quindici giorni di ritardo rispetto al tempo promesso e con un ritardo ancor maggiore rispetto ai dati diffusi dall'Osservatorio di Pavia". E' quanto denuncia Roberto Zaccaria, deputato del PD, il quale sottolinea che "come al solito si tratta di dati di non facile lettura ma dai quali risulta confermato il privilegio di cui gode il Pdl. Abbiamo già espresso stupore per il silenzio dell'Autorità, come se i dati confermassero la normalità, eppure l'equilibri o pluralistico in TV è principio che dovrebbe essere rispettato tutto l'anno e non solo in campagna elettorale".

Ha concluso Zaccaria: "Naturalmente, spicca in termini di equilibrio la posizione del TG3 mentre i TG Mediaset accentuano lo squilibrio - ma l'Agcom evita di considerarlo un problema. A partire dal prossimo mese - annuncia Zaccaria - presenteremo esposti formali".
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