ROMA – La sentenza di Milano che apre le porte del servizio civile anche ai giovani stranieri è un punto di snodo nella storia del servizio civile e rappresenta l’occasione per un salto di qualità nella riflessione sul futuro del servizio civile e sulla sua riforma, sempre più necessaria. Per questo, è importante riportare il tema fra le priorità dell’agenda politica del governo, perché – al di là dell’importanza di ottenere in tempi brevi un rifinanziamento del Fondo che costituisca un’inversione di tendenza rispetto ai tagli degli ultimi anni – è fondamentale fare in modo che il servizio civile sia percepito come uno strumento di sviluppo e di crescita per l’intero paese. E’ la posizione del Partito democratico, che in previsione delle mosse future si è confrontato oggi a Roma con alcune organizzazioni impegnate nel servizio civile. Parola d’ordine: “Il servizio civile, diamogli un futuro!”.
Il Pd ritiene “fisiologico” un livello di circa 40mila volontari annui ammessi al servizio, cifra oramai ridotta fortemente dai tagli riservati al settore negli ultimi anni. “Ci rendiamo conto – spiega Cecilia Carmassi, responsabile “Associazionismo e Terzo Settore” del Pd – che non si può chiedere d’improvviso al governo di riportare il Fondo a quota 40mila partenze, ma è possibile cominciare subito a invertire la tendenza e ragionare su come si può tornare a dare dignità e consistenza ad un sistema che altrimenti rischia di essere cancellato”.
“Occorre fare in modo – afferma l’esponente del Pd - che si ragioni in termini di crescita complessiva del paese e che ci si renda conto il servizio civile non è solamente una questione puramente tecnica di un settore specifico: in un momento di profonda riflessione sui fattori di crescita del paese, il servizio civile va percepito in termini non di costi e di semplice adeguamento ad una sentenza, ma come un’opportunità per rimettere in moto l’Italia”. Arrivare ad una riforma dell’intero istituto allora può diventare possibile, anche considerando “il differente approccio culturale del governo” rispetto a quello precedente e la nuova situazione degli equilibri parlamentari. In particolare, spiega il Pd, in un momento di seria difficoltà della condizione giovanile, la possibilità di una proposta dello Stato che vada al di là dei canali tradizionali dello studio, dell’inserimento lavorativo e della formazione professionale può essere un significativo volano, accrescendo la coesione sociale del paese e consentendo ai giovani di vivere un’esperienza di partecipazione e di cittadinanza altamente formativa. E’ per questo che il Partito democratico chiederà a breve un appuntamento al ministro per la Cooperazione internazionale e l’integrazione Andrea Riccardi, che ha anche la delega sul servizio civile, per “ragionare con lui del rilancio del servizio civile in un’ottica di crescita complessiva del paese”.
Servizio civile, “riforma necessaria”. Il Pd: “Ma non sia tappabuchi del welfare”
Apertura ai giovani stranieri, protagonismo diretto dei giovani con disabilità, ruolo propulsivo delle regioni in una dinamica che resta di carattere nazionale
Un’esperienza di difesa civile non armata, di dimensione nazionale ma con un ruolo delle regioni, rivolta anche agli stranieri residenti e con una partecipazione dei giovani con disabilità non solo come destinatari ma anche come protagonisti del servizio. E’ il servizio civile così come potrebbe essere dopo una sua riforma, attesa ormai da anni e che ora il Partito democratico rilancia dopo la sentenza di Milano che ha aperto le porte del servizio civile anche agli stranieri. Con l’accortezza di non cadere in un duplice rischio: quello di vedere il servizio civile come sostitutivo rispetto all’occupazione giovanile che in Italia stenta a crescere e quello di far diventare il servizio civile la stampella di un welfare locale sempre più in difficoltà per la mancanza di fondi.
Il servizio civile tratteggiato dalla riforma che il Pd vorrebbe sollecitare – spiega la responsabile di Politiche sociali e terzo settore del partito, Cecilia Carmassi - dovrebbe essere aperto alla partecipazione dei giovani con disabilità, pensati “non solo come obiettivo del servizio, come oggetto della progettazione, ma anche come soggetti attivi, dei quali favorire un coinvolgimento diretto che metta a frutto le loro capacità e le loro abilità”. C’è poi il servizio civile come “strumento di integrazione dei giovani stranieri”, almeno quelli residenti, che dia la possibilità a quei giovani di vivere tutti i tratti positivi dell’esperienza e di sentirsi artefici e protagonisti di una forte dinamica di integrazione.
L’idea – ribadita nel corso di un incontro a Roma con alcuni enti del servizio civile - è quella di mantenere il servizio civile come esperienza di carattere nazionale, legata alla sua natura di difesa civile non armata, e alla costruzione di un’idea di cittadinanza solidale che rafforzi la coesione sociale nel paese. In questa dinamica unitaria, c’è l’obiettivo di un maggiore coinvolgimento delle regioni (e degli altri enti locali), che in molte realtà hanno già attuato bandi regionali di servizio civile (anche aperto agli stranieri) e che “chiedono a gran voce un ruolo che non le riduca a soggetto finale di valutazione”.
In questo quadro, precisa la responsabile Pd per associazionismo e terzo settore, “è e resta imprescindibile la garanzia di un fondo nazionale che permetta un contingente annuo di almeno 40mila giovani”. In caso contrario il rischio è che “l’esperienza rimanga limitata a piccole élite privilegiate e non riesca a far fronte alla richiesta dei giovani”. Meno progetti e meno posti disponibili si traducono nella pratica in un forte scoraggiamento alla presentazione della domanda stessa, ma “c’è un’ampia fetta di giovani interessata all’esperienza” e per quanto ingente un Fondo che consenta 40mila avvii l’anno “non rappresenta una cifra inarrivabile”. L’obiettivo nel lungo periodo è quello: nel breve è quello di invertire la tendenza rispetto ai tagli degli anni appena trascorsi. In questo contesto, è evidente che la dotazione finanziaria è necessaria anche per dare al servizio civile la possibilità di una programmazione pluriennale, evitando all’Ufficio nazionale, agli enti e a tutti i soggetti interessati la cronica incertezza sul futuro che caratterizza la situazione attuale.
E’ poi necessario, secondo il Pd, chiarire con i comuni, attraverso un ragionamento franco, che non si può “rischiare che il servizio civile diventi la stampella o il tappabuchi di un welfare comunale sempre più strangolato”: no dunque alla prassi di quanti, pur di garantire la permanenza dei servizi, hanno usato il servizio civile, snaturandone la missione. “La collaborazione con il servizio civile – dice Carmassi - deve accentuare la dimensione integrativa rispetto a quella dei servizi essenziali, per i quali spetta comunque ai singoli comuni l’onere di mantenere un livello minimo di servizio”. Naturalmente, per raggiungere tale scopo va fatta una “battaglia per garantire i fondi agli enti locali”. Altro rischio segnalato è quello che si scivoli verso un’idea di servizio civile come sostitutivo rispetto all’occupazione giovanile che non c’è: “La riforma deve chiarire nettamente che così non è”, spiega la responsabile terzo settore del Pd, e conseguente a questo è la perplessità di fronte alla proposta di compartecipazione finanziaria degli enti all’indennità del servizio civile. Una formula questa che vedrebbe (se non formalmente almeno di fatto) un ente retribuire il giovane che svolge presso di esso il servizio civile, e che andrebbe dunque evitata.
Gli enti: “Non colpire decenni di storia per risparmiare pochi soldi”
La voce di alcuni fra gli enti del servizio civile intervenuti all’incontro pubblico promossa dal Pd. Palazzini (Arci servizio civile): “Rifinanziamento subito o si rischia di chiudere”. Guerini (Confcooperative): “Offrire opportunità ai giovani”
E’ necessario un rifinanziamento del Fondo nazionale dedicato al servizio civile perché senza un cambio di rotta immediato il segnale che viene inviato agli enti e ai giovani è quello di un “tutti a casa, si chiude”. A sottolinearlo è Licio Palazzini, presidente nazionale di Arci Servizio Civile, nel corso dell’incontro organizzato dal Pd sul futuro del servizio civile nazionale in Italia. “Se non arrivano nuovi fondi, in primavera gli enti non saranno chiamati a presentare alcun progetto e nel 2013 di fatto non ci saranno giovani in servizio civile: un segnale inequivocabile di chiusura”, dice Palazzini, che è anche il presidente della Consulta nazionale del servizio civile. Palazzini invita a considerare positivamente l’attenzione che la stampa sta dedicando ai temi del servizio civile dopo la sentenza di Milano e invita a considerare con attenzione per il futuro i progetti che in alcune regioni italiane si sono già realizzati sul tema. Ma l’attenzione va posta, nell’immediato, all’attività del governo, facendo attenzione che “per risparmi economici di qualche lira non si vada a colpire un percorso di partecipazione dei soggetti sociali che ha decenni di storia”. Quanto alla flessibilità dell’orario dei progetti e della loro durata, c’è la disponibilità degli enti a patto che rimanga inalterata la parità del compenso per tutti i giovani volontari.
“Un paese che ha 2 milioni e 200mila giovani che non studiano e non lavorano – fa notare dal canto suo il presidente di Federsolidarietà-Confcooperative Giuseppe Guerini – non può permettersi il lusso di non avere politiche giovanili forti”. Il servizio civile in questo senso – afferma - non occupa risorse a fondo perduto che rappresentano un lusso per il paese, ma sono un investimento anche in termini di orientamento al mondo del lavoro. Il servizio civile merita dunque una riforma, per la quale il 2012 – anno in cui ricorre il 40ennale della legge sull’obiezione di coscienza – può rappresentare un anno di snodo fondamentale.
Anche l’Auser, con Marica Guiducci della segreteria nazionale, evidenzia l’importanza nel territorio per il servizio civile e fa notare lo scoramento delle sedi territoriali nella presentazione dei progetti: “C’è disillusione fra gli enti e anche fra i giovani avanza l’idea che vista la ristrettezza di posti disponibili non valga la pena neppure presentare la domanda”. L’Auser sottolinea l’importanza della cittadinanza attiva, della pace e della solidarietà come basi del servizio civile e la necessità di avanzare forti richieste anche sui fondi per le Politiche sociali. Da parte di Silvia Conforti, rappresentante dei giovani del servizio civile, la richiesta di considerare il servizio civile anzitutto come un momento di formazione giovanile: i vantaggi dell’esperienza sono molti e ricadono su numerosi soggetti, afferma, ma per pensare ad una riforma del sistema occorre partire dal fatto che il servizio civile è anzitutto un elemento di educazione e di crescita personale dei giovani. (Redattore Sociale)
Il PD chiederà un confronto col Governo sul servizio civile
Rimangono ancora alcuni nodi da affrontare, ma è l'incontro di oggi è stato un passo significativo in avanti per il servizio civile, soprattutto perchè promosso da un partito come il PD». Si è dichiarato soddisfatto Licio Palazzini, Presidente di Arci Servizio Civile e della Consulta nazionale, dopo l'iniziativa di questa mattina "Il Servizio civile: diamogli un futuro!" coordinato da Cecilia Carmassi, Responsabile "Associazionismo e Terzo Settore" del Partito Democratico.
Palazzini ha sottolineato alcuni dei punti affrontati nel confronto: dalla necessità del rifinanziamento del Fondo nazionale del servizio civile, alla riforma della legge e alla possibile apertura ad altre categorie di giovani, come ad esempio i diversamente abili. Su questi temi «Carmassi ha annunciato l'intenzione del Partito Democratico di incontrare il Governo e il Ministro Riccardi, che ha la delega per il servizio civile nazionale, per avviare un confronto», ha precisato Palazzini. Un tema caldo affrontato è stato anche la possibile apertura del servizio civile ai giovani stranieri, per la quale si ritiene opportuno procedere per via legislativa. Da parte degli Enti è stata infine avanzata la disponibilità a rivedere la questione della flessibilità dell'orario dei progetti e della loro durata, a parità però di compenso per tutti i giovani volontari.
(da Esseciblog)