La riforma del mercato del lavoro avviata dal governo Monti e che la ministra Fornero sta conducendo è una riforma sulla quale diremo la nostra e chiederemo alcune modifiche. Non consideriamo ad esempio, il capitolo pensioni, un capitolo chiuso, perchè lascia in condizioni disperate migliaia di lavoratori.
Una riforma è necessaria, ma non sarà possibile nè tanto meno utile se realizzata al di fuori di misure per lo sviluppo economico, insomma non in un paese dove si realizzano riforme da 5 punti di Pil all'anno.
Il mondo del mercato del lavoro è un mondo complesso, fatto di realtà e situazioni diversificate e che spesso rendono disagevoli, per non dire disperate, le condizioni dei lavoratori. Per questo motivo è necessario un lavoro conoscitivo, di analisi dei dati, ed è necessario lavorare affinchè si arrivi ad un punto di analisi condiviso. E' il conoscere che permette il deliberare.
Anche per Monti, che è un grande conoscitore del mercato dei beni e dei servizi, è necessario un approfondimento sui dati e situazioni lavorative, perchè quella del mercato del lavoro è una realtà composta da persone. E non è utile a nessuno compiere strumentalizzazioni sulle drammaticità dei giovani nei confronti del lavoro.
Monti che ospite a Matrix parla di Apartheid rischia proprio questo. Il termine usato è violento e offensivo; nel mercato del lavoro italiano chi sarebbero i segregazionisti bianchi che tengono i neri al di fuori della cittadella dei diritti? Chi sono questi privilegiati, iper garantiti? I dipendenti di Eutelia? di Irisbus? della Fiat di Termini Imerese? della Merloni? tanto per fare dei nomi? Sono loro che tengono i giovani segregati e gli vietano l'accesso al lavoro?
Stiamo molto attenti a non contrapporre i due mondi della vecchia e nuova generazione, è un patto fra queste la soluzione, non un atto dell'una a discapito sull'altra.
E anche sull'articolo 18, smettiamo di attaccarlo indicandolo come causa di immobilità e deterrente per lo sviluppo di nuovi posti di lavoro. E' un falso problema, che nasconde la volontà di indebolire ancora di più il potere negoziale dei lavoratori e di conseguenza svalutare il costo del lavoro potendo agire per questa via sulla competitività.
Lasciamo invece largo spazio e tuteliamo la ritrovata forza unitaria dei sindacati, bene comune per il paese, senza il quale il percorso parlamentare della riforma del lavoro rischia di essere complicato e tortuoso. Non è possibile realizzarlo in poche settimane, facendo a meno dell'accordo delle forze sociali.
Stefano Fassina responsabile Economia e Lavoro Pd - @StefanoFassina
Il convegno è stato organizzato dall'Associazione Lavoro&Welfare, insieme all’Associazione Ares, Europa Lavoro Impresa e l’Associazione XX Maggio