Intervista

Matteo Orfini: "Governo liberista, avrà le piazze contro"

Intervista a Matteo Orfini di Fabrizio D'Esposito - il Fatto Quotidiano

di Matteo Orfini,  pubblicato il 5 febbraio 2012 , 511 letture
"Sulla giustizia, il Partito democratico non tratta con il Pdl"
18/02/2010 Question time con Matteo Orfini: Dopofestival  18/02/2010 Question time con Matteo Orfini: Dopofestival
Matteo Orfini è responsabile cultura e informazione del Pd e fa parte della segreteria di Pier Luigi Bersani. Ha meno di quarant'anni. Il Pd dona sangue ai tecnici, il Pdl si tiene le mani libere e detta legge. Strana creatura il Berlusmonti. 

«Il problema è più complesso. Diciamo che questo governo si reggeva su due pilastri. Il primo era il grande senso di responsabilità di Monti, con l' obiettivo di unire più che di dividere. Il secondo era l'enorme senso di responsabilità di tutte le forze politiche per evitare di strumentalizzare i sacrifici davanti ai propri elettorati». 

Lei parla al passato. 

«La cronaca di questi giorni preoccupa. Il buon senso del governo si è appannato. Troppo di destra, appunto. Diciamo che il trio Monti-Passera-Fornero si sta distinguendo per dichiarazioni molto liberiste, facendo appello a quelle ricette che ci hanno portato alla crisi. È un dato che riscontro però più nelle parole che negli atti, per il momento». 

L'articolo 18 sarà letale per il governo? 

«Nel Pdl c'è chi sogna la caduta di Monti dando la colpa al Pd sulla riforma del lavoro. Alle provocazioni di Berlusconi, che ha commissariato Alfano nel Pdl, rispondiamo quotidianamente. Adesso stanno sfasciando la Rai. Piuttosto ci preoccupa quello che farà Monti. Spero che ritorni quello di una volta, quando ha detto che l' articolo 18 non si tocca». 

Per il Pd non si tocca? 

«No, la nostra posizione è chiara. La proposta Ichino è stata archiviata per sempre. La linea, venuta fuori dal forum di lavoro di Fassina, è quella di contratti di apprendistato rafforzato a diritti crescenti. Ma al di là degli aspetti tecnici, c'è soprattutto un punto politico». 

Quale? 

«Non è pensabile che una riforma del lavoro si faccia senza il consenso delle parti sociali. Altrimenti il governo rischia di trovarsi contro le piazze piene. Vede, il narcisismo delle continue dichiarazioni dei tecnici dimostra che questo esecutivo non ha un rapporto consapevole con il mondo del lavoro, mentre invece ce l'ha con altri poteri. Sarà un febbraio decisivo. Vediamo gli atti, più che le parole». 

Sulla giustizia è risorta la vecchia maggioranza per punire i magistrati con l'emendamento Pini sulla responsabilità civile. Ci sono stati franchi tiratori anche nel Pd. 

«La logica punitiva è inaccettabile. La questione è seria ma dubito che questo Parlamento possa fare qualcosa per riformare la giustizia». 

Eppure Luciano Violante parla da giorni di dialogo in merito. 

«Violante è un esponente importante del Pd, ma il responsabile giustizia è Andrea Orlando. Con il Pdl è impossibile mettersi d'accordo su questa materia. Per loro la giustizia sono solo le leggi ad personam per Berlusconi». 

Chiusura netta. 

«Ripeto, con questo Pdl non c'è dialogo sulla giustizia. Senza dimenticare che anche per questa riforma vale il principio della concertazione. Bisogna farla con l'accordo dei magistrati». 

Da Penati a Lusi, c'è una questione morale nel Pd? 

«No e poi sono due cose diverse. La vicenda di Lusi precede il Pd e lui è stato reo confesso. Un fatto gravissimo da approfondire per verificare se ci sono altre responsabilità. Penati invece si è dichiarato innocente». 

Però il flusso di denaro verso i partiti non si ferma mai, anche in tempi di crisi. 

«Noi abbiamo già chiesto la Maastricht dei costi della politica, con l'allineamento alla media europea. E sottoscrivo pure la proposta di legge di Travaglio sui finanziamenti pubblici. Lui faccia lo stesso con quella di iniziativa popolare dei giovani democratici, fatta un anno fa con criteri uguali». 

La foto di Vasto in che stato è? 

«Le alleanze politiche si forgiano nel fuoco di esperienze come queste, in cui si è chiamati a salvare l'Italia. Se una parte di questa alleanza, come l'Italia dei valori, decide di stare fuori e di attaccarci è spiacevole. Sarà molto difficile tornare insieme».
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