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Comunicato stampa

Fotovoltaico, Mongiello: "Favorevole agli incentivi per gli impianti connessi alle serre"

“Il fotovoltaico non deve inaridire il più ricco serbatoio di energia vitale”

di Colomba Mongiello,  pubblicato il 6 febbraio 2012 , 358 letture
“La terra utilizzata per produrre cibo è il più ricco serbatoio di energia vitale; non dobbiamo inaridirla coprendola di pannelli fotovoltaici”. La senatrice Colomba Mongiello (PD), componente della Commissione Agricoltura di Palazzo Madama, plaude all’iniziativa con cui il ministro delle Politiche agricole, Alimentari e Forestali ha “concretamente espresso la contrarietà del Governo all’ulteriore diffusione degli impianti di solarizzazione delle superfici utili all’attività agricola e incentivato la realizzazione di quelli asserviti alla coltivazione in serra”. 
“E’ indispensabile aumentare la quota di energia prodotta con fonti alternative a quelle fossili – prosegue Mongiello – ma non lo si può fare a scapito di un bene ancor più importante, sotto il profilo sociale, culturale e, ovviamente, economico. La dieta mediterranea e l’agroalimentare made in Italy sono portatori di valori, sapienze e competenze da coltivare e far ulteriormente fruttare per rafforzare la filiera ed ampliare i mercati. E’ con gli investimenti innovativi nel ciclo produttivo e nelle politiche commerciali che si contrasta la crisi dell’agricoltura, non cedendo i terreni a imprese finanziate da fondi comuni d’investimento e banche d’affari il cui unico obiettivo è produrre denaro. 
Diverso dal fotovoltaico a terra praticato in forma estensiva è l’investimento realizzato dell’imprenditore agricolo per attivare piccoli impianti che hanno l’obiettivo di ridurre i costi produttivi ed incrementare la redditività dell’attività aziendale. 
Per il resto, Il sud dell’Italia è pieno di aree industriali sotto utilizzate, di edifici pubblici, di parcheggi e quant’altro possa essere utilmente essere ‘coperto’ con pannelli in silicio – conclude Colomba Mongiello – così da garantire agli enti locali le risorse necessarie per non ridurre i servizi essenziali e, magari, investire nella sostenibilità ambientale del sistema urbano”. 
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commenti

#1 Alfonso F., 14/2/2012

Sig.ra Senatrice Mongiello, resto perplesso di così repentino cambiamento assunto dal PD in merito alle energie rinnovabili. Al tempo dell’ultimo decreto (quarto conto energia, luglio 2011) la sua collega Stella Bianchi esprimeva disappunto sull’ennesimo cambio di regole e scriveva tra l’altro quanto segue: “….Di certo, i continui annunci di ridimensionamenti e di riscrittura delle regole in corso d'opera non aiutano un settore che ha bisogno di certezze per un arco di tempo medio lungo in modo da poter programmare gli investimenti in un quadro definito. Se il governo proprio non riesce a sostenere in modo efficace il settore delle rinnovabili come fanno tutti i paesi avanzati, lavori almeno per non danneggiarlo e per garantire un quadro di regole certe.” Oggi Lei concorda con l’ulteriore cambio di regole. Si rende conto dei danni che sta procurando il decreto del 24 gennaio con l’articolo 65? Il settore del fotovoltaico è stato nuovamente travolto da cambiamenti peggiorativi e dall’ormai “stabile” clima d’incertezza, con conseguenze disastrose. Le Banche oramai non finanziano più, non perché non credono nelle potenzialità del settore ma per il continuo cambiamento di regole che non dà loro la certezza di rientrare del capitale investito. Ai piccoli agricoltori, come il sottoscritto, oggi le Banche rispondono che il prodotto fotovoltaico non interessa più, a cause delle incertezze. Avevo già da tempo progettato di realizzare un piccolo impianto a terra in un terreno di mia proprietà (circa 4 ettari). Ho la sensazione che l’impianto non potrò realizzarlo neanche sulla serra, in quanto nessuna banca me lo finanzia (le banche a cui mi sono rivolto sono: Monte dei Paschi, Unicredit, BNL e Intesa-San Paolo; non mi do per vinto e cercherò se altre banche possono finanziare nonostante le incertezze). Non capisco perché tanto accanimento verso i terreni agricoli. Non capisco perché l’agricoltore non può installare un impianto fotovoltaico a terra ma deve necessariamente farlo su una serra. Perché chi coltiva il frumento non deve poter dedicare una parte di terreno al fotovoltaico? Ciò incrementerebbe un po’ le già tanto misere casse dell’agricoltore, considerati gli esigui introiti provenienti dalla vendita dei prodotti agricoli (Il prezzo del frumento è così basso che ne occorrono circa 10 kg per potersi comprare una merendina). Consentire di fare gli impianti sui terreni abbandonati, invece, è come dare un premio a chi non se lo merita. Occorre anche ricordarsi che mai e poi mai tutto il territorio nazionale sarà riempito di pannelli, perché per raggiungere l’obiettivo dei 23.000 MW di potenza installata si potranno al massimo occupare 300 km2 (equivalenti ad un quadrato di 17 km di lato) che distribuiti su tutto il territorio nazionale risultano una quantità esigua. Se Lei prova a disegnare tale superficie su una cartina dell’Italia contenuta su un foglio A4 vedrà che sarà a mala pena un quadrato di 1 mm di lato. In conclusione Le chiedo gentilmente di non appoggiare ulteriori restrizioni sulle rinnovabili e di apportare, semmai, dei contributi per fare chiarezza ed alleggerire la tanto farraginosa burocrazia relativa alle autorizzazioni necessarie per fare gli impianti. Se mi è consentito, desidererei apportare un mio modesto contributo con dei suggerimenti che vanno in tale direzione. Un miglioramento potrebbe venire modificando l’art 10, comma 4, lettera b) del decreto 3-3-2011 n. 28 che così recita “non sia destinato all’installazione degli impianti più del 10 per cento della superficie del terreno agricolo nella disponibilità del proponente” con la seguente frase: “non sia destinato alla superficie dei pannelli fotovoltaici più del sei per cento della superficie del terreno agricolo nella disponibilità del proponente” . In questo modo si farebbe molta chiarezza, in quanto il 6% dei pannelli è un numero ben preciso mentre il 10% di terreno è una cosa difficile da definire e calcolare). Tanti operatori sarebbero contenti di tale modifica non perché verrebbe aumentata la superficie disponibile (in quanto il 6% dei pannelli corrisponde grosso modo al 10 % di terreno occupato compresi gli ombreggiamenti), ma perché ci sarebbe chiarezza, inoltre i pannelli potrebbero essere distribuiti in modo diluito (per chi vuole), e non concentrato, consentendo la piena coltivazione del terreno. Un’altra modifica riguarderebbe le serre: equiparare le serre agli edifici ai fini dell’incentivo è una cosa buona, tra l’altro è già stata inserita nel decreto in questione, in modo da incentivare tale attività; occorre però aggiungere che le serre, essendo equiparate ad edifici, possono accedere agli incentivi ed alle regole del titolo III del decreto 5 mag 2011 (cosiddetto quarto conto energia). Questi cambiamenti lascerebbero agli agricoltori la possibilità di decidere in base alle potenzialità finanziarie di ognuno, non sarebbero restrittivi, porterebbero chiarezza, i progetti in corso non subirebbero rallentamenti e tanti operatori si sentirebbero più tutelati (se lo meritano!). Inoltre sarebbe bene che l’autorizzazione per gli impianti fino a 200 kW (sia a terra che su edifici, sia con scambio sul posto che senza scambio sul posto) fosse di competenza comunale (una semplice DIA o SCIA), in quanto, diverse regioni, in particolare la Sicilia, non si sono ancora allineate ad applicare la Procedura Abilitativa Semplificata prevista dall’art 6 del decreto 28 del 3 marzo 2011. E’ dal 2010 che tento di fare un impianto fotovoltaico, ma i continui cambiamenti mi hanno reso difficile la realizzazione. Con questo governo pensavo di poterci riuscire. Invece mi pare che la “musica” sia sempre la stessa; ed il PD cosa fa? Si aggrega ai “suonatori”? Grazie dell’attenzione. Alfonso Fama’

#2 Alfonso F., 14/2/2012

Sig.ra Senatrice Mongiello, in questi giorni è in corso una campagna mediatica contro il fotovoltaico a terra, come se il fotovoltaico fosse la cosa peggiore che potesse capitare. Io non ci credo e non ci crede la maggioranza degli italiani. Si dice addirittura che è meglio produrre energia con gli scarti dell’agricoltura. Ma sa quante tonnellate occorre bruciare per produrre quello che viene prodotto da 1 kW di fotovoltaico, con conseguente immissione di ingenti quantità di anidride carbonica nell’aria ? Non era quello che si voleva evitare?.... Lo sa che per produrre 1 kW occorrono solo 8 m2 circa di superficie di pannelli fotovoltaici, mentre per produrre la stessa energia con l’olio vegetale puro occorre un terreno di 1470 m2 circa? Il conto è presto fatto; “nell’allegato 1 del decreto 28 del 3 marzo 2011 al paragrafo 5 si trova il contenuto di energia per ogni litro di combustibile che nel caso nostro è pari a circa a 34 MJ/litro che corrispondono a 9,5 kWh e 147 litri producono circa 1400 kWh, equivalenti all’energia prodotta da 1 kW di fotovoltaico in un anno al sud; per produrre 147 litri di combustibile occorre un terreno di circa 1470 m2, considerato che occorre un ettaro per produrne 1000 litri”. Come vede non c’è convenienza a produrre energia con l’olio vegetale puro: per produrre la stessa energia con il fotovoltaico occorre una superficie 184 volte più piccola. Se poi si parla di biomassa, è necessaria una superficie ancora più grande e per portarla nel punto di produzione occorre spendere energia per la raccolta e per il trasporto. Fin qui ho fatto il confronto tra l’energia calorica dell’olio vegetale puro, con l’energia elettrica da fotovoltaico. In realtà il confronto va fatto con l’energia elettrica prodotta dall’olio vegetale puro. Per avere tale valore occorre considerare il rendimento del ciclo termodinamico per produrre energia elettrica: tale rendimento è pari a circa il 33%, di conseguenza per avere la stessa energia elettrica di 1 kW di fotovoltaico occorre una superficie 3 volte più grande della precedente e cioè pari a 4410 m2 di terreno e cioè una superficie 551 volte più grande di quella del fotovoltaico. Alla faccia della volontà di ridurre il consumo di suolo!!! E’ veramente deludente sentire certi argomenti in TV raccontati da gente che non sa fare i conti. Grazie dell’attenzione. Alfonso Fama’.

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