La fragilità del sistema paese di fronte al maltempo di questi giorni dimostra una volta di più quanto sia necessario poter contare su una Protezione civile che possa intervenire in modo tempestivo contando su risorse sufficienti.
Abbiamo assistito a patetici tentativi da parte del sindaco di Roma di scaricare la propria inadeguatezza e le proprie responsabilità nel blocco per giorni della capitale del paese sotto una quindicina di centimetri di neve. Queste polemiche inutili non devono distrarci dal vero problema che sta nella difficoltà operativa della Protezione civile e nel sovrapporsi di competenze che lasciano anche ai sindaci più capaci il carico formale di una responsabilità ma non gli strumenti per esercitarla.
Vanno riviste le norme contenute nella legge 10 del 2011 approvata dal governo Berlusconi che tolgono di fatto autonomia alla protezione civile, norme volute da quello stesso centrodestra che plaudiva alla gestione dei grandi eventi e alla moltiplicazione delle ordinanze sotto la guida di Bertolaso.
Allo stesso modo, pur nei vincoli stringenti del bilancio, va rifinanziato il fondo destinato agli interventi della protezione civile. Non possono essere le stesse popolazioni colpite a far fronte ai propri danni economici con prelievi straordinari a proprie spese finanziati dall'aumento delle accise regionali sulla benzina.
La Protezione civile deve ritrovare una operatività e una autonomia di azione forte come nucleo unitario all'interno della presidenza del consiglio a servizio delle ricorrenti emergenze che vive il nostro paese e in vista di una azione di prevenzione che potrà risultare decisiva per ridurre tra gli altri il rischio idrogeologico.