pubblicato il
7 febbraio 2012
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Il fenomeno del brain drain, inizialmente considerato solo come negativo, è stato più recentemente studiato anche considerandone i possibili effetti positivi. Da un alto, i paesi più avanzati concorrono sempre di più per coltivare e attrarre i talenti migliori, il cui valore è considerato uno degli elementi chiave dello sviluppo delle economie avanzate. Dall’altro, i Paesi in via di sviluppo, verificato il fallimento delle tradizionali politiche di trattenimento dei talenti, puntano su nuove politiche che favoriscono la circolazione del proprio capitale umano. Tuttavia, indipendentemente da come si guardi al fenomeno, il nostro Paese appare in forte difficoltà. In questo contributo descriviamo la realtà italiana del brain drain, partendo dalla letteratura scientifica e prendendo in esame alcuni dati nazionali e internazionali, evidenziando gli aspetti più critici delle fonti informative a disposizione dei ricercatori. Inoltre, prendiamo in esame alcune esperienze internazionali di politiche per la gestione del fenomeno, le confrontiamo con la le iniziative italiane, e concludiamo con una proposta per favorire una mobilità internazionale virtuosa da parte dei migliori studenti italiani.
Leggi la ricerca integrale realizzata per Italents e la presentazione negli allegati.
Paolo Balduzzi, ricercatore in scienza delle finanze presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Si occupa di political economy, federalismo fiscale e finanza locale, pensioni, disuguaglianza intergenerazionale. Coordina il sito di informazione www.degiovanimento.com.