Le sfide più significative dei prossimi anni sono riuscire a coniugare rigore, equità e crescita partendo dalla consapevolezza che la riduzione delle disuguaglianze sociali ed economiche è la condizione per uscire dalla crisi, nel contempo recuperare autorevolezza e forza da parte delle principali istituzioni del Paese.
I Comuni sono alle prese con situazioni stringenti, che richiedono un intervento “politico” di particolare fermezza, lucidità e prospettiva seppur nelle “ristrettezze” attuali. Ancor più se pensiamo alla situazione siciliana dove, come sempre, vigono delle anomalie, che strozzano la vita pubblica e sociale delle nostre comunità:
- L’attuazione del Federalismo fiscale nella Regione Sicilia e nella Regione Sardegna è ancora bloccato in mancanza dell’intesa con il Governo Nazionale, nel frattempo però i trasferimenti dello Stato ai Comuni, compresi anche quelli della Sicilia, sono stati rideterminati in attuazione del Federalismo con penalità per le casse dei Comuni, non compensate dall’entrate dell’IMU che ancora non si applica in Sicilia.
- Stesso problema riguarda l'esercizio associato delle funzioni, previsto dall'art.1 commi 28-31 del D.L. 78/2010 e successive modifiche ed integrazioni, per i Comuni da 1.000 a 5.000 abitanti che non riesce a trovare un recepimento legislativo visto che la Regione Siciliana gode di autonomia speciale in materia di enti locali.
- Sospeso è anche l'art. 16 della legge di stabilità n.138/2011 che prevede la riduzione degli organi comunali (Giunta e Consiglio) che attende un'apposita norma dall'assemblea siciliana.
Riuscire ad ottenere un'azione amministrativa equilibrata considerando questi presupposti è molto complicato, richiede un impegno quotidiano che a volte va oltre il semplice, anche se profondo, impegno amministrativo. Ad aggravare questa situazione ci sono gli artt. 30 e 31 della legge di stabilità n.183/2011 che estendono il Patto di Stabilità ai comuni come Pollina al di sotto dei 5.000 abitanti, intralciando di fatto l'azione amministrativo-politica se non si prevedono delle formule che facilitino le spese per gli investimenti.
Lo Stato tagliando sui trasferimenti ai comuni dà la possibilità della reintroduzione di nuove imposte, come in questo caso di IMU (nuova ICI), IRES, aumento dell'addizionale IRPEF, imposte di scopo e possibili imposte di soggiorno.
Rendersi conto che amministrare gli enti locali, in Sicilia, con i limiti che ho sopra esposto è davvero impresa ardua. Ma ciò non toglie che la nostra proposta politica si fermi davanti a tali problematiche. In più ritengo che il vero ruolo politico è quello non di trovare soluzioni ma di fare in modo che queste durino nel tempo, che abbiano una ricaduta sui cittadini riducendo le differenze economico-sociali al minimo e preparando una comunità ad essere disposta ad accettare i sacrifici in tempi di crisi economiche globali, ma soprattutto di distribuire le ricchezze nei periodi di crescita economica e di sviluppo.
In questo modo si può garantire un progetto politico serio, basato su idee chiare che i cittadini possono comprendere ed abbracciare, spezzando il filo dell'anti-politica che serpeggia fra le masse e introducendo un elemento che inverta la tendenza: la partecipazione, attiva e passiva, dei cittadini alle proposte della classe dirigente. Ripescare quel filo sepolto, quella “connessione sentimentale” che da alla nostra democrazia rappresentativa il senso di esprimersi nella sua totalità.