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Damiano: sulla riforma del lavoro è fondamentale che si giunga ad un accordo

Ammortizzatori sociali, costo del lavoro, tutele e disboscamento dei contratti atipici. Questi i punti del Pd

di Cesare Damiano,  pubblicato il 10 febbraio 2012 , 290 letture
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Alla concertazione siamo passati al dialogo sociale. Adesso, dal dialogo, corriamo il rischio di passare al monologo. Le dichiarazioni del ministro Elsa Fornero non sono rassicuranti. A proposito del confronto in corso tra governo e parti sociali sul mercato del lavoro, non ha perso occasione per dire che, anche se non ci sarà accordo, il governo procederà da solo. Si tratta di una affermazione ovvia ma non necessaria: è infatti implicito che perseguire un`intesa non comporta l`obbligo di sottoscrivere un accordo e che qualsiasi governo, rappresentando l`interesse generale, ha il dovere di fare le leggi. Però, un minimo di garbo istituzionale non guasterebbe. 

Lanciare un messaggio forte ribadendo di voler mettere al primo posto l`obiettivo di una intesa unitaria, aiuterebbe la situazione. Getterebbe le basi per quel patto invocato da più parti come necessario al fine di ricostruire la coesione sociale attualmente lacerata dalle stesse iniziative del governo, a partire da una riforma pensionistica piena di criticità. Anche perché i problemi da risolvere sono molti e delicati. Innanzitutto dobbiamo continuare la nostra battaglia per correggere l`ultima riforma previdenziale. 
Dopo il varo della manovra "Salva Italia", nella quale abbiamo ottenuto prime positive modifiche, la nostra attenzione si è concentrata sul decreto "Milleproroghe" attraverso il quale siamo stati capaci di apportare nuove correzioni importanti ma non sufficienti, nonostante la dura opposizione del governo e le resistenze della Ragioneria dello stato sulle coperture finanziarie. Adesso il decreto è al Senato e noi riteniamo che la battaglia debba continuare. Ci sono i problemi dei lavoratori in mobilità che hanno firmato accordi dopo il 4 dicembre 2011 e che non potranno usufruire delle vecchie regole pensionistiche. Ci sono interpretazioni da fornire, anche attraverso una correzione formale dei testi, per quanto riguarda coloro che si sono licenziati individualmente e per gli esodati e i sovranumerari degli enti previdenziali. 

Ci sono troppe incertezze interpretative che gettano in uno stato di ansia e di angoscia decine di migliaia di persone alle quali occorre porre rimedio. Bisogna far convergere la continuazione della battaglia parlamentare con quella sociale, rappresentata dai contenuti della piattaforma unitaria del sindacato che affronta anche i temi delle pensioni. In secondo luogo dobbiamo affrontare di petto il tema del mercato del lavoro e degli ammortizzatori sociali. Abbiamo l`impressione che il governo Monti, dopo aver portato in Europa lo scalpo delle pensioni, voglia portare anche quello dell`articolo 18. Ci sono state molte marce indietro, precedute da dichiarazioni avventate. La prima è stata quella del ministro Fornero a proposito della cassa integrazione straordinaria: ventilare l`ipotesi di un suo superamento è stato quanto di più inopportuno si potesse immaginare, soprattutto nell`attuale situazione di crisi. Uno scherzetto niente male al ministro Corrado Passera che si sarebbe trovato gli oltre 200 tavoli di crisi trasformati in tavoli di licenziamento. Qualcosa come alcune centinaia di migliaia di lavoratori che sarebbero diventati improvvisamente disoccupati, un potente incremento al già nutrito esercito degli attuali senza lavoro. Il tutto accompagnato da una dichiarazione disarmante: non ci sono soldi per gli ammortizzatori sociali. 

Da qui la marcia indietro e la forte determinazione di sindacato e imprese di non toccare l`attuale sistema. Tra l`altro non va dimenticato che la cassa integrazione ordinaria e straordinaria è pagata da imprese e lavoratori. Semmai si tratta di modificare quella in deroga che è pagata dal contribuente, o meglio, sottratta ai Fondi europei per la formazione e per le infrastrutture. La seconda rettifica è venuta dallo stesso Presidente del Consiglio a proposito della "noia del posto fisso". Ogni commento a questo proposito è ovviamente superfluo. E invece altalenante la posizione del governo a proposito dell`articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Il tema appare e scompare dal tavolo di confronto tra governo e parti sociali, come le acque carsiche. Far dipendere dalla tutela dal licenziamento le sorti dello sviluppo del paese ci sembra francamente una posizione ideologica di stampo liberista. 

Secondo Monti la dimensione delle aziende non cresce, non vengono fatte assunzioni e le imprese straniere non vengono ad investire in Italia a causa dell`articolo 18 : troppa grazia Sant`Antonio. Forse basterebbe diminuire il cuneo fiscale che grava sul costo del lavoro per attrarre investimenti dall`estero, come aveva fatto il governo Prodi. A questo punto, a proposito di mercato del lavoro, vorremmo ribadire pochi e chiari concetti: per noi è fondamentale che si giunga ad un accordo che sosterremmo con tutta la convinzione del caso nella sua traduzione legislativa. 

L`architettura di una riforma del mercato del lavoro passa attraverso alcuni punti essenziali: 

1) quando il lavoro da flessibile diventa a tempo indeterminato le imprese che assumono debbono avere un abbassamento strutturale del costo del lavoro attraverso uno sconto sull`Irap o con un credito di imposta; 

2) tutti i lavoratori a tempo indeterminato, anche i nuovi assunti, debbono beneficiare delle tutele dell`articolo 18, altrimenti si crea l`apartheid a carico dei giovani; 

3) va disboscata la giungla dei lavori flessibili/precari; 

4) il nostro paese va dotato di un sistema di ammortizzatori sociali più simile a quelle europeo, migliorando le tutele in caso di disoccupazione: una piccola quota parte degli enormi risparmi conseguiti con le riforme pensionistiche possono essere utilizzati per correggere nel senso dell`equità la previdenza e per finanziare i nuovi ammortizzatori sociali. 

Per noi questi sono i punti essenziali. Se ci dovessimo trovare nuovamente di fronte a decisioni unilaterali del governo sui temi sociali si aprirebbero sicuramente seri problemi di tenuta parlamentare dell`esecutivo.


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