Possono gli scienziati essere utili alla società, all`economia, al Paese, oltre che, ovviamente, alla scienza stessa? La domanda, che nasce dalla sensazione che nella Penisola pochi se la pongano, può trovare risposta in una storia tutta italiana, nel bene e nel male; per entrambi gli aspetti, comunque utile, anzi preziosa. La storia ha due personaggi: Giulio Natta del Politecnico di Milano, premio Nobel per la chimica nel 1963 scopritore assieme al tedesco Karl Ziegler del polipropilene, la plastica. Renato Ugo, che negli anni Ottanta governava la più grande macchina da ricerca privata mai creata in Italia: quattromila scienziati sotto l`ombrello Montedison. Insieme sono i protagonisti diretti e indiretti di quasi mezzo secolo di vicende raccontate con curioso animo investigativo da Stefano Righi nel libro Reazione chimica (Guerini e Associati, pp. 172, € 16,50). Nel gennaio 1982 Mario Schimberni, figlio di un barbiere di Roma, uomo che si è fatto da sé diventando presidente di Montedi- son chiede al professor Ugo docente di chimica all`Università degli Studi di Milano, ricercatore di fama internazionale: «Verrebbe con me a rifare la chimica italiana?». Ugo accetta la sfida, ardua perché deve agire in una società che perde miliardi come un colabrodo. E si aggrappa a ciò che di più prezioso aveva allora disponibile in azienda, il polipropilene creato da Giulio Natta, la plastica che nei caroselli degli anni Sessanta legata al sorriso di Gino Bramieri diventò nota come Moplen sostituendo molti oggetti fino allora realizzati in legno e metallo. Si puntava al mercato internazionale creando con un partner americano Himont. Era il successo. Altrettanto accadeva con l`adriamicina, un farmaco antitumorale d`avanguardia nato in Farmitalia-Carlo Erba, società del gruppo. Montedison era salva, guadagnava e poteva crescere, secondo l`idea di Ugo, verso una piccola multinazionale del farmaco. Ma come Schimberni aveva salvato la grande azienda, con altrettanta infelice determinazione la portava alla disintegrazione: preferiva la finanra, i giochi di potere nazionale che ingigantivano il suo ego ma che danneggiavano la società. Il manager Schimberni diventava il «Corsaro» della Borsa. Scalava }M-Invest, comprava il gruppo assicurativo La Fondiaria, abbandonava l`operazione Rex per acquisire l`americana Revlon Pharma e consolidarsi nella farmaceutica. La corsa verso il baratro era iniziata: si scontrava con il super banchiere Enrico Cuccia e favoriva l`ingresso di Raul Gardini perché bisognoso di soldi essendo ormai complice della perversa politica interna. La sconfitta e la cacciata giungeva inesorabile. Montedison crollava di nuovo, Gardini si suicidava e del grande patrimonio di conoscenza accumulato rimangono oggi realtà piccole e slegate da una Montedison che non c`è più. Ugo, dopo sei anni e due trapianti di cuore, abbandonava la partita. Lasciando una dimostrazione di grande valore che emerge dalla ricostruzione puntigliosa di Righi. Il grande scienziato-manager è stato prezioso all`economia del Paese e oggi continua ad esserlo con i suoi consigli. Cercando un futuro, anche questo libro può aiutare a considerare ciò che di buono abbiamo, evitando scelte che distruggono.