Rassegna stampa

Il pensiero cattolico può aiutare il PD a vincere il liberismo

Stefano Fassina - L'Unità

di Stefano Fassina,  pubblicato il 17 febbraio 2012 , 2184 letture
stefano fassina 1
Le fantasiose e strumentali ricostruzioni giornalistiche dell`oggetto di un seminario organizzato dal sottoscritto e altri dirigenti del Pd hanno alimentato un dibattito utile, come confermano gli interventi di Pierluigi Castagnetti e Franco Marini su questo giornale. Tuttavia, l`attenzione è stata concentrata su un inesistente documento «da presentare agli organi dirigenti» per una presunta «proposta di trasformare il Pd in un partito socialdemocratico sullo schema del Partito socialista europeo» (Eugenio Scalfari, domenica scorsa).
Chiarita l`assenza dell`uno e dell`altra, sulle ragioni economiche e politiche delle relazioni con i partiti progressisti europei ha scritto bene qui Matteo Orfini e, soprattutto , ha risposto a Scalfari su Repubblica, con saggezza e chiarezza, Pier Luigi Bersani. Mi preme soltanto aggiungere un punto: le forze costitutive del PD non sono le uniche al mondo consapevoli del 'tempo nuovo'. I partiti socialisti, socialdemocratici e laburisti europei non sono 'cani morti'. Sono, almeno quanto il PD, alla ricerca di risposte adeguate, quindi innovative, a sfide inedite. Hanno capito anche loro che il Novecento è finito e, con esso, il fordismo, l'operaio massa, il partito di massa, il consumo di massa e il keynesismo nazionale. Sono, anche loro, ma in modo meno correntizio e personalistico, plurali sul piano delle culture politiche.
E' vero, gli altri non hanno cambiato tre o quattro volte denominazione 'al contenitore', come hanno fatto, invece, in continuità di contenuti, i partiti fondatori del PD dopo la caduta del Muro di Berlino e Tangentopoli. Si continuano a chiamare socialisti, socialdemocratici e laburisti, ma non sono fermi a Bad Godesberg. Rappresentano, in media, un terzo dell'elettorato dei rispettivi Paesi e sono attesi al Governo nelle due più grandi nazioni dell'area euro. Forse, qualche informazione in più sulla realtà effettiva della variegata e dinamica famiglia socialista europea aiuterebbe una discussione meno astratta e fuorviante.

Le fantasiose e strumentali ricostruzioni giornalistiche dell`oggetto hanno messo in ombra l'oggetto prioritario del seminario del prossimo 1° Marzo: le letture della 'Grande Transizione' in corso, in particolare la lettura data dalla Chiesa di Benedetto XVI. In altri termini, il tentativo di contribuire a dare al PD 'una base politico-culturale comune' dell aquale lamentano l'assenza, no senza ragioni, Emanuele Macaluso e Paolo Franchi nei loro commenti allo scambio Scalfari-Bersani.
I promotori del seminario sono convinti che il secolare pensiero sociale della Chiesa, aggiornato nell`analisi del passaggio di fase in atto, offre l`opportunità per rianimare e amalgamare in un impasto inedito e adeguato alle sfide del tempo le rinsecchite culture politiche approdate nel Pd. In particolare, considerano che la Caritas in veritate e i documenti vaticani tematici a essa seguiti (ad esempio, il position paper del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace per il G20 di Cannes), definiscono un terreno di confronto straordinariamente fertile anche per chi, contaminato in gioventù dal socialismo europeo, ritiene decisivo per un partito progressista del XXI secolo andare oltre i confini del liberalismo, orientare l`identità del Pd verso la valorizzazione della persona che lavora e recuperare dalla improvvisata soffitta del nuovismo l`ambizione a dare soggettività politica autonoma al lavoro subordinato, in tutte le sue forme, per nutrire una democrazia effettiva.
Oggi è evidente che il neoliberismo ha fallito: la svalutazione del lavoro, incluse le classi medie, come via della competitività è insostenibile sul piano economico e democratico. Tuttavia, la concentrazione di ricchezza e, conseguentemente, potere economico, politico e mediatico sostenuta dal neoliberismo nell`ultimo trentennio continua a imporre l`agenda di policy (vedi il dramma Grecia). Siamo al «trionfo delle idee fallite» anche perché il neoliberismo, seppure in versione light, ha segnato le «terze vie» e, da noi, i derivati del Pci e di parte della Dc (quella di centrosinistra), e, inevitabilmente, i primi passi del Pd. Al punto che, sulla questione cruciale del lavoro, una parte di noi, una minoranza, per fortuna trasversale alle antiche provenienze, persevera: usa il lessico della destra, inventa i «lavoratori iper-garantiti» e accusa di razzismo generazionale i sindacati in quanto responsabili dell`«apartheid» dei precari.
Per il Pd, il consolidamento di una base culturale comune è necessario, oltre che possibile. Senza una lettura condivisa del tornante storico è difficile strutturare un`identità autonoma. Senza sicurezza di sé, si ha paura dell`altro. Così, qualunque movimento rispetto alla famiglia dei socialisti europei è impossibile o forzato e disgregativo. Ma senza un soggetto dei progressisti europei siamo impotenti e perdenti nei confini nazionali.
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commenti

#8  Riccardo Trigona, 23/2/2012

Caro Fassina, evidentemente molti di noi hanno idee diverse su cosa sia il riformismo. Per me il riformismo e il PD non vuol dire belle parole e poi continuare a fare da cinghia di trasmissione del sindacato, cosa che andava bene negli anno 60' e 70'. Questa battaglia sull'art. 18 non solo è pericolosa per i futuri assetti politici (forse tu vuoi morire berlusconiano, io no!) ma sopratutto non è più la posizione adeguata agli interessi dei lavoratori nei tempi che viviamo, e non mi riferisco a quelli contingenti. Dopo di ché sulla vera storia dell'applicazione dell'art. 18 se ne dovrebbe parlare. Se il PD è veramente il partito riformista, allora dobbiamo essere tutti riformisti e non ma anche o solo in qualche caso. Grazie.

#7  marisa bortoletto, 20/2/2012

...Per il Pd, il consolidamento di una base culturale comune è necessario, oltre che possibile. Senza una lettura condivisa del tornante storico è difficile strutturare un`identità autonoma. Senza sicurezza di sé, si ha paura dell`altro... Scusa fassina ma cosa continuate a dire, parole, parole, e i fatti concreti? dove sono? Quanto parlate. Dovete decidere di andarvene e lasciare posto ai giovani. Basta con le frasi fatte e i solit discorsi. Dobbiamo pensare al Berlinguer per sentire cose "diverse", lui che non c'è più. In compenso sentiamo sempre i vari Veltroni e C., ma non doveva andare in Africa? Basta. Da 30 anni voto a sinistra, basta.

#6  alessandro pozzan, 20/2/2012

egregio Fassina, una bella sbrodolata sapiente e incomprensibile. Oggi se non si capisce non funziona, non più. Abbiamo bisogno di ragionamenti chiari e soprattutto attuali, non di oracoli misteriosi recitati con sottofondi musicali e terminologia da anni 70.

#5  Francesco Spinelli, 20/2/2012

La presa di posizione di Veltroni è vergognosa. Come è vergnoso il fatto che mentre si colpiscono le pensioni permette che ci possa essere ancora il cumulo tra pensione e lavoro.

#4  luca lazzaroni, 17/2/2012

analisi sbrigativa e sommaria e troppo economicista dei rapporti tra culture all'interno del partito. E soprattutto unicamentefinalizzata a dimostrare , con notevoli forzature, l'adeguatezza della cosiddetta cultura cattolica(peraltro molto travisata) a "omogeneizzarsi " alla posizione socialdemocratica europea. Non facciamo molta strada con queste idee.

#3   rino foschi, 17/2/2012

Berlinguer era sicuramente vecchio ma le sue idee erano giovani anche lui esortava le forze più avanzate e sane dei cattolici ad un compromesso per arrivare alla terza via al comunismo.non è cambiando i vecchi politici che si risolve il problema ma ci vogliono nuove idee.Mi direte che io che sono comunista dovrei stare zitto invece proprio perchè sono comunista parlo .Infatti che cosa c'è di più vecchio di questo capitalismo che non sa fare altro che strangolare i paesi più poveri (vedi Grecia)imponendo solo misure per salvare una economia senza pensare a riformare un sistema che fa acqua da tutte le parti e sopratutto dimentica i più deboli e non crea un sistema sociale degno di questo nome.

#2  Aldo Pirone, 17/2/2012

Riflessione critica pienamente condivisibile. Il pensiero cattolico aiuta ad ancorarsi ai deboli in generale ma per far avanzare il progresso sociale e civile bisogna innervarsi nelle cosiddette forze produttive lavoratrici che sicuramente, soprattutto oggigiorno, possono essere contemplate fra i deboli. Le classi lavoratrici non sono più definite dal fordismo ma ci sono eccome. Andrebbero riunite e politicamente rappresentate e non lasciate alla deriva del disimpegno, della disillusione e dell'astensionismo elettorale. Tanto più che sulla proclamata e ideologica sparizione delle classi (quella operaia per esempio) si è innestata da 30 anni in qua una politica marcatamente classista. Non so se tradizione marxista e personalismo cattolico possano incontrarsi e mescolarsi dentro un partito. Rimango scettico. Tuttavia Il punto di prova è che la mescolanza o dà origine, in tempi politicamente utili, a qualcosa di nuovo e solidificato oppure la continuazione di una giustapposizione può portare al definitivo rinsecchimento dell'una e dell'altra delle due principali correnti culturali e politiche fondative del PD (socialista e cattolica), insieme ad altre meno pesanti ma non meno importanti. Con una perdita secca per la democrazia italiana. Inoltre il mescolamente non può essere solo il frutto di convegni e dibattiti perchè è nel fuoco di lotte comuni - per usare amendolianamente una vecchia terminologia - che nasce l'idem sentire, il senso di una nuova appartenenza. Non nasce dalle estenuanti lotte interne di corrente che respingono sul nascere chi vorrebbe avvicinarsi per costruire una nuova storia. L'esperimento di mescolarsi nel PD è in corso ma non può durare in eterno senza produrre un qualche riconoscibile precipitato. Anche un parto ha i suoi tempi e qui cominciamo ad essere oltre il tempo necessario. Aldo Pirone

#1  massimo rosai, 17/2/2012

Il pensiero cattolico è quello di pensare alle persone più deboli, e questo pd della vecchia guardia non mi sembra che abbia questo pensiero. Se i vecchi politici del pd lasciassero spazio ai giovani invece di ostacolarli, forse potrebbero pensare al bene comune, cosa che i vecchi non l'hanno saputo fare.

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