Relazioni

La forza delle donne per ripartire dal Sud. Senza paura

Relazione di Roberta Agostini all'iniziativa "Dal Sud con le donne, Ricostruiamo l'Italia", organizzata dalle donne democratiche a Napoli

di Roberta Agostini,  pubblicato il 17 febbraio 2012 , 1319 letture
agostini napoli
Grazie a tutte per essere qui e per l’entusiamo e la passione che si respira sempre nei nostri incontri. Grazie anche per il lavoro che tutte insieme abbiamo fatto e per quello che a partire da oggi dovremo ancora fare.
Vogliamo che questa nostra iniziativa di oggi metta in campo la forza e l’energia del cambiamento delle donne del Mezzogiorno per affrontare i problemi gravi che sta vivendo il paese.
Nella crisi è la paura il sentimento che circola come moneta corrente: la paura del futuro, di non riuscire a trovare un lavoro, di non poter costruire la propria vita, di non poter più far fronte alle esigenze proprie e della propria famiglia. Eppure, come canta Fiorella Mannoia, noi vorremmo oggi dire che non abbiamo paura, provando a reagire e lanciare un segnale di speranza attraverso idee e proposte che facciano leva sulle risorse straordinarie che il paese ha.

E’ trascorso un anno quasi esatto dalla prima conferenza delle democratiche ed in questi 12 mesi sono accadute moltissime cose. Ci siamo liberate da un governo che ci ha colpito nei diritti e nelle condizioni di vita, fino ad offenderci nella nostra dignità. Siamo state parte di un grande movimento e ci siamo battute per il cambiamento del paese.
Lo abbiamo fatto nel pieno di una crisi pesante che ha aggravato le disuguaglianze ed accentuato lo storico divario territoriale, ha acceso egoismi e spinto forme di corporativizzazione. La destra in questi anni ha alimentato le divisioni, anzi si è spinta fino a teorizzare un federalismo d’abbandono dei territori più forti verso i più deboli come se ognuno potesse salvarsi da solo lasciando gli altri al proprio destino
Ora il nuovo governo ha ridato credibilità, fiducia e una prospettiva di salvezza al paese. Molto dipenderà dalle scelte che si faranno in questi mesi e molto dalla nostra capacità di continuare ad impegnarci per un cambiamento profondo e radicale del paese in uno scenario europeo e mondiale cambiato. Sosteniamo il governo con le nostre idee, consapevoli che a noi spetta il compito di prospettare un’alternativa che va oltre questo governo e oltre la fine di questa legislatura.

Se vogliamo invertire la rotta, provare a guardare la luce fuori dal tunnel della crisi, sappiamo che non possiamo non partire dai problemi e insieme dalle potenzialità che il Mezzogiorno esprime. In primo luogo, io credo che dobbiamo ribadire che il Sud è la straordinaria occasione per ripensare al ruolo dell’Italia nella globalizzazione, in Europa e rispetto al Mediterraneo. Il viaggio di Bersani in Tunisia di qualche giorno fa, nel quale ha incontrato le autorità politiche, i ragazzi e le tantissime donne protagoniste della primavera araba, ci parla della centralità del mediterraneo ed un nuovo ruolo attivo dell’Italia nel dialogo e nella cooperazione tra le due sponde del Mediterraneo, delineando uno spazio di iniziativa e di “vantaggio competitivo” del nostro Mezzogiorno.

Le comunicazioni che seguiranno, di Luca Bianchi sui temi dello sviluppo e dell’occupazione e di Daniela Bucci sullo stato dei servizi sociali, ci daranno la misura dei problemi e della grave situazione di divario tra il Sud ed il Nord.
L’occupazione femminile al Sud è inferiore di 30 punti percentuali agli obiettivi fissati a Lisbona, meno di una su tre lavora e mentre al Nord le occupate sono cresciute, al sud il tasso di attività femminile si è ridotto, cioè si è prodotto un allontanamento delle donne disponibili a lavorare, soprattutto di quelle con basso titolo di studio. Questa è la conseguenza del fatto che ad un’occupazione modesta corrisponde una retribuzione insufficiente a compensare il lavoro domestico a cui si dovrebbe rinunciare per lavorare in un contesto di servizi insufficienti o assenti.
Il processo di flessibilizzazione del lavoro in atto negli ultimi anni ha dato vita ad un’area estesa di instabilità occupazionale che nel sud è diventata ampia, persistente e diffusa soprattutto tra le donne, è alla base del bassissimo indice di natalità e provoca marginalità e rischi di povertà. Tra le famiglie meridionali nemmeno due lavori sono garanzia di arrivare alla fine del mese, a causa della discontinuità e dei bassi salari che caratterizzano il lavoro femminile.

I nodi centrali che frenano la partecipazione sono di tipo strutturale e sono legati alla domanda di lavoro e alla carente offerta di servizi.
Nessuna riforma può eludere questi dati drammatici, soprattutto nel momento in cui si discute di riforma mercato del lavoro e di scelte utili a sostenere la crescita.
Le donne hanno sorretto il peso di un welfare che manca, assumendo su di sé il peso del lavoro di cura, hanno pagato il prezzo altissimo delle scelte sbagliate del passato, della crisi di questi anni, degli errori del centro destra. Ora hanno sostenuto più degli altri il costo delle scelte di rigore che il governo ha compiuto specie sul piano dell’innalzamento dell’età pensionabile.

Come dice Linda Laura Sabadini, se prima potevano contare su famiglie allargate e sugli aiuti informali, ora, nella transizione demografica, le donne davvero non ce la fanno più.
Siamo consapevoli che serve una strategia complessiva e di respiro lungo, che è necessario tenere insieme più piani.
• affrontare il tema della precarietà del lavoro attraverso una riduzione delle tipologie contrattuali e rendendo meno vantaggioso il ricorso ai contratti a termine,
• valorizzare una flessibilità scelta e non imposta, proseguire sulla strada degli incentivi fiscali per le imprese che assumono donne e giovani
• aiutare le donne che lavorano con figli.
• più tutele e sostegni alla maternità,
• il rilancio di un piano nazionale per gli asili nido
• politiche per la disabilità,
• congedo obbligatorio per i padri che contribuisca a cambiare mentalità e stili di vita.

Chiediamo infine – rilanciando un appello a governo e a forze politiche - che sia reintrodotta la norma contro le dimissioni in bianco perché non è vero che con meno regole l’economia riparte, perché non c’è dignità nel lavorare con un foglio di carta bianca firmato in un cassetto, perché dobbiamo tutelare la scelta di chi vuole essere madre, perché il lavoro delle donne è un valore. Questo vale nel caso delle dimissioni in bianco, ma anche in tutti quei casi in cui i diritti sono negati o aggirati. Vale per le lavoratrici di Pomigliano che hanno denunciato come i premi di produttività penalizzino le donne, vale per tragedie come quelle di Barletta dove quelle donne lavoravano per salari bassissimi ed in condizioni di illegalità.
Se il tema dell’occupazione femminile è davvero un nodo strategico dello sviluppo del Mezzogiorno perché ad esempio non provare ad aprire un tavolo di discussione che impegni le principali forze sociali e le istituzioni nazionali e locali? Non vogliamo scrivere un libro dei sogni, siamo consapevoli della pesante eredità che il governo attuale deve sostenere, ma proprio per invertire la rotta sono urgenti decisi passi avanti nella direzione di considerare il lavoro delle donne ed il loro ruolo come un valore e come il segno della civiltà di un paese.

Servono scelte, strumenti e risorse immediate, ma serve anche un ripensamento profondo del nostro modello di crescita e di sviluppo, serve una lettura dei suoi limiti ed inadeguatezze che ha visto una marginalizzazione crescente del lavoro, dei diritti e dell’idea di bene comune. Di questo ci parlerà Laura Pennacchi nella sua comunicazione. Più donne al lavoro è un obiettivo quantitativo ma segna un salto ed un mutamento qualitativo perché chiede di ridefinire le priorità del nostro vivere insieme per puntare ad un modello che tenga al centro una robusta quota di beni comuni. Alla luce della crisi in atto dobbiamo ridefinire valori e priorità, scegliere quali produzioni e quali consumi sostenere attorno alla necessità sempre più evidente di rilanciare nuove infrastrutture sociali ed immateriali. E’ un grande dibattito politico e culturale che richiede di mettere in campo un’idea lunga, radicale profonda di alternativa e al quale le donne possono portare un contributo essenziale perché da sempre portatrici di una visione della ricchezza e del benessere misurato sulla qualità della vita e sulle relazioni tra le persone.

La crisi che stiamo attraversando non è solo economica e sociale. E’ una crisi di sistema, che coinvolge la politica, i partiti e le principali istituzioni democratiche del paese, dalla quale si salva il Presidente della Repubblica. Abbiamo chiesto a Massimo Adinolfi di parlarci di questo. Delle ragioni della crisi dei partiti e delle soluzioni attraverso le quali passa la riforma del sistema e la possibilità di riaffermare i valori democratici della partecipazione e della decisione collettiva.
La concezione proprietaria delle istituzioni, l’idea del partito personale, il populismo ed il leaderismo che si sono affermati negli anni di Berlusconi, sono stati la malattia che ha minato e delegittimato le istituzioni. Come un veleno, ha attraversato le vene del paese, anche del centro sinistra, una politica concepita come semplice “carta assorbente” di interessi parziali, spesso strumento per soddisfare interessi personali e di parte, nella quale la selezione dei gruppi dirigenti avviene più per cooptazione o fedeltà ad un capo, che per effettive capacità di interpretare e rappresentare una comunità. Partiti come spesso ci ricorda Reichlin, che nel cambiamento globale si sono ritrovati con strumenti spuntati, incapaci di incidere nei processi reali, in balia della dittatura dei mercati, della speculazione internazionale, delle agenzie di rating.
La crisi dei partiti oggi produce sfiducia e distanza.

Lo diciamo qui, dal Mezzogiorno, dove i dati della rappresentanza femminile meritano più di un convegno o di una riflessione, perché colpisce con durezza il fatto che interi consigli regionali e amministrazioni grandi o piccole siano prive di una qualsiasi rappresentanza femminile. Le donne restano più estranee a modalità di costruzione del consenso, come quelle spesso favorite dalla preferenza unica, basata su sistemi di potere e convenienze clientelari ed hanno tutto da guadagnare nella costruzione di sedi collettive, plurali e democratiche di formazione della proposta e della politica.
La parità della rappresentanza non è una richiesta di parte, ma è la chiave per ricostruire il rapporto tra società e politica, riattivando il partito come luogo collettivo e strutturato della partecipazione democratica, riscrivendo criteri e modalità della selezione delle classi dirigenti.
A partire da una legge, che ci stiamo apprestando a presentare, che applichi quell’articolo 49 della Costituzione che indica nel “metodo democratico” l’asse portante della vita interna dei partiti Ponendo con forza il tema che la riforma della legge elettorale che si sta cominciando a discutere non è neutra, ma che deve prevedere regole e strumenti efficaci per affermare i principi della democrazia paritaria.
Approvando in fretta, migliorandola, la legge che modifica il meccanismo elettorale per i comuni introducendo la doppia preferenza di genere (è passata in commissione e deve andare in Aula) sulla scorta della positiva esperienza campana, che chiediamo di estendere in molte altre regioni italiane
Discuteremo più tardi nei gruppi di lavoro e poi domani presenteremo relazioni sintetiche e discuteremo con forze sociali e istituzioni.

Tra i gruppi di lavoro, abbiamo voluto quello sulla legalità, che può diventare una sede di permanente, luogo di elaborazione e di iniziativa politica su un tema cruciale per lo sviluppo e per i diritti. La Corte dei conti ha lanciato l’allarme sul dilagare della corruzione, che si nutre delle inefficienze del sistema, dell’economia sommersa, di un sentimento di sottomissione e rassegnazione, che fa parte della stessa cultura patriarcale e familista contro la quale tante donne si battono. Noi saremo con le tantissime donne che si espongono e denunciano, pagando spesso con la vita, come è stato nel caso di Teresa Buonocore, uccisa per essersi costituita parte civile nel processo contro l’uomo che violentò la figlia. Non lasceremo sole le sindache e i sindaci che vivono sotto scorta e che affrontano quotidianamente realta difficili. saremo con le tantissime che nel loro lavoro e nella loro vita quotidiana testimoniano la normalità del coraggio.
Noi oggi poniamo le basi per un lavoro di lunga lena nelle regioni dove ancora non c’è la Conferenza e dove, invece, l’aspettativa è alta e che dovrà vedere protagoniste le tante forze ed energie femminili che chiedono di partecipare, di esserci, di poter contribuire al futuro del paese. Donne impegnate nelle istituzioni, nel volontariato, nell'associazionismo, del sindacato, nella cultura, protagoniste di esperienze positive da riconoscere, valorizzare, diffondere, molte le ascolteremo nei gruppi del pomeriggio.

La conferenza deve servire a proiettarci verso il futuro.
Ma sappiamo bene, per dirla con Orwell, che è possibile controllare il futuro, soltanto se si possiede il proprio passato e noi vogliamo collocarci nel solco nella migliore cultura e tradizione meridionalista che ha pensato il sud come una grande questione nazionale.
Il lavoro che parte oggi dovrà svilupparsi e radicarsi regione per regione attraverso incontri ed iniziative. Esistono molti Sud, che vanno affrontati nella loro specificità sia in termini culturali sia nella concretezza dei programmi, come ci ha invitato spesso a fare con determinazione il presidente Napolitano.
E’ un lavoro che vogliamo connettere con quel progetto di formazione della classe dirigente meridionale che il nostro partito ha lanciato qualche mese fa proprio a Napoli: duemila tra ragazze e ragazzi che .rappresentano la speranza di una nuova e buona politica.
Ci aspettano grandi sfide prossimamente in tante città. Facciamo da qui i nostri auguri a Rita Borsellino, candidata a Palermo ed impegnata nelle primarie, che non è potuta essere con noi, ed ascolteremo domani Loredana Capone, candidata a Lecce. Il nostro ruolo ed il nostro impegno in queste sfide è decisivo, possiamo fare la differenza

Io ringrazio tutte per la fatica, il lavoro e la passione che abbiamo messo del confronto tra noi e che ci ha consentito di arrivare fino a qui. Non e' un incontro spot. La discussione in questi mesi ha fatto crescere una consapevolezza collettiva piu' ricca ed io credo che questo sia il valore democratico del lavoro di partito. Ha fatto crescere idee e proposte attorno alle quali ricostruire l'Italia, una nuova classe dirigente, un movimento delle donne. Investire sulle donne come la forza di cambiamento che vogliamo vedere nel paese e' il cuore ed il senso del nostro progetto politico.
Mi auguro che da questi due giorni possiamo uscire tutte più forti.

Il link ai lavori dell'iniziativa "Dal Sud con le donne, ricostruiamo l'Italia"



Foto di Andrea Vismara
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