La seconda giornata dei lavori delle Democratiche a Napoli si apre con la presentazione del lavoro svolto dai quattro gruppi di lavoro, partendo da
"Noi e il welfare" attraverso le parole della presidente
Rossella Brenna, portavoce Democratiche Basilicata.
"La riduzione delle politiche sociali denuncia il rischio che esse assumano un ruolo secondario nelle politiche di welfare" esordisce la Brenna "abbiamo cercato una sintesi fra le varie proposte che rappresenti un programma di welfare che parta dai territori, che proponga un modello capace di supportare il lavoro femminile e offra al contempo nuove possibilità occupative, e per fare ciò è necessario un sistema di servizi che favorisca le donne". Attraverso alcuni punti essenziali è possibile ripartire:
- rafforzamento ed estensione dei servizi all'infanzia (o-6 anni), considerando gli asili nido essenziali per un progetto educativo e formativo
- sostegno ai servizi sociali, con l'immediato ripristino del fondo per la non autosufficienza e la disabilità
- consolidamento e implemento dei centri antiviolenza per donne e minori, con l'integrazione dei soggetti operanti, dalle figure di assistenza socio-sanitaria alle forze dell'ordine, costruendo una rete che si avvalga di sistematici aggiornamenti professionali
- investimenti nelle scuole, che offrano programmi di prevenzione alla violenza e educazione alla parità sessuale
- tutela della salute delle donne durante l'intero corso della vita, con un particolare accenno alla preoccupante situazione del ricorso incontrollato, soprattutto nel Mezzogiorno, al parto cesareo
- estensione della tutela della maternità e introduzione dell'obbligo di congedi parentali per i padri
"perchè un efficace sistema di welfare può essere motore dello sviluppo che ci porta fuori dalla crisi".
Valeria Valente, portavoce Democratiche Campania, ha presieduto i lavori del gruppo
"Noi, il Partito e la democrazia", e ci racconta di un dibattito che si è acceso di accenti differenti, ma che hanno trovato larga e sentita convergenza sulla "presenza non soddisfacente delle donne nei partiti, su scala nazionale ma ancora più al sud, e da questa situazione non è esente il Partito democratico, che pur migliorando ha da fare moltissima strada. Si deve spostare il tema su un terreno politico e culturale, cambiando il partito perchè soddisfi l'ambizione di guidare il cambiamento del Paese. Un obiettivo che si raggiunge affermando la presenza paritaria nei partiti, ma anche esercitando una nuova ritrovata soggettività femminile, ricostruendo la nostra forza.
Al gruppo dirigente del partito chiediamo il rispetto delle regole che ci siamo dati alla fondazione, perchè lo scarto fra regole e pratiche è davvero troppo alto, e il coraggio di ribadirle anche attraverso sanzioni. Nelle battaglie delle donne campane e pugliesi per il rispetto delle quote rosa nelle amministrazioni il ricorso al Tar è stato efficace, ma la politica è un'altra cosa, e l'appello alla giustizia è la sconfitta della politica. Si riparta dal recupero della forza della politica, i benefici di ciò ricadranno sull'intero partito, e di questo cambiamento interpreti d'elezioni sono senz'altro le donne.
Migliavacca concludendo i lavori del gruppo ha richiamato alla necessità che ci sia più partito, ma un partito partecipato, democratico, aperto e moderno. Un partito così saprà scegliere le classi dirigenti rinnovando e recuperando anche le distorsioni di cui soprattutto il Mezzogiorno è stato vittima."
In chiusura - i tempi sono stretti e le relatrici hanno pochi minuti - Valente ammonisce "la preferenza unica penalizza sempre le donne, le democratiche chiedono che sia istituita la doppia preferenza di genere, come da proposta presentata dalle nostre parlamentari, e la sua estensione ai Consigli regionali."
Francesca Ciafardini ha guidato i lavori
"Noi e la legalità". Non è una sorpresa che "in Italia dilaga illegalità, corruzione, malaffare", ma sorprende sentire che "al Sud il 30% dei dirigenti pubblici ritiene normale la corruzione", ed allora "Cos'è la legalità per l'identità del nostro partito?
In un panorama di rispetto della legge le donne emergono più facilmente, a Ercolano la denuncia del racket parte dall'iniziativa di una donna, ed è accanto a queste donne, come alle testimoni di ndrangheta i cui figli vengono affidati ai nonni che le ripudiano e le disprezzano - e c'è qualcosa che in questa legge di protezione non funziona - che deve stare il PD, a fianco dei nostri amministratori che si battono per la legalità e la giustizia. Va creata una rete nazionale di solidarietà e sostegno con al centro una forte presenza istituzionale, non il solito ricorso esclusivo al volontariato.
C'è bisogno di un convinto investimento sulla scuola, per far crescere una cultura della legalità e contrastare l'abbandono scolastico che alimenta la criminalità organizzata, per operare finalmente un cambio di mentalità, partendo dai territori che lo chiedono - il 30% dei Comuni del Sud registra un altissimo tasso di criminalità. Chiediamo la confisca dei beni provenienti da attività criminali in tempi brevi, in tempi brevi la loro assegnazione, e che vengano colpiti i beni-simbolo, che parlano alla sensibilità collettiva. E’ necessario valorizzare classi dirigenti su cui non gravi nessuna ombra di sospetto, il ruolo degli enti locali è centrale in questo, dobbiamo valutare cosa sia opportuno oltre a quanto è lecito. Le donne incarnano meglio un modello differente in questo senso, rappresentano la possibilità di scompaginare l'intreccio di potere e malaffare, un partito che ha a cuore l'Italia deve investire sulle competenze e le capacità femminili proprio nelle aree a forte tasso criminale. E se provassimo le donne?"
"Consolidare e difendere dalla crisi il lavoro esistente, sviluppare occupazione e imprenditoria femminile, rafforzare il welfare che è condizione imprescindibile di sviluppo"
Antonella Vincenti, portavoce democratiche Puglia ci parla del tavolo
"Noi e il lavoro" "Nessun politica per il Sud è credibile ed efficace se non è parte di un disegno nazionale, l'occupazione delle donne e dei giovani sia priorità in Europa e in Italia. Allo stesso tempo vanno tenute in considerazione le specificità di questo territorio, la sua arretratezza ma anche la posizione geografica che può garantirgli una rendita logistica e culturale,attribuendogli un ruolo centrale nello sviluppo, già in atto, dell'area mediterranea.
La scarsa partecipazione delle donne al mercato del lavoro è la vera debolezza del sistema, e se nel Mezzogiorno troppe poche donne lavorano senza il Sud non si esce dall'arretratezza del Paese, così la crisi italiana si definisce di genere, generazionale e geografica, e va affrontata su ognuno di questi fronti. Vanno create occupazione e nuove imprese, affrontato il problema del credito a queste ultime, sciolto il nodo delle liberalizzazioni, che potrà liberare al Sud molte professionalità femminili inespresse. Va difesa la legalità, protette le donne dalla troppo frequente perdita di occupazione e dall'identificazione come soggetto sostitutivo dello smantellamento dello stato sociale.
Ripensare strategicamente lo sviluppo significa ripensare agli investimenti ma anche ai diritti, alla legalità, alla sicurezza. Ugualmente va rifiutato il luogo comune secondo cui è inutile destinare risorse al sud, teorema suggestivo ma strumentale, dopo anni di politiche di rapina dei fondi destinati al Sud ma poi impiegati in altre maniere. Per rilanciare l'economia meridionale abbiamo bisogno di politiche che stanzino risorse che vengano utilizzate per queste terre, in maniera sicura ed efficace."
Foto di Andrea Vismara