Rassegna stampa

Il deficit democratico

Silvano Andriani - L'Unità

di Silvano Andriani,  pubblicato il 20 febbraio 2012 , 115 letture
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Dicono che Samaras, leader della destra greca, quella che trasformando le olimpiadi in una gigantesca speculazione edilizia e truccando i conti dello Stato è alle origini della catastrofe, sia uscito dall`aula dopo il voto sul piano di "salvataggio" Ue e abbia promesso che in caso di vittoria, ad aprile, rimetterebbe in discussione l`accordo approvato. La destra greca non aveva bisogno di dare ulteriori dimostrazioni della sua tendenza truffaldina, ma la reazione dell`Unione è stata, tra l`altro, di rafforzare la pretesa che gli accordi vengano sottoscritti direttamente dai partiti, con l`impegno a rispettarlo anche dopo le elezioni. Questa risposta è comprensibile, ma non si può sottacerne l`anomalia: è la prima volta che si sente di trattati fra Stati fatti firmare direttamente dai partiti e questo significherebbe che i cittadini greci - i quali non hanno potuto finora pronunciarsi sull`accettazione delle condizioni imposte al loro Paese - non potranno farlo neanche con le prossime elezioni. E non può attenuare la preoccupazione il fatto che tale richiesta non spunti all`improvviso, ma rappresenti la fase suprema di una tendenza che ha già visto in altri casi, ad esempio il Portogallo o l`Irlanda, l`Unione pretendere che le condizioni poste per gli interventi di "salvataggio" fossero accettate anche dai partiti di opposizione che criticavano non solo la politica dei rispettivi governo, ma anche quella dell`Unione. Nessuna meraviglia se il risultato di questo approccio, figlio di un`interpretazione sbagliata della crisi europea, stia da una parte alimentando rancori tra popoli, come dimostra il caso greco e non solo, e dall`altra approfondendo il solco tra popoli ed élite politica che già era andato formandosi per il modo come è stato realizzato l`allargamento dell`Unione. Certo, siamo in presenza di una cessione di sovranità da parte degli Stati nazionali, ma non esattamente nel modo e nelle sedi che richiederebbe un processo democratico. Il nuovo titolare di questo potere sovranazionale è diventato il Consiglio europeo dove siedono i governi, ma non in una condizione di parità,visto che un paio di essi risultano più uguali degli altri. Questo è il tema affrontato nel recente articolo di Mario Monti e Sylvie Goulard che non solo mette in evidenza il depotenziamento del ruolo del Parlamento europeo e la necessità di riforme che ne rilancino la funzione, ma anche che politiche di stabilità non controllate democraticamente «possono provocare arretramenti, in materia sociale, o imporre un rigore economico molto maggiore di quello provocato dalle politiche economiche che i governi nazionali, controllati dai Parlamenti nazionali, hanno preso negli ultimi anni». Non si può sottacere neanche il ruolo che in questo processo di degenerazione della democrazia europea, peraltro segnalato con forza anche nella bella relazione di Gianni Cuperlo in un recente convegno del Pd, ha svolto la Banca centrale europea. Essa che è stata tra le principali responsabili della crisi europea, per avere assistito immobile al formarsi di un enorme squilibrio finanziario nell`area dell`euro, e della crisi greca, essendo stata la più forte oppositrice delle proposte di svalutazione del debito greco - ha assunto il compito di indirizzare le politiche fiscali dei vari Paesi e non solo indicandone gli obiettivi generali, ma anche le politiche con le quali andrebbero conseguiti. Il processo degenerativo della democrazia ha raggiunto il culmine con l`ennesimo escamotage per eludere la corretta procedura democratica che avrebbe richiesto una modifica dei trattati costitutivi dell`Unione, per approvare il "Patto Euro +": un trattato intergovernativo. Si sta creando una situazione paradossale. Mentre si chiede ai partiti greci di impegnarsi a rispettare l`accordo, non si sa per quante generazioni, il principale antagonista di Sarkozy alle elezioni presidenziali di maggio, Hollande, cioè il possibile presidente di uno dei due Paesi protagonisti del trattato intergovernativo, promette di rimetterlo in discussione non appena venisse eletto. Sarkozy ha risposto che è consuetudine che i nuovi governi rispettino i trattati sottoscritti dai governi precedenti, ma Hollande ha già replicato che il trattato non è ancora stato approvato dal Parlamento francese. Stiamo dunque tutti applicando rigorosamente un trattato che, in pratica, non esiste. Se Hollande vincesse le elezioni assisteremmo ad un allentamento dell`asse di destra franco-tedesco e ad un breve periodo di maggiore instabilità politica in Europa, ma il governo francese potrebbe diventare riferimento di quanti nell`Unione non condividono la linea sin qui seguita, contribuire a modificare i rapporti di forza e questo potrebbe infine influire sulle elezioni tedesche del 2013 favorendo la formazione di un governo più europeista, magari sotto forma di un ritorno alla Grande Coalizione, e riaprendo anche un discorso sulle riforme necessarie per restituire normalità al processo democratico europeo.


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