L'uccisione dei pescatori indiani da parte di militari italiani a bordo di un mercantile, al largo delle coste del Kerala, riaccende l`attenzione su una delle nuove potenze mondiali. La reazione delle autorità indiane di fronte all'evento, ai nostri occhi appaiono quanto meno spropositate. La dinamica è ancora oscura e speriamo che a chiarimento avvenuto si possa trovare una via di uscita dalla grave posizione nella quale sono oggi i nostri soldati, strada che la nostra diplomazia deve perseguire con pazienza e perseveranza. Resta il dolore per degli innocenti che hanno perso la vita senza alcuna colpa.
Considerazione che andrebbe premessa a qualunque dichiarazione, rischiando altrimenti di aggravare la situazione dei nostri connazionali. Ma nel valutare a sangue freddo la vicenda bisogna partire dall'orgoglio e dalla sicurezza di se che l'India ha acquisito negli ultimi anni. Nei primi anni novanta il gigante asiatico è finalmente uscito da un modello statalista e protezionistico e con le liberalizzazioni il paese ha cominciato a correre. Per i primi anni lo stato è intervenuto controllando i settori strategici e con misure importanti di redistribuzione del reddito per alleviare la povertà. Nell'ultimo decennio il tasso di crescita è stato attorno all`8%, facendo rientrare a pieno titolo l'elefante indiano nel novero delle potenze in rapida crescita, a fianco del gigante cinese. Ma i problemi non mancano. Nell'arretrato settore agricolo è ancora impiegato il 50% della forza lavoro. Basta un monsone cattivo per incidere negativamente sul Pil nazionale.
Il settore industriale cresce poco e rappresenta solo il 16 % dell`economia. Il boom è del terziario, dove però, a fianco dei ben pagati e brillanti ingegneri informatici c'è anche un importante settore informale senza protezione sociale. Sarà impossibile per l`immediato futuro, immaginare che milioni di contadini analfabeti possano trasformarsi in esperti informatici eliminando le enormi sacche di povertà del sub continente. Anche per questo il confronto con il dragone cinese risulta sfavorevole per gli indiani.
Rispetto alla autoritaria Cina, l'India gode di una straordinaria immagine positiva che deriva dall'essere la culla di importanti tradizioni religiose e oggi la più grande democrazia del mondo. Ma non dobbiamo dimenticare che ci troviamo di fronte una nazione di giovane indipendenza dall'alto tasso di nazionalismo. La preoccupazione prima della politica estera indiana resta il Pakistan e la minaccia che il fratello islamico rappresenta nel conteso Kashmir. Tre guerre non hanno risolto il problema. Per questo negli anni passati, i due paesi si sono dotati di armi nucleari, al di fuori di ogni controllo internazionale. L'India subisce ripetuti attentati terroristici, spesso compiuti da gruppi legati al nemico pakistano, ma a loro volta gli indiani tentano di allargare la propria influenza in Afghanistan, in funzione antipakistana.
La seconda direttrice della politica estera indiana è la relazione con l'America. Gli Usa hanno perdonato all'India la dotazione nucleare, facendola di fatto entrare nel club delle potenze dell`atomo militare nel 2006 con un accordo controverso, sperando così di portare il gigante indiano in una alleanza strategica. Ma l'India vuole tenersi le mani libere, come sempre. La terza preoccupazione di Delhi sono infatti i rapporti con Pechino. Vecchie dispute di frontiera ancora non risolte, portarono ad una guerra agli inizi degli anni 60 e oggi l`India si preoccupa per l'espansione economica e politica della Cina nei paesi dell`area, dal Pakistan alla Birmania, facendo del Dragone un avversario strategico degli indiani. Delhi non è ancora pronta a svolgere un ruolo globale ma pretende rispetto e, per ora, vuole essere solo la grande potenza del sub continente.