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Damiano: Il nostro problema è l`identità e non può essere il liberismo

Settimanale Gli Altri

di Cesare Damiano,  pubblicato il 16 marzo 2012 , 675 letture
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Ci siamo affacciati nel nuovo millennio senza ideologie. Almeno così si diceva e di questo eravamo quasi tutti, convinti. Da qui è cominciato il grande inganno. Abbiamo commesso un errore di prospettiva: abbiamo confuso la fine delle ideologie del `900 con la fine dell`ideologia tout court. In questo, il liberismo che domina con il suo pensiero unico la scena del mondo da trent`anni a questa parte, è stato al tempo stesso abile e subdolo. Ha spacciato per oggettive scelte marcatamente politiche ed ostinatamente ideologiche, superando traumaticamente il compromesso sociale del "secolo socialdemocratico" per sostituirlo con l`esclusiva centralità del mercato e dell`impresa. 

Noi oggi subiamo, drammaticamente, le conseguenze di queste scelte. Sono convinto che se la politica vuole riacquistare lo spazio che le compete, cioè quello di governare e non subire le formidabili trasformazioni in corso, debba tornare alla capacità di proporre ai cittadini una visione complessiva, un orizzonte di valori condivisi. Nel caso del Partito democratico, di indicare una alternativa alle politiche neoconservatrici che hanno determinato l`innesco della crisi del 2008 e che hanno anche l`ardire di proporre ricette continuiste per superarla. Bisogna avere il coraggio di rompere questo accerchiamento, di non sottostare a politiche quasi esclusivamente connotate dal rigore e da un impianto di stampo monetarista dettato, in Europa, dalle politiche ottusamente deflazionistiche e quindi socialmente crudeli della Germania. Per questo non condivido quanti, nel Pd, sostengono che il nostro compito sia quello di aderire senza se e senza ma alle politiche del governo Monti. 

 Al contrario penso che dobbiamo sostenere il governo al quale abbiamo affidato il compito di traghettarci al di fuori del rischio fallimento senza rinunciare alla nostra autonoma capacità di proporre correzioni e di avanzare critiche, come abbiamo fatto nel caso della riforma delle pensioni, capitolo per noi assolutamente non chiuso, e come dovremo fare per quanto riguarda il tema del mercato del lavoro nel caso di un mancato accordo al tavolo di confronto tra governo e parti sociali. Rimango dell`opinione che Monti non debba succedere a Monti e che sia necessario lavorare per avere un governo politico di centrosinistra nel 2013 con un Pd che sia in grado di mettere in cantiere, come ha ricordato Bersani, una alleanza di forze progressiste capaci di guardare al centro e politicamente alternative al centrodestra. 

Per fare questo occorre costruire una forte identità politica, culturale e programmatica fondata su un catalogo di valori condivisi. Sono di grande attualità alcuni temi: l`uguaglianza sociale, la redistribuzione della ricchezza dall`alto verso il basso, la tassazione progressiva dei patrimoni, l`intervento regolatore dello stato nell`economia e la ridefinizione del profilo europeo dello stato sociale, non la sua cancellazione. Nel Pd il filo che può legare le varie culture di provenienza può essere rappresentato da una critica esplicita al "trentennio liberista" e alle drammatiche distorsioni che esso ha prodotto: nella vita sociale; nella perdita di valore della risorsa umana; con l`indebolimento dell`azione di consenso esercitata dai corpi intermedi; attraverso l`esaltazione del mercato, della ricchezza e della ricerca del successo ad ogni costo assurti ad elemento simbolico della nuova regolazione sociale. 

 L`antidoto di fronte a questa degenerazione lo possiamo trovare nella dottrina sociale della Chiesa e nei valori del socialismo europeo. Se il liberismo ci ha portato in regalo l`aumento delle diseguaglianze e la più grave crisi economica che l`Occidente abbia mai attraversato, noi dobbiamo avere l`ambizione di far girare al contrario la ruota della storia. Come ci ricorda Tony Judt in Guasto è il mondo, «...il materialismo e l`egoismo della vita contemporanea non sono aspetti intrinseci della condizione umana. Gran parte di ciò che appare "naturale" risale agli anni Ottanta: l`ossessione per la creazione di ricchezza, il culto della privatizzazione e del settore privato, le disparità crescenti tra ricchi e poveri. 

E soprattutto la retorica che accompagna tutto questo: l`ammirazione acritica per mercati liberi da lacci e laccioli, il disprezzo per il settore pubblico, l`illusione di una crescita senza fine. Non possiamo continuare a vivere così.... Eppure sembriamo incapaci di concepire delle alternative e anche questo é un elemento nuovo». 
È questa, invece, la sfida che ci attende.
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