Rassegna stampa

Chi non vuole l'alternativa

Alfredo Reichlin - L'Unità

di Alfredo Reichlin,  pubblicato il 14 aprile 2012 , 2918 letture
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Ci risiamo? Ciò che io mi chiedo è se non stiamo chiudendo gli occhi di fronte ai rischi (o forse solo le tentazioni) di uscire dalla crisi del Paese e dal collasso dei due partiti della destra (l`asse di governo Berlusconi-Bossi) con una avventura antiparlamentare. Molte cose spingono in questa direzione.



Una crisi economica che getta nella disperazione milioni di persone al punto che si moltiplicano i suicidi e il fango gettato ossessivamente, ogni giorno e ogni ora, sui partiti politici dipinti come tutti ladri e tutti uguali, sta creando una miscela esplosiva. È evidente ed è sacrosanta l`indignazione per i fatti di corruzione. Ma è solo di questo che si preoccupa un certo establishment che nuota nell`oro? Mi colpisce molto il fatto che per questa gente e per i loro giornali non va più bene nessuna riforma sul finanziamento pubblico ai partiti. Vogliono altro. Che cosa? Che vuole l`oligarchia, parola troppo vaga di cui mi scuso ma con la quale intendo non tutto ciò che esercita il potere e che continua a garantire l`ordine democratico (compreso, sia ben chiaro, il governo attuale), ma quell`intreccio di cose e di consorterie, compreso il controllo pressoché esclusivo del circuito mediatico? Io ho la spiacevole impressione che la storia italiana e della sua classe dirigente si ripeta. Parlo della storica incapacità di questa di accettare come normale un possibile ricambio democratico a fronte del collasso del suo vecchio strumento di governo. Ciò che è avvenuto in altri passaggi (ricordate l`atteggiamento del vecchio Corriere della Sera di Albertini di fronte alla crisi dello Stato liberale nel primo dopoguerra?).



Al fondo è di questo che si tratta oggi in Italia. Si tratta del crollo impressionante in un mare di vergogna dell`asse di governo Berlusconi-Bossi al quale non i cosiddetti «politici» (noi almeno no) ma l`oligarchia politica- affaristica-mediatica dominante, avevano affidato il compito di governare. Si tratta del mondo «loro», non nostro. No, cari signori, i partiti non sono tutti uguali ed è l`asse politico che ha governato il Paese che ha fatto vergognoso fallimento. No, i partiti non sono tutti uguali. È il partito della destra che ha comprato i deputati necessari alla maggioranza, ha corrotto i giudici, ha dichiarato che pagare le tasse è un furto, ha detto che col tricolore «ci si puliva il culo». Ha imposto alla maggioranza parlamentare di votare solennemente, nell`aula storica di Montecitorio, che la signorina Ruby era effettivamente la nipote di Mubarak. Hanno insomma portato l`Italia sull`orlo del baratro. È vero, perfino il Corriere della Sera ha storto il naso, ma alla fine. Per anni il sostegno fu pieno, certo con il distacco dei grandi professionisti. All`inizio di tutto resta la frase lapidaria con cui l`avv. Agnelli incoraggiò la «scesa in campo» di Berlusconi: «Vada pure, perché se perde perde lui, se vince vinciamo noi». E infatti si sono coperti di soldi. Più del Trota, più delle spese personali di Rosi Mauro. Figurarsi se io non penso che la gente ha ragione di indignarsi. È giusto. Ma c`è qualcosa che non torna. Ed è questa la questione che sollevo.



Perché la sola ipotesi che il partito di Bersani (questo pericoloso sovversivo) possa vincere le prossime elezioni sta creando tanta paura e tanta agitazione in un certo mondo? Mi permetto di ricordare a giornalisti e a persone che pure stimo che il Corriere di Albertini sparò a zero su Giolitti ma, di conseguenza, si beccò Mussolini. Io non chiedo sconti per gli errori e del debolezze del Pd. Chiedo però a un certo mondo in cui, ripeto, ci sono tanti che stimo, qual è oggi, per loro il nemico? I partiti? Ma quali partiti? La fungaia di partiti e partitini personali che si moltiplicano di giorno in giorno, da Beppe Grillo a De Magistris, trovano simpatia. Allora è il partito che non va, cioè quello strumento reale che bene o male organizza la gente, dà anche ai poveracci una voce e una volontà collettiva, consente che anch`essi possano contare ai massimi livelli della vita statale. E questo che non va? Non va che il Pd sia ormai il solo partito che vive nella società tutti i giorni e tutto l`anno, che vota al suo interno, che ha degli organismi dirigenti e che il suo segretario sta lì, al vertice, ma pro-tempore?



Sottopongo queste mie considerazioni a tutti, anche a uomini come Rodotà e Zagrebelky, a Umberto Eco e Amato, come a Scalfari, Tronti, Claudio Magris, e tanti altri. Cioè a quelli che fanno le opinioni democratiche. Forse io esagero ma non facciamo l`errore di svegliarci troppo tardi. E poi teniamo ben presente il mondo in cui viviamo. Si è rotto un ordine europeo e mondiale. La crisi e al tempo stesso la potenza e la ferocia distruttiva della ricchezza finanziaria senza limiti che sconvolge il mondo, comprese le nude vite delle persone, è impressionante. La mente corre agli anni `30. L`analogia è evidente. Quella crisi e quel passaggio vide una doppia soluzione: da un lato il compromesso democratico e il grande patto sociale con Roosevelt in America e le socialdemocrazie in Europa; dall`altro la stretta autoritaria, Mussolini, Hitler, la guerra. La crisi della politica è gravissima, è reale, ma viene da qui. Stiamo attenti alla risposta che diamo.


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commenti

#1  Giovanni Scano, 18/4/2012

Mi riconosco completamente nelle parole di Alfredo Reichlin; è bene non dimenticare la storia e gli anni venti in particolare. Oggi in Italia il PD è l'unico partito veramente degno di questo nome. Tutti gli altri sono, in maggiore o minore misura, dei partiti personali ( PDL, Lega Nord, IDV, UDC, ecc.). Per questo motivo il Partito Democratico non deve escludere a priori nessuna ipotesi: lavorare prima di tutto per andare al governo con degli alleati, sulla base di un programma preciso e condiviso; ma anche essere preparato all'eventualita di trovarsi da solo e quindi dover proporre ai cittadini il suo programma per la trasformazione in senso progressivo della societa italiana. Già ora il Partito sta lavorando bene a livello programmatico più o meno in tutti i campi. Valuto positivamente il lavoro e le proposte elaborate finora dalla segreteria, dall'assemblea nazionale e dai forum. Bisogna naturalmente proseguire su questa strada e perfezionare ulteriormente le proposte programmatiche. Bisogna avere la capacità di stare sempre al centro della proposta e del dibattito politici. Per far questo, la discussione e la elaborazione delle proposte devono essere continui. Mi sembra che finora il Partito si sia rivelato complessivamente all'altezza della situazione, anche se, naturalmente, i margini di miglioramento non finiscono mai. Non c'è un punto di arrivo definitivo. La politica è una attività di per sè in continuo divenire.

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