Rassegna stampa

Il futuro dei progressisti è il federalismo europeo

Luigi Berlinguer - L'Unità

di Luigi Berlinguer,  pubblicato il 20 aprile 2012 , 569 letture
La crisi. Senza una maggiore integrazione non ci sarà un cambiamento.
parlamento europeo
Bene ha fatto Dario Franceschini ad affermare con autorevolezza che non si può rispondere alle sfide globali entro gli angusti confini dello Stato nazionale. Aggiungo, c`è troppa poca Europa nel nostro lavoro politico quotidiano.


L`Europa deve divenire un elemento costitutivo dell`orizzonte dei progressisti. Ed in questa fase, il primo obiettivo del Pd e dei progressisti europei deve essere quello di agire per la crescita. Occorre pertanto ricordare e spiegare che tra le principali ragioni della crisi c`è proprio la mancanza di Europa. L`influenza dei mercati, dello spread, delle borse è micidiale rispetto alle capacità della democrazia politica di orientare l`economia. Il caso europeo è tristemente emblematico: a moneta unica non corrisponde governo unico.


Nell`equilibrio economico, finanziario, monetario mondiale l`Europa non può reggere. Stiamo camminando, mentre dovremmo correre. E per accelerare, occorre allora procedere rapidamente verso una svolta federalista nella costruzione europea e nella nostra stessa identità di forza politica.


Certo, ci sono le resistenze, gli egoismi nazionali, quelli corporativi. Ma sarà sufficiente, in questo obiettivo, l`attuale determinazione, il coraggio e la consapevolezza delle forze socialiste e democratiche? Non si esce da una crisi drammatica soltanto con modesti aggiustamenti. In momenti così difficili si devono e si possono adottare misure radicali. Ed è certamente vero che l`Europa ha compiuto dei passi avanti, importanti ma contraddittori e insufficienti sul piano dell`equità e della crescita: dal controllo europeo dei bilanci nazionali all`intervento finanziario "solidale" verso Stati dell`Unione. Il vero nodo da sciogliere resta quello dell`unità politica. Ed è da lì che deve partire il mondo dei progressisti. È il percorso che Bersani ha avviato con il Ps francese e con la Spd tedesca.



È la sfida che Francois Hollande ha assunto impostando una campagna seria, responsabile, non demagogica, fondata sulla necessità di ripartire dall`Europa e di riportare coesione, equilibrio e slancio unitario al progetto politico dell`Unione europea. Non si può essere progressisti, socialisti moderni e democratici se non si passa concretamente all`azione per attuare un cammino veramente federalista. L`ideale socialista senza integrazione europea resta un legato arcaico.
I concetti stessi di solidarietà sociale, di uguaglianza, di modello sociale europeo diventano impotenti se rinchiusi nei confini nazionali. Altrimenti resterebbe l`impotenza di una politica fatta solamente della difesa di diritti messi, giorno dopo giorno, sempre più in pericolo. Guai ad abbassare la guardia della difesa, ma non interessa e non deve interessare al Pd ciò che rischia di essere la guardia del bidone. I diritti si rivendicano e si conservano in una cornice più ampia, quella europea.


Una società aperta impone la rivisitazione delle radici stesse del pensiero socialistico, di cui l`assunzione piena della dimensione europea deve divenire il nuovo elemento costitutivo, riconoscendo in questo senso il limite e le occasioni mancate nella fase dei governi di centrosinistra in Europa alla fine degli anni 90.
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