Spero che la spasmodica attenzione sul “boom” di Beppe Grillo o sul nervosismo del Pdl dopo la débacle del 6 maggio non faccia passare inosservata la
lettera sul rilancio del federalismo europeo firmato da molti esponenti progressisti europei (tra i quali Prodi, Amato, Bonino, Attali, Cohn-Bendit, Meny, Baron Crespo) ed apparsa ieri su vari giornali. È un documento assai allarmato per i rischi che corre l’Unione, sul piano sociale ed economico ma anche su quello politico ed istituzionale.
«Se lo scenario attuale si perpetuerà nel tempo - dicono i firmatari del documento l’Europa non potrà più disporre dei mezzi per resistere alle tendenze centrifughe ed alla crescita dei populismi. La fine dell’euro sarà allora solo questione di tempo». Ed aggiungono: «L’Unione europea non potrà uscire da questa crisi senza un cambio di paradigma». Segue poi l’indicazione di alcune piste di lavoro politico e culturale di grande rilievo. «Un’ altra via d’uscita è possibile»: andare oltre le insufficienze del Trattato di Lisbona, rilanciare una politica per la crescita e per l’integrazione di tutti i territori, risolvere la crisi di fiducia tra l’Europa e i suoi cittadini. «L’euro non potrà sopravvivere senza un progresso democratico decisivo».
Il documento chiede in sostanza di «denunciare, ridurre e progressivamente annullare i costi della non-Europa». Trovo stimolanti questa analisi e questi propositi. Sia nel merito, sul quale occorrerebbe trattenersi con uno spazio maggiore di quello consentito in questa rubrica. Sia dal punto di vista politico, perché rilancia un ragionamento alto sul nodo centrale della crisi che stiamo vivendo oggi, ossia le deficienze della costruzione europea e l’inadeguatezza delle politiche di austerità. Se a queste parole seguirà un’azione politica conseguente, collegata alle realtà territoriali, sarà allora un contributo vero ed utile. Anche per fronteggiare l’onda alta dell’antipolitica. Quest’ultima non si vince con gli anatemi, pur se una critica rigorosa va fatta alla demagogia ed al primitivismo che la sostanziano. Ma gli anticorpi giusti contro l’antipolitica sono l’onestà, la sobrietà, la sensibilità alle sofferenze popolari; il coraggio di decidere e fare, in modo aperto e partecipato; ed il respiro culturale, la visione lungimirante, l’altezza dell’ispirazione strategica. Le tre cose vanno insieme, non c’è scorciatoia possibile.
Rilanciare il federalismo europeo ha anche un valore terapeutico per noi: quello di ridare senso ad un sostantivo, federalismo, che con la Lega al governo ha perso ogni significato e che in questi tempi difficili può invece esserci di grande aiuto.