Sono lieto di rivolgere il saluto più sincero di benvenuto a tutti voi e vi ringrazio per la vostra presenza e per il vostro contributo; sento di poter condividere con voi i sentimenti più profondi di solidarietà e di trepidazione per ciò che ha duramente colpito, e ancora continua a mettere a dura prova, le popolazioni di una parte del territorio nazionale, e che nella sua drammaticità costituisce banco di prova dell’identità dell’intero Paese.
La potenza devastatrice del terremoto in Emilia, nei territori di Mantova e Rovigo, ha spezzato vite e seminato dolore, distrutto simboli di storia, piegato strutture produttive e danneggiato prodotti. La reazione della gente d’Emilia è stata all’altezza della sua storia: si è raccolta nella sofferenza per ricostruire, a partire dalle proprie forze, per impedire che il terremoto cancelli sotto le macerie i segni della operosità, della creatività, della fiducia nel futuro. Una lezione altissima di virtù civiche, prezioso esempio per lo spirito pubblico dell’intero Paese in un’epoca di crisi. Anche per questo grande è la nostra solidarietà, e grande deve essere il sostegno concreto e continuo di tutti gli italiani, istituzioni, organizzazioni sociali, popolo, per ricominciare. Per noi in particolare oggi solidarietà e sostegno sono anche per salvaguardare il patrimonio peculiare di una terra, quello enogastronomico, che la fatica e l’ingegno emiliano hanno prima tramandato di generazione in generazione come racconto ed elemento identitario di un territorio e delle comunità (grana, parmigiano reggiano, aceto tradizionale, prosciutto), poi legato alle nuove sfide dell’era globale come simboli massimamente distintivi dell’eccellenza italiana.
E’ la prima Assemblea nazionale del Pd sull’agricoltura e sull’agroalimentare. Le sue basi rimandano all’analisi e alla proposta di Varese presentata e approvata in occasione dell’Assemblea nazionale del PD tenutasi nell’ottobre del 2010 quando il settore divenne organico al Progetto del nostro Partito per l’Italia, acquisendo finalmente lo stesso valore fino a quel momento riconosciuto solo a settori considerati più tradizionalmente strategici.
Ed oggi il nostro intento è di segnare non una semplice evoluzione di quell’impianto , quanto di documentare il contributo essenziale che può derivare dall’agricoltura e da tutto il sistema agroalimentare per fronteggiare una crisi senza precedenti nella storia del dopoguerra, dell’occidente, e nel progettare un nuovo corso della crescita e dello sviluppo.
Da qui la relazione organica con il lavoro del Dipartimento Economia e Lavoro diretto da Stefano Fassina, e da qui la presenza del segretario nazionale che ha voluto programmare con noi questo appuntamento e che ringrazio di essere qui oggi.
Nell’articolazione della giornata sperimenteremo la relazione virtuosa fra i soggetti fondamentali di una nuova politica agricola: le organizzazioni di categoria, i saperi e le competenze, le esperienze pilota dell’innovazione, la traduzione normativa e legislativa delle nostre rappresentanze istituzionali a ogni livello. E con questo modello circolare svilupperemo in modo specifico nei prossimi mesi le principali opzioni selezionate dalla nostra discussione .
LE NUOVE MISSIONI: AGRICOLTURA MONDO,AGRICOLTURA ITALIA
Nell’economia di questa introduzione ho scelto di segnalare alcuni degli elementi di quadro che ispirano il nostro lavoro.
E che ruotano attorno a un doppio orizzonte:
agricoltura–mondo, agricoltura-paese
Uno dei problemi cruciali del nostro tempo e' il divario crescente fra aumento della domanda alimentare e insicurezza degli approvvigionamenti. Si registra inoltre uno squilibrio acutissimo nell’accesso al cibo: un miliardo di persone soffrono di obesità nel mondo sviluppato e un miliardo di persone vivono nell’indigenza, fra questi ultimi il 70 % è rappresentato da agricoltori delle aree povere del mondo.
Questi dati indicano cosa potrà accadere nel 2050 quando la popolazione mondiale toccherà i 9 miliardi e quando, secondo le recenti stime Fao, per soddisfare la domanda la produzione agricola per scopi alimentari dovrebbe aumentare del 70%. Un aumento però che appare strutturalmente impossibile da assicurare per i limiti, per esempio, nella disponibilità di beni come terre fertili e acqua.
Interrogarsi ora significa preparare il futuro prossimo.
Certamente e' segno di avanzamento che la crescita della domanda sia alimentata dall’irrompere sulla scena di nuove economie, ossia da nuove possibilità di accesso ai beni alimentari per società e popoli fino a prima ai margini della scena mondiale (Cina in testa).
Cosi come dobbiamo considerare irreversibile il superamento delle barriere protezionistiche, il processo di liberalizzazione dei mercati e degli scambi commerciali che consente di trasferire le derrate alimentari da dove ci sono a dove non ci sono.
Tuttavia quella che possiamo definire una globalizzazione non regolata ha determinato, contrariamente alle sue promesse, effetti discorsivi su molti piani.
La finanziarizzazione dell’economia, il gioco dei future e delle speculazioni sulle commodity, che hanno inciso sulla instabilità dei prezzi - accanto ai fattori propri del ciclo semina raccolto-, l’emersione di fenomeni come l’accaparramento di vastissime estensioni di terre agricole (land grabbing) da parte di Stati, imprese multinazionali, fondi di investimenti rappresentano manifestazione diretta di un processo di globalizzazione che fuori di ogni regolazione democratica, sia pure con caratteri e finalità diverse, ha determinato riduzione della biodiversità, scambi ineguali con le popolazioni povere e profondissime disuguaglianze, contrazione della produzione agricola alimentare a vantaggio di bio carburanti, di istallazioni di impianti per le cosiddette energie alternative al petrolio o di mangimi ogm per alimentazione animale.
La comunità internazionale non può più ignorare queste contraddizioni e questi rischi; deve farvi fronte sviluppando un nuovo ciclo di politiche pubbliche di controllo e di regolazione Assai indicative in ordine a questi scopi sono gli obbiettivi di monitoraggio e trasparenza dei mercati, assunti al G20 del giugno 2011, la tassazione delle transazioni finanziarie internazionali che chiediamo come progressisti europei; e da ultimo le Linee guida approvate l’11 maggio scorso dal Comitato Sicurezza Alimentare della FAO. Si tratta di linee di carattere volontario ma che i paesi e gli organismi firmatari si sono impegnati ad adottare in relazione agli investimenti esteri in agricoltura.
-Riconoscimento dei diritti codificati di accesso alle risorse
-Trasperenza degli attuali diritti proprietari e delle variazioni
-Trasparenza delle transazioni -
Valutazione ex ante delle possibili conseguenze degli investimenti per le popolazioni
Sprechi alimentari
La dimensione e la qualità dei fenomeni discorsivi e che mettono in questione la sovranità alimentare richiedono non solo regolazione e controllo, richiedono un generale ri-orientamento nel modello produttivo e negli stili di vita e di consumo.
Ovvero da un lato una visione e una strategia per l’autosufficienza alimentare che incentivi la produzione secondo principi di sostenibilità ambientale, secondo la formula “più produzione meno inquinamento” e che richiede un ruolo sempre più determinate della ricerca .
Dall’altro comportamenti finalmente responsabili nei consumi. Solo nella UE, fonte Eurostat 2010, si sprecano all’anno 179 kg di cibo pro capite, mentre circa 81 milioni di persone sono a rischio povertà e 42 milioni in condizione di estrema deprivazione. Europei e nordamericani sprecano a testa all'incirca tra i 95 e i 115 kg di cibo all'anno.
Il 2014 sarà l’anno europeo contro gli sprechi alimentari. Produttori, famiglie, distribuzione devono essere tutti protagonisti di una nuova coscienza pubblica che conduca ad una radicale inversione della tendenza attuale. Il riferimento alla dimensione globale non deriva solo dalla necessità di un nuovo cosmopolitismo civile in grado di orientare verso fini di giustizia sociale e di sostenibilità ambientale la globalizzazione economica; cosmopolitismo civile come elemento fondante dell’identita', della cultura politica di una forza politica progressista come il Pd; questo ancoraggio è necessario perché autosufficienza, sostenibilità , riguardano anche noi in Europa e in Italia.
Expo 2015
E soprattutto il nostro Paese è prossimo ad un evento che è insieme una grande responsabilità e una straordinaria occasione: Expo 2015.
Il suo Tema “Nutrire il pianeta, energia per la vita” rappresenterebbe incontro fecondo di istituzioni, saperi, organismi non governativi attorno a temi essenziali come l’accessibilità universale al cibo sano, il valore di una rinnovata cultura del cibo, la sostenibilità.
Temi sui quali il nostro Paese può apportare un contributo rilevante. Naturalmente potrà essere anche occasione per consolidare la reputazione internazionale del nostro patrimonio enogastronomico, storico architettonico, paesaggistico.
Si calcola che nei 6 mesi verranno in Italia 29 milioni di visitatori esteri. Il nostro auspicio è che si raccolga l’appello del Sindaco di Milano per uno sforzo straordinario del governo volto a superare l’impasse e a costruire l’evento. Concretizzando anche protocolli di collaborazione fra enti territoriali del paese in modo da far conoscere ai visitatori luoghi spesso sconosciuti, ma di grande richiamo e interesse del Nord, del Centro, del Sud.
AGRICOLTURA ITALIA
Lo slogan che abbiamo scelto nella sua semplicità è indicativo di una opzione di fondo: fondare una idea di nuova organicità fra agricoltura e paese. Siamo ad un tornante assai critico della condizione generale e siamo chiamati ad affrontare la crisi non solo dal lato del rigore di bilancio, del contenimento della spesa, segnatamente di quella improduttiva. E’ evidente che una politica imperniata solo sulla austerità determina meno protezione sociale, meno redditi e meno consumi, chiusure di aziende e disoccupazione; emerge che è necessario un nuovo ciclo di coraggiose politiche pubbliche e di investimento su settori strategici originata da diversa politica europea.
L’invocazione di investimenti per la crescita non può limitarsi a evocare la parola crescita. Occorre specificare quali beni e servizi incentivare per generare Valore aggiunto, qualità sociale e qualità ambientale come costitutivi di un nuovo paradigma produttivo.
Insomma crescita e sviluppo dipendono dalla scelta di specializzazione produttiva che il paese compie nel quadro della competizione internazionale.
Noi candidiamo l’agricoltura e l’agroalimentare fra i settori della innovazione e della specializzazione competitiva del sistema Paese.
Le agricolture al plurale
L’agricoltura italiana è al centro di un mutamento profondo di ruolo e di funzione. Non più settore funzionale ad un unico modello economico dominante (serbatoio di mano d’opera per lo sviluppo industriale e fornitore di materia prima per l’industria alimentare). Ma settore che vive un mutamento interno che tende a caratterizzarlo come elemento dinamico di un nuovo paradigma produttivo. Le trasformazioni economiche e sociali hanno riempito di nuovi contenuti le aspettative della società nei confronti del settore agroalimentare. E queste aspettative sono la base strutturale del mutamento e della formazione di una figura più complessa di agricoltore moderno. L'agricoltore moderno non e' più solo produttore di beni alimentari; è anche soggetto essenziale nella valorizzazione del territorio e delle risorse naturali, promotore della coesione sociale dei territori rurali, garante della qualità, della sicurezza alimentare e del patrimonio di civiltà delle mille contrade del Bel Paese.
Per questo parliamo di agricolture e con il plurale non ci riferiamo solo alle differenziazioni geografiche territoriali, ancora certamente visibili: al Nord aziende più strutturate per integrazione di filiera, con la specificità della montagna; al Centro aziende a più elevato carattere multifunzionale; al Sud aziende pilota sulla strada dell’eccellenza insieme a un panorama generale più frammentato e dipendente dalla integrazione pubblica. Parliamo di agricolture come diversificazione fra modelli, e come evoluzione verso modelli mutifunzionali.
Parliamo di un primario che si collega, con fatica e in posizione di debolezza, alla produzione di mezzi tecnici a monte e alla catena della trasformazione a valle; ma che nel momento della commercializzazione fatica a vedere valorizzata l’identità originale del proprio prodotto.
Parliamo di un primario a forte identificazione dei prodotti con i territori dai quali deriva esperienza e tecnologia, imprimatur di qualità e connotazione culturale dalla storia locale. E che sempre più spesso a sua volta evolve verso funzioni nuove, cura di beni pubblici, tutela della salute, vendita diretta.
Elemento importante della catena dell’agroalimentare italiano è certamente la sua industria di trasformazione. Anch’essa differenziata fra il segmento della piccola impresa in sofferenza (con indici significativi di mortalità) e la grande azienda che produce a grande scala ed è più proiettata ai mercati internazionali. Fulcro della performance del comparto deve essere sempre più la distintività.
Il modello della distribuzione degli esercizi commerciali registra la compresenza di esercizi specializzati e dei mercati del fresco in affiancamento alla GDO.
Questa assorbe il 70% della catena del valore prodotto nella filiera, comprimendo valore aggiunto agricolo e industriale e di fatto incentivando forme alternative come la vendita diretta.
E questo chiede più spazio contrattuale ad agricoltori e piccola industria.
La descrizione sintetica del carattere plurale del panorama agroalimentare italiano non è registrazione e somma statica dell’esistente, è rilevazione della potenzialità dell’insieme di questi modelli a corrispondere appunto alle nuove grandi aspettative del cittadino-consumatore e a configurarsi, con le necessarie innovazioni, come sistema interconnesso ad alta competitività economica e alta funzione sociale e ambientale. Sistema in grado di rispondere alle tendenze prevalenti nel comportamento del consumatore mondiale: quella indotta dalla nuova organizzazione del lavoro e dei ruoli nella famiglia e finalizzata a risparmiare tempo e denaro negli acquisti e nel consumo; quella volta a ricercare nei cibi il legame con la storia e la radice del territorio; quella che domanda fruizione di beni come paesaggio e ambiente naturale.
Per le prime due fasce di consumo la remunerazione del prodotto dipende dalla sua qualità e dal riconoscimento del mercato, per la terza fascia, quella di beni che il mercato non può ne produrre ne remunerare, spetta al livello pubblico riconoscere il valore di queste prestazioni agricole.
Le cifre in sintesi
Già questa lettura designa il ruolo fondamentale dell'agroalimentare nella società contemporanea, accanto ad essa l'idea di una nuova organicità fra Agric e Paese e' giustificata anche dalle cifre.
Nel complesso la dimensione economica del sistema è stimata in 246 miliardi di euro, pari al 15,9 % del Pil italiano. E dagli ultimi dati Istat emerge che, anche se il Prodotto interno lordo è diminuito dell'1,3% nel primo trimestre del 2012 rispetto al primo trimestre del 2011, l'agricoltura risulta l'unico settore in crescita. E per il secondo trimestre consecutivo l’agricoltura ha fatto registrare un segno positivo in virtù dell'aumento del 7% del valore delle esportazioni di prodotti agroalimentari Made in Italy, che ha oltrepassato per la prima volta i 30 miliardi, un importo superiore alla voce autovetture, rimorchi e semirimorchi ferma a 25 miliardi nel 2011. Ciò che nel 2012 ha fatto crollare il Prodotto interno loro invece è stato il mix esplosivo del maltempo che si è abbattuto sulla crisi nella prima metà del mese di febbraio ed è costato almeno 1,5 miliardi (lo 0,1 per cento del Pil) all’intero sistema produttivo nazionale tra i danni causati e il fermo delle attività per quasi dieci giorni nel settore agricolo, industriale e dei servizi, anche pubblici.
L’agricoltura tiene anche sul piano occupazionale. Nei primi tre mesi il primario registra + 0,8% degli addetti.
La bilancia commerciale rimane in deficit. Eppure per azzerare il disavanzo della bilancia commerciale agroalimentare pari a circa 3,9 miliardi, basterebbe la lotta senza quartiere alla contraffazione alimentare che fattura 60 miliardi l'anno, sottraendo ai produttori onesti 6,5 miliardi e tagliando oltre 300mila posti di lavoro.
Altro elemento caratterizzante la vitalità del settore è costituito dal paniere dei prodotti di qualità certificati. Qui l’Italia ha guadagnato la leadership europea con 150 dop, 89 igp, 2 sgt, 532 tipologie di vino a denominazione di origine .
Per dare basi più solide alle prospettive di crescita del settore e far sì che contribuisca allo sviluppo nazionale occorre intervenire su alcune criticità storico strutturali che ne frenano la competitività. In particolare emergono due aspetti cruciali: il primo è la forte polverizzazione aziendale (con una dimensione media pari a 8 ettari); il secondo è la senilizzazione della base agricola (soltanto il 3,3% è condotta da giovani agricoltori di età inferiore ai 35 anni ) e che vi sono margini significativi di evoluzione su questi due terreni vi è segno nel censimento 2011 che rileva la tendenza a una maggiore concentrazione delle aziende e all'aumento significativo di aziende condotte da agricoltori giovani.
A questi deficit strutturali si aggiungono, come sappiamo, il peso della burocrazia, le difficoltà crescenti di accesso al credito, gli squilibri nella filiera, per indicarne alcuni.
La contingenza aggiunge, il peso dei costi di produzione, l’imu, la caduta dei consumi alimentari.
A questo proposito si deve annotare che in un periodo di crisi come l’attuale i consumi alimentari sono divenuti “comprimibili” e la loro caduta è destinata ad incidere più del passato su primario e industria. Fanno eccezione i settori orientati all’export.
IL RUOLO DELLA MANO PUBBLICA
Per superare criticità storiche e emergenze, per trasformare le potenziali in fattori duraturi di sviluppo, occorre un nuovo ciclo dell’intervento pubblico.
Obbiettivi di fondo di nuove politiche pubbliche sono politiche di accompagnamento e di stimolo alla competitività nel mercato interno e nel contesto internazionale da un lato, e valorizzazione della agricoltura come luogo di produzione di beni e servizi dall'altro.
La riforma della PAC
In questo senso sono fondamentali il processo di Riforma della PAC e l'avvio di una vera politica nazionale.
Sul primo capitolo siamo nel pieno di un percorso assai impegnativo.
Intanto si consideri che gli interventi Pac rappresentano il 30 % del reddito degli agricoltori italiani e questo rivela il grande patrimonio produttivo del nostro Paese rispetto ad altri paesi dove la Pac giunge a coprire il 100% del reddito.
Per l'Italia il negoziato e' in salita. Sia sulla dotazione finanziaria che sul criterio di ripartizione rischiamo una inaccettabile penalizzazione.
Ha certamente pesato nelle fasi di avvio del negoziato il deficit di credibilità dei vari ministri; tuttavia ora siamo chiamati ad sforzo concorde per conquistare cambiamenti profondi .
Questi riguardano il recupero del budget del ciclo precedente come paese contribuente netto, la correzione profonda del criterio di ripartizione incardinato sulla superficie con l'integrazione del riferimento al valore aggiunto della produzione, al lavoro, alla definizione di agricoltore attivo, alle misure di gestione del rischio.
Capitoli importanti e strategici sono il sostegno alla organizzazione dei produttori e al ricambio generazionale.
Sul greening occorrerà introdurre una diversa modulazione e annoverare le colture arboree come destinatarie della componente di finanziamento dell’inverdimento.
Esistono condizioni di contesto politico per questi obbiettivi di cambiamento.
La sostanziale convergenza unitaria delle organizzazioni agricole italiane può trovare ora riferimento essenziale nella condotta del nuovo ministro e l’insieme del sistema Italia può certamente contare sul ruolo decisionale attribuito al Pe da Lisbona e su riferimenti essenziali nella Comm. agricoltura del PE, il Presidente De Castro, il relatore dei dossier più importanti Capoulas Santos.
La politica agricola nazionale
A pesare sul settore primario in maniera negativa è stata l’assenza totale di una politica nazionale volta a sostenere questo settore. Accanto alla girandola di tre ministri in tre anni, questa mancanza ha aggravato i problemi del settore attraverso delle finanziarie che hanno teso più ad effettuare dei tagli che a offrire risorse ed incentivi. (E’ sufficiente pensare che le tre leggi finanziarie dell'ex Governo hanno previsto tagli consistenti: la finanziaria 2008 con meno 682 milioni di euro tra "tagli" di manovra estiva e legge finanziaria; la finanziaria 2009 con meno 40% le spese in conto capitale, meno 24% le autorizzazioni di spesa destinate agli investimenti; la finanziaria 2010: rispetto all'assestamento, meno 15% lo stato di previsione del Mipaaf per il 2011; meno 194 milioni di euro tra "tagli" e variazioni degli stanziamenti di spesa previsti a legislazione vigente per il prossimo triennio).
Possiamo certamente affermare che con la nomina del Ministro Catania si è registrato un positivo cambio di fase in direzione di una rinnovata attenzione verso il settore. E vogliamo ribadire qui il nostro impegno a sostenere nei modi possibili le ragioni agricole nelle scelte del governo e delle aule parlamentari.
Siamo fiduciosi che di qui alla fine della legislatura, oltre la contingenza, si possano ricostruire i pilastri di una vera politica nazionale agricola. E a questo fine cercheremo di contribuire con idee e proposte lungo alcune fondamentali direttrici. Il primo terreno di questo impegno e’ il sostegno alla competitività del Made in Italy sui mercati internazionali. Ciò richiede una politica di valorizzazione dei marchi che va dalla registrazione nei paesi terzi, ad un sistema di incentivi per le imprese che promuovono all'estero il turismo enogastronomico. Essenziale è procedere ad una riorganizzazione unitaria degli enti di promozione per ripensare i diversi organismi e le competenze plurime in un’ottica di razionalizzazione e coordinamento. Positiva è la decisione di annoverare l’agroalimentare nell’agenzia sostitutiva di ICE con l’obiettivo di consolidare la posizione italiana sui mercati internazionali.
Fra le azioni che non costano e che producono valore vi è il capitolo della lotta alla contraffazione.
Un giro di affari di 60 miliardi l’anno, il cosiddetto italian sounding, forma diffusa di imitazione del Made in Italy che sfrutta l’immagine dell’Italia commercializzando prodotti di altra origine.
Grave è stato “il caso simest”, società di consulenza per l’internazionalizzazione, con capitale al 76 % del governo italiano, a sua volta partecipe di società che producono con materie prime non italiane, commercializzando sul mercato con denominazioni evocative delle nostre tipicità e creando concorrenza sleale sul prezzo.
O ancora il caso delle sofisticazioni e delle informazioni ingannevoli riguardanti l’olio extravergine di oliva su cui è giusto e possibile approvare norme di più piena trasparenza nella etichettatura e di inasprimento delle pene per frodi e sofisticazioni.
Ugualmente decisivo è il processo di integrazione verticale e orizzontale della filiera.
Il rafforzamento delle OP, la facilitazione del loro accorpamento sono essenziali per L’aggregazione del prodotto, il marketing, la relazione intersettoriale.
Porta ad aumentare il potere contrattuale e agganciare il primario agli attori del mercato internazionale. Quello che occorre è certamente da un lato adeguamento legislativo dall’altro innovazione, assistenza tecnica, nuove tecnologie per spostare la competizione dai costi alla qualità e garantire valore aggiunto a tutto il sistema.
Procedure trasparenti ed agevoli sono necessarie nel rapporto con la Pubblica amministrazione. Sia a livello regionale che centrale. Utile riferimento è l’iniziativa legislativa dell’Emilia Romagna di un registro unico dei controlli o l’ipotesi ministeriale di mettere In rete le informazioni in possesso delle varie amministrazioni pubbliche.
Fondamentale è per noi il tema degli Enti vigilati.
Con la proposta di riordino degli enti vigilati, che per primi abbiamo avanzato,non solo si obbedisce alla necessità di dare un taglio agli sprechi, soprattutto si impegnano in modo virtuoso grandi risorse superando sovrapposizioni, frammentazioni, disordine nelle competenze centro periferia.
Il nostro progetto di riordino prevede di ridurre da 13 a 4 enti corrispondenti alle principali aree di attività ora disperse e duplicate: pagamenti Pac, ricerca, strumenti finanziari, informazioni. Ne corso del processo di Riforma consideriamo utile ipotesi di lavoro il superamento dei CdA in favore di assetti di tipo manageriale.
Ricerca ed innovazione
In un contesto globalizzato ed informatizzato, ricerca e innovazione tecnologica sono elementi chiave della crescita poiché la competizione ruota attorno essenzialmente alla qualità, alla conoscenza e alla velocità di apprendimento. In questo quadro in materia di Ogm rimaniamo ancorati al principio di precauzione e confermiamo la nostra opzione a favore della coltivazione biologica e convenzionale. Mentre senza esitazione è il nostro favore per lo sviluppo della ricerca pubblica come garanzia di trasparenza e controllo.
Lavoro
E se la ricerca ha un valore essenziale in questo nostro percorso, non possiamo non impegnarci anche su un altro fronte: il lavoro. Il nostro obiettivo deve essere quello di promuovere un lavoro di qualità garantendo il rispetto dei diritti dei lavoratori e la valorizzazione delle risorse umane e considerando il lavoro fattore organico della distintività del Made in Italy.
Queste sono le basi su cui dobbiamo costruire l’occupazione in agricoltura e da cui possono generarsi processi di integrazione e di coesione sociale nelle aree rurali.
La lotta contro fenomeni odiosi di nuovo schiavismo e di intermediazione illecita di mano d’opera è innanzitutto principio di civiltà. Al contempo tutela la generalità delle aziende dalla concorrenza sleale dei comportamenti illeciti.
Tutele del territorio
La vulnerabilità del nostro territorio, originata dai cambiamenti climatici e da politiche dissennate di gestione del territorio, richiama l’urgenza di una politica di previsione e prevenzione, di interventi di bonifica e di monitoraggio. Gli agricoltori e le loro forme associate possono svolgere un ruolo integrativo nella manutenzione del territorio.
I giovani e le donne valore strategico
L’insieme di questi obbiettivi e dei cambiamenti che sono necessari ruotano al ricambio generazionale e di genere.
La velocità di apprendimento, l’accumulo di conoscenza, percorsi permanenti di formazione sono elementi essenziali per il salto verso la mentalità imprenditoriale che oggi è necessaria.
Tutti i casi di successo dimostrano che in questo senso giovani e donne sono risorse imprescindibili.
Regimi fiscali agevolati per i primi insediamenti, credito di imposta per i beni strumentali, accesso al credito e altro ancora sono misure necessarie per favorire attrazione, reddito, reputazione sociale di una nuova figura imprenditoriale.
Agricoltura sociale e urbana
La nuova centralità dell’agricoltura nasce anche dalla mutazione dei rapporti città/campagna. Si assiste oggi ad un’inversione di tendenza, si parla di “rivincita delle campagne” in nome della qualità della vita, di ritmi più naturali e della presenza di reti di reciprocità e di mutuo aiuto che nei centri urbani sono spesso carenti o assenti. Ed è questo ritorno alla campagna che ha riportato nuovamente l’attenzione sui territori agricoli interni ed intorno alle città : è tornata la volontà di rivalorizzare questi spazi abbandonati e spesso degradati, di riqualificarli trasformandoli in luoghi non ai margini del centro urbano, ma come parte integrante di esso. Questo recupero dell’equilibrio nel rapporto tra mondo rurale e mondo urbano è essenziale: gli orti urbani e didattici, i progetti Campagna in città con la vendita diretta dei prodotti da parte degli agricoltori, tutto ciò contribuisce non solo in termini di benefici economici (creazione di occupazione, fonti di reddito), ma anche in termini di consolidamento dei percorsi di inclusione sociale: rafforzando quelle reti sociali che con il tempo si sono indebolite a causa della divisione netta tra le due realtà, si crea un modello di welfare che offre servizi pubblici, soprattutto nel campo dell’assistenza alla persona (assistenza agli anziani, integrazione dei disabili e/o di coloro che scontano pene, la formazione dei minori fino alla trasmissione della cultura agricola e rurale attraverso le fattorie didattiche).
La pesca
Terremo a luglio una iniziativa analoga a questa specificamente dedicata alla pesca. Qui è solo necessario dire che il settore ittico è parte integrante della valorizzazione del nostro sistema agroalimentare. E che il nostro approccio interpreta la complessità delle interazioni tra pesca, ambiente ed economia; ovvero che l’attività produttiva dipende strettamente dal complesso stato di salute degli eco-sistemi acquatici. Il rapporto dunque, tra pesca ed ambiente deve essere impostato correttamente perché solo da qui si può vincere la sfida di una piena sostenibilità ambientale ed economica.
E’ necessario rispondere alle gravose ed inedite sfide che si profilano per il settore, cogliendone gli urgenti bisogni di rafforzamento e riposizionamento delle imprese, di riorganizzare i modelli produttivi e di integrazione della filiera, per consentire la sua valorizzazione nell’ambito del sistema delle produzioni agroalimentari di qualità.
Altro punto che il PD vuole mettere al centro della propria iniziativa è la riforma della politica comune della pesca, perché sarà necessario sviluppare politiche internazionali a livello Mediterraneo, altrimenti sarà difficile gestire una Regione Unica con regole diverse tra nord e sud, sarà impossibile far comprendere ai pescatori comunitari che le loro regole sono più rigide di quelle dei pescatori non comunitari.
Dopo quest’assemblea promuoveremo come Forum nazionale in collaborazione con altri centri di iniziativa ulteriori momenti a tema: un convegno nazionale sull’agriturismo già il prossimo 30 giugno.
E’ in preparazione il programma del Forum interno alla Festa democratica nazionale. Prevede un Focus sulle imprese della innovazione, iniziative su Pac, su Expo 2015. E’ in collegamento con questo tema un evento sulla Alimentazione mediterranea patrimonio Unesco a Salerno.
Continua così in una dimensione di sempre maggiore radicamento nei territori una esperienza certamente positiva .
Ci siamo proposti in questi anni di mettere in relazione i diversi mondi del sistema agroalimentare. E sono particolarmente lieto di ringraziare quanti hanno partecipato con idee e contributi al nostro lavoro, in particolare le organizzazioni e le personalità esterne al Pd che hanno voluto cogliere nella Consulta una possibilità circolare di scambio e proposta.
Per noi l’organizzazione è la prima forma della conoscenza, e una organizzazione aperta è la forma più sensibile e aderente ai mutamenti della società.
E con questo spirito vogliamo essere partecipi del progetto generale di ricostruzione dell’Italia che il Pd viene elaborando.
Accettando la sfida di concorrere per la nostra parte alla opera indilazionabile di connettere la sfera della politica con i valori, le sensibilità,gli interessi legittimi della società contemporanea; e di nuovamente promuovere nel XXI secolo la politica come il punto di equilibrio fra economia e società, come ci ha ricordato di recente Bersani, e dunque come elemento essenziale di avanzamento della civilizzazione moderna, capace di prospettare nuovi paradigmi delle sviluppo economico insieme alla ricostituzione di uno spirito pubblico sensibile alla dimensione del bene comune.