Alt sulla sanità. Basta tagli in questo settore. Si rischierebbe di ricorrere ancora al ritocco del ticket
Le indiscrezioni sulla Spending Review si rincorrono all`impazzata e i partiti cominciano a mettere i propri paletti. Anche il Pd dei «fedelissimi» a Monti questa volta vuole vederci chiaro prima di licenziare un altro provvedimento che rischia di incidere pesantemente sulla vita di cittadini e lavoratori.
Alle parole del segretario Bersani seguono quelle del senatore Ignazio Marino sulla questione sanità: «Non è possibile ridurre gli investimenti nella salute - attacca - già con le ultime manovre del precedente governo si erano programmate riduzioni di 17 miliardi, altri tagli vanno impediti perché questo creerebbe una disparità inaccettabile tra chi è ricco e può permettersi una sanità privata e chi deve affidarsi alle lunghe liste d`attesa delle strutture pubbliche».
A tirare le fila è Stefano Fassina, responsabile economico nella segreteria dei Democratici. La questione principale sul tavolo resta quella degli esuberi minacciati tra gli statali: forse addirittura 100 mila in tre anni.
«La nostra posizione - spiega Fassina raggiunto telefonicamente - è quella che bisogna partire dalla testa e non dalla coda. In altre parole, prima di parlare di licenziamenti occorrerebbe riorganizzare per bene la macchina amministrativa. In quel modo si potrebbero ottenere grossi risparmi e si eviterebbe la logica "tremontiana" dei tagli orizzontali, che ha già fatto molti danni».
Il discorso sulla sanità invece è diverso.
«In base all`ultima manovra il settore della salute ha già subìto tagli per cinque miliardi all`anno. E anche in quel caso non c`è chiarezza su come si otterranno tali risparmi. Il rischio è che si finisce con incidere come al solito sulla pelle del paziente, magari ricorrendo al classico aumento del ticket.
Ovvio che aggiungere altri tagli in questo contesto andrebbe evitato». Stavolta il Partito Democratico è pronto a battagliare sul provvedimento.
«Confronto con i partiti? Non c`è bisogno che ci sia in anticipo, avverrà in Parlamento dove noi avremo il compito di apportare i correttivi necessari ed evitare gli errori commessi con altre leggi».
Al governo Monti non sarà consentito un altro ricorso alla fiducia. Fassina, che tra i suoi è sempre stato quello meno tenero nei confronti dell`esecutivo tecnico, mette le cose in chiaro: «Al Parlamento va finalmente restituito il suo compito, che è quello di analizzare perbene i provvedimenti del governo e licenziarne la migliore versione possibile.
Sarà quello che faremo con la Spending Review».