E al loro destino di irrilevanza, cantano come sempre, quando il sole è già alto. Guardiamo, invece, ai fondamentali per capire quanto avviene nell`euro-zona e provare a cambiare rotta prima di colpire l`iceberg.
L`euro ha un "difetto congenito": è insostenibile date le divergenti dinamiche di competitività tra i Paesi membri e la condivisibile indisponibilità dei nord-europei alla transfer union. Per i suoi primi 10 anni di vita, il credito facile delle banche internazionali (tedesche incluse) ai Piigs ha finanziato i deficit delle loro bilance commerciali e trainato la crescita dell`ex-area del Marco. Siamo stati una private debt union, un`unione fondata sull`indebitamento delle famiglie (la Grecia è caso unico). Poi, nel 2008, la giostra si è fermata per lo sgonfiamento delle bolle immobiliari e finanziarie e la conseguente zavorra sulle banche. La diagnosi è condivisa a Berlino, Bruxelles e Francoforte.
Lo scontro culturale e politico, tra conservatori e progressisti, nell`euro-zona è sulla cura. La ricetta dei conservatori e di larga parte delle tecnostrutture comunitarie prevede, per ciascun Paese in deficit di bilancia commerciale, la "svalutazione interna": contrazione della domanda, attraverso politiche di bilancio soffocanti, per ridurre l`import; riduzione del costo del lavoro, attraverso l`ulteriore indebolimento del potere contrattuale dei lavoratori e delle lavoratrici, per aumentare l`export. È la linea imposta anche al governo italiano, raccomandata ancora due giorni fa nell`ultimo bollettino della Bce. A Francoforte e Berlino sono soddisfatti dei nostri interventi di finanza pubblica, ma delusi dall`incapacità del governo di indebolire i sindacati e quindi preoccupati per l`insufficiente riduzione delle retribuzioni. Per rimediare, dopo il tentativo a vuoto di smantellare l`art 18, si passa a delegittimare le rappresentanze di lavoratori e imprese.
Colpevoli, quest`ultime, per visione lungimirante del proprio interesse, non per generosità, di cercare un patto tra produttori, invece che procedere ad atti unilaterali stile Fabbrica Italia. Al di là delle conseguenze drammatiche sulle condizioni di lavoratori e lavoratrici, imprenditori piccoli, medi e grandi, giovani e meno giovani senza lavoro, la strada della svalutazione interna seguita nell`area euro non funziona.
Gli spread elevati sono soltanto colpa degli avvoltoi della finanza? Non illudiamoci. Sono conseguenza di politiche di austerità auto-distruttive che ampliano le divergenze economiche tra i Paesi euro e rendono insostenibile sul piano economico, sociale e politico la moneta unica. In Italia, abbiamo raggiunto, tra impennate di tasse e tagli a servizi sociali fondamentali, un avanzo primario intorno al 4% del Pil (il doppio della Germania), innalzato brutalmente a livelli record l`età di pensionamento, scolpito l`equilibrio del bilancio pubblico in Costituzione, approvato al volo un Fiscal Compact impossibile.
In Grecia, il povero Papandreu ha realizzato un abbattimento del deficit senza precedenti storici e determinato sull`economia e sulle persone gli effetti di una grande guerra. Irlanda, Portogallo e Spagna continuano a tagliare welfare e retribuzioni. Eppure, tagli di spese, aumenti di imposte e regressione delle condizioni del lavoro non sono mai sufficienti a ridurre il debito pubblico. Perché?
Perché affossano l`economia reale. E, dati i legami economici e finanziari, spingono fuori asse anche i conti pubblici in Olanda e frenano la Germania in una inevitabile stagnazione.
A quanto deve arrivare la disoccupazione, in particolare giovanile e femminile, per prendere atto che il modello tedesco non è generalizzatile? Affinché qualcuno abbia un attivo di bilancia commerciale (la Germania), qualcun altro deve avere un passivo (i Piigs). È, per costruzione, un gioco a somma zero. Non può essere a somma positiva. Insistere sulla strada deflattiva della svalutazione interna per correggere gli squilibri macro-economici porta inesorabilmente alla fine della moneta unica.
È urgente cambiare rotta. Va realizzata subito una fiscal union e dato all`eurogruppo il potere di autorizzare la presentazione della legge di bilancio ai Parlamenti nazionali. Va allentata la morsa dell`austerità autolesionistica e attribuita al Fondo "Salva-Stati" licenza bancaria per svolgere funzioni di deterrenza credibili a garanzia dei debiti sovrani. Va sostenuta la domanda aggregata privata e pubblica attraverso la redistribuzione del reddito e gli investimenti innovativi finanziati da project bonds per ridurre le divaricazioni di competitività. Insomma, sul piano politico, nell`area euro e in Italia, è urgente che le forze progressiste prendano il timone e promuovano un Patto tra produttori, orientato a ridurre il debito pubblico attraverso lo sviluppo sostenibile.
Altrimenti, l`involuzione economica e democratica in corso è irreversibile.