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Rassegna stampa

Province: in attesa del riordino blocchi e rinvii delle attività

Presto accorpati o cancellati gli Enti vivono nell’incertezza mentre i tagli subiti ipotecano ogni decisione
Giuseppe Caruso - L'Unità

pubblicato il 2 agosto 2012 , 295 letture
«In questo momento, non sono in grado di garantire la sicurezza di strade, scuole ed infrastrutture della mia provincia». Simone Bezzini, presidente della provincia di Siena, è seriamente preoccupato per il futuro prossimo della sua amministrazione. Sa già che ad ottobre, al massimo pochi mesi dopo, l’Ente che guida sparirà, o meglio verrà accorpato a quello di Grosseto, ma prima «bisogna arrivare a quella data ed al momento non vedo come». I problemi del presidente senese possono essere presi come paradigma di tante amministrazioni provinciali strette tra la la spending review ed il patto di stabilità e per di più prossime alla sparizione, perché accorpate, perché assorbite in città metropolitane o perché semplicemente non ci saranno più.

NOVITÀ
Il riordino voluto dal governo prevede solo Enti con almeno 350mi1a abitanti ed un territorio di 2.500 chilometri quadrati. In questo modo saranno cancellate la metà delle attuali 107 amministrazioni sparse sul territorio italiano. In più le province dovranno subire una stretta sui vincoli del patto di sta- bilità pari a 2,3 miliardi di euro nel 2012 e 5,2 miliardi di euro per l’anno prossimo. «La provincia di Siena» spiega Bezzini «a giugno ha subito un taglio di 6 milioni di euro. Il nostro bilancio annuale è di 12: per questi sei mesi, senza un centesimo, come facciamo? A settembre rischiamo il dissesto economico e tutto alla fine ricadrà sui cittadini. Noi siamo un’amministrazione virtuosa, che ha sempre onorato i pagamenti con i privati. Ma al momento ci vediamo costretti a non poter versare il dovuto ai nostri fornitori. A settembre ci aspetta una manovra di bilancio drammatica, siamo veramente sull’orlo del baratro, ma pochi sembrano aver capito fino in fondo qual è la reale situazione». «Senza contare» conclude il presidente della provincia senese «che con l’accorpamento tra Siena e Grosseto nascerà una delle province più grosse d’Italia, con 200 chilometri di distanza tra i due centri, dimensioni quasi simili alla regione Umbria. Bisognerà garantire sedi decentrate e tante altre cose, sono convinto che i costi aumenteranno. Nella migliore delle ipotesi saranno gli stessi, di certo non miglioreranno».

Grandi problemi anche per un’altra Provincia ricca, quella di Bologna. Beatrice Draghetti è la presidente di un’amministrazione che finirà inglobata nella città metropolitana di Bologna dal 1 gennaio del 2014. Un’amministrazione che però al momento è in grande sofferenza economica: «Il provvedimento preso dal governo è unico nella storia, perché è totalmente saltato il rapporto del finanziamento tra provincia e comuni, con tagli per le nostre amministrazioni veramente pesanti. Il tutto viene peggiorato dal patto di stabilità, a cui dobbiamo sempre fare riferimento. Al momento non abbiamo alcuna certezza di riuscire a mantenere il bilancio che abbiamo approvato. Questa è la reale situazione in cui ci troviamo». 

SERVIZI
I tagli al bilancio anche in questo caso rischiano di ricadere soprattutto sui cittadini, che non avranno molti dei servizi normalmente garantiti. «Al momento» spiega Draghetti «abbiamo rallentato di molto la spesa sugli investimenti, quella sulla scuola e sulla manutenzione della strada. Del resto se a tagli seguono ancora tagli, alla fine rimane poco in cassa. L’impressione è che il governo abbia lavorato molto sulla carta, senza calcolare quanto e come le sue decisioni avranno effetti sui cittadini. Un conto è la teoria, un altro la pratica, l’incidere sulla carne viva di un Ente che si rapporta ad una comunità composta da persone, individui reali, non dei numeri».

Alle critiche al governo non si è sottratto nemmeno il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti: «Siamo stati tra le vittime di una demagogia che ha fatto diventare le Province il problema italiano. Le Province, invece, sono gli enti più identitari. Si sono accaniti perché era l’Ente più debole da colpire. La città metropolitana è un fatto positivo ma è evidente che un Ente metropolitano non può avere abitanti che in parte votano e in parte no. In questi quattro anni siamo diventati più comunità e ora siamo consapevoli di aver lavorato per i cittadini»
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