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Rassegna stampa

Cosa conta per gli italiani. Sicurezza e prezzi

Nando Pagnoncelli - Europa

pubblicato il 28 febbraio 2008 , 311 letture
Per meglio contestualizzare le riflessioni che faremo in riferimento all’agenda delle priorità degli italiani e alla sua relazione con l’agenda della politica, riteniamo indispensabile chiarire il clima all’interno del quale l’agenda delle priorità si forma.

La seconda metà del 2007 ha visto un peggioramento generale degli indicatori di clima (fonte: PolimetroIpsos – sondaggio settimanale sul clima del Paese e i comportamenti politici, con 56 mila interviste annue).

L’indice di clima sociale (percezione della protezione da parte dei servizi pubblici e della sicurezza nella propria zona di residenza), calcolato su una scala da 0 (=minimo), a 100 (=massimo), si colloca nettamente sotto la soglia della sufficienza (43,5) con un trend in calo nell’ultimo anno. Gli italiani si ritengono poco protetti dal sistema pubblico (solo il 24% ritiene di essere sufficientemente difeso) e si sentono un po’ meno sicuri nel posto dove vivono (gli insicuri salgono dal 26% di fine 2006 al 33% di fine 2007, mentre coloro che si sentono molto sicuri scendono nello stesso periodo di 10 punti, passando dal 45% di fine 2006 al 35% di fine 2007).

L’indice di clima economico (valutazione della situazione economica del paese e percezione dell’andamento della propria situazione personale/ familiare) scende di oltre 5 punti percentuali passando dal 44 del primo semestre 2007 a meno di 39 nel secondo semestre dell’anno: in particolare va segnalato che i pessimisti rispetto alla propria situazione personale/ familiare hanno superato gli ottimisti proprio nell’ultimo scorcio del 2007.

Che questo non sia solo un fenomeno percettivo è confermato, oltre che da tutti i dati strutturali, che evidenziano una perdita consistente del potere d’acquisto dei salari e degli stipendi, in particolare tra i ceti medi, anche dai nostri dati di sondaggio: le famiglie in difficoltà, quelle che per far fronte alle necessità quotidiane hanno consumato tutto il reddito e pensano che nei prossimi 12 mesi le loro condizioni peggioreranno o quelle che hanno dovuto fare ricorso a risparmi accumulati o a prestiti e pensano che nei prossimi 12 mesi succederà lo stesso o addirittura le cose peggioreranno, salgono in un anno di 6 punti percentuali, passando dal 32% del 2006 al 38% del 2007.

L’indice di clima politico fa emergere un sentimento diffuso di sfiducia, sia nel governo che nell’opposizione, con una crescita di circa 8 punti, sempre nel secondo semestre 2007, di coloro che non hanno fiducia in nessuno.

Ma, nonostante questa situazione di decisa difficoltà, che sembra preludere a un distacco netto dalla politica, l’attenzione degli italiani per quest’ultima rimane elevata, per quanto in lieve calo: tre quarti dichiara di essere in generale interessato alle vicende politiche e 37% esprime un interesse elevato. Si tratta di uno dei dati più alti in Europa.
E, d’altronde, occorre sempre ricordare che il nostro è uno dei paesi con una delle più alte partecipazioni elettorali in occidente.


Le priorità nazionali
I problemi che preoccupano maggiormente gli italiani sono numerosi.
I principali sono, nell’ordine: l’occupazione e il lavoro; la sicurezza; il costo della vita, la crescita dell’inflazione, la difesa del potere d’acquisto; la situazione economica e lo sviluppo; l’instabilità della politica; l’immigrazione; la sanità.
Se il mix che si presenta è tutto sommato abbastanza scontato, è particolarmente interessante evidenziare il trend dell’ultimo semestre 2007, che manifesta una nettissima crescita delle preoccupazioni in tre ambiti.

In primo luogo, il tema della sicurezza, che cresce di oltre 10 punti in sei mesi e arriva a un livello di citazioni vicino a quello dell’occupazione, tema “storicamente” preoccupante per gli italiani. In secondo luogo, il tema del costo della vita, che cresce di 15 punti percentuali e trasforma questa preoccupazione da materia tutto sommato secondaria a problema rilevante per gli italiani, collocandolo al terzo posto fra le principali preoccupazioni.
Infine, raddoppiano le citazioni relativamente alla preoccupazione per l’assetto della politica e per la sua instabilità. In sostanza, aggregando per grandi aree i temi emersi spontaneamente dagli intervistati si possono ridurre a tre le aree tematiche che davvero preoccupano gli italiani: l’occupazione, l’economia e il costo della vita, citati da quasi il 70%; la sicurezza e l’immigrazione extracomunitaria, temi percepiti in stretta relazione tra loro, citati da oltre il 60%; l’area del welfare (servizi nazionali e locali, pensioni, casa ecc.) citata dal 40%.

A questo va aggiunta la già citata preoccupazione per la situazione della politica nel nostro Paese. In sostanza si tratta di una diffusa richiesta di protezione sociale che si articola appunto nelle tre grandi ree individuate: protezione economica e occupazionale, protezione fisica, protezione sociale. La preoccupazione per la capacità della politica di rispondere a queste richieste è evidente e diffusa: il pessimismo che pervade gli italiani, decisamente più accentuato rispetto ai grandi stati europei, ci fa dire che si fatica, da parte dei nostri concittadini, a trovare il centro in grado di rispondere efficacemente a queste richieste.


Le priorità locali
L’agenda delle priorità cambia in misura consistente quando si passa dal livello nazionale a quello locale. Sempre lavorando a livello di aggregazione delle aree tematiche, la tavola seguente ci dà un’idea abbastanza precisa delle principali differenze.

Due evidenze vanno anzitutto sottolineate: al primo posto nelle preoccupazioni locali si colloca il tema della mobilità (percepito soprattutto come problema legato al traffico veicolare, ma anche collegato alla rete dei trasporti pubblici, alla manutenzione delle strade, ai parcheggi insufficienti ecc.) e cresce nettamente, pur rimanendo tutto sommato secondario, il tema dell’ambiente. Si tratta di due temi sostanzialmente inesistenti tra le preoccupazioni generali dei nostri concittadini. Al contrario tendono a scendere nettamente le preoccupazioni per i temi occupazionali ed economici, quelle relative alla sicurezza e al welfare.

Ma, mentre le preoccupazioni di carattere generale sono piuttosto trasversali, le preoccupazioni di carattere locale mostrano accentuazioni evidenti. Il tema della mobilità è naturalmente enfatizzato da chi risiede nelle grandi città: qui è in assoluto il primo problema. Il tema dell’occupazione e dell’economia diventa dirompente nel Sud, dove raccoglie le citazioni del 50% degli intervistati, mentre si colloca a poco più del 20% delle citazioni nel Nord del Paese. Il tema della sicurezza torna prepotentemente alla ribalta nelle grandi città, dove si colloca a ridosso delle preoccupazioni per la mobilità, mentre è del tutto secondario nei piccoli centri.

Il tema ambientale ha il suo apice nel centro-sud del paese, area in cui si trova la Campania, regione che enfatizza le preoccupazioni per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti (occorre tener conto che le informazioni di cui parliamo sono state raccolte prima dello scoppiare drammatico dell’ultima emergenza nel Napoletano).
(...)

La politica e i cittadini
(...) All’interno di un processo di globalizzazione e secolarizzazione che rende il mondo immediatamente presente e istantaneamente fruibile, ma sempre più difficilmente leggibile e “sensato”, l’atteggiamento prevalente, forse l’unico ragionevole, non può essere che quello del “viandante” che raccoglie e cuce scampoli di un universo troppo complesso per essere interamente decifrato.

Questa suggestione ci serve per tornare al tema iniziale, cioè al rapporto che intercorre tra le percezioni dei cittadini e l’agenda della politica. Se dobbiamo mettere in fila le priorità della politica nell’ultimo anno, tentativo certo difficile, ci sembra che potremmo indicare quattro temi: il risanamento finanziario; la legge elettorale e le riforme istituzionali; la riforma dello stato sociale, principalmente in relazione al tema della previdenza; la questione salariale e del potere d’acquisto del lavoro dipendente.

A questo è da aggiungere il tema della sicurezza, affrontato in termini di emergenza e sotto la spinta di un’emozione forte e diffusa nel paese.
In sostanza, i temi affrontati (e in questo contesto non importa se e come risolti) non sono poi così distanti (con l’eccezione del tema delle riforme istituzionali, poco sentite dai cittadini) dalle priorità indicate dagli italiani.

Ma occorre sottolineare alcune contraddizioni tra la percezione dei cittadini e i dati strutturali. Per l’occupazione e il lavoro, la stabilità delle preoccupazioni espresse dagli italiani sembra confliggere con i dati che evidenziano come la situazione occupazionale sia sostanzialmente migliorata negli ultimi anni: gli ultimi dati Istat (il tasso di disoccupazione è pari al 5,7%) sono i più bassi dagli anni sessanta in poi.

In realtà la preoccupazione dei nostri concittadini è da un lato proiettiva (non riguarda specificamente me, ma in generale i cittadini italiani) e dall’altro lato fortemente connessa alla percezione di una diffusa precarietà, soprattutto giovanile, e all’incertezza per il futuro, all’incapacità di poter elaborare progetti di medio termine (autonomia, matrimonio, figli) e alle difficili prospettive pensionistiche.

A proposito della sicurezza i dati del ministero dell’interno segnalano, per quasi tutti i reati, una contrazione o, nei casi peggiori, una sostanziale stabilità tra il 2006 e il 2007: ma la netta percezione degli italiani è invece di una crescita della microcriminalità, spesso collegata al fenomeno immigratorio.

Si ha l’impressione di un incremento dei reati “di prossimità”, di piccoli episodi criminali che minacciano potenzialmente ciascuno di noi.
Sembra quindi che queste preoccupazioni vadano interpretate in maniera diversa rispetto al passato, tenendo conto che è difficile vincere le paure con argomenti razionali, tanto più che hanno indebolito la loro presenza e la loro funzione le agenzie intermedie, capaci di veicolare e diffondere atteggiamenti non meramente emotivi.

Da qui, a nostro parere, il diffondersi di un’evidente insoddisfazione nei confronti della politica. Insoddisfazione che sembra derivare principalmente dall’assenza di una visione di paese, cioè dall’incapacità della politica di indicare la direzione di marcia e pochi obiettivi, chiari e condivisi.

In un contesto in cui vengono meno o si trasformano profondamente le strutture di organizzazione del consenso (i partiti anzitutto) e le forze intermedie che fanno da cerniera tra stato e società, diventa sempre più rilevante la capacità di “incarnare” le proposte e di rappresentarle anche fisicamente da parte di leader ben distinguibili in grado di interpretare il sentimento comune e di fungere da enzima aggregante.

Questo è ancora più importante nel momento in cui, come ci sembra di avere evidenziato, l’opinione pubblica tende ad avere più strumenti conoscitivi ma meno strumenti interpretativi.
È in fondo quello che vediamo anche in molti dei paesi avanzati e quello che sembra emergere, per fare un esempio di stretta attualità, dal percorso delle primarie americane.

Non sono tanto e solo gli aspetti programmatici, pur importanti, che producono la differenza, quanto la capacità di indicare un obiettivo, una visione di paese, una “frontiera”.
(...)È qui che si gioca la capacità della politica di riprendere il suo rapporto con gli italiani.
Estratto dal numero di Vita e Pensiero che uscirà venerdì


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