Rassegna stampa
Quadrino "Scelta bipartisan sul nucleare"
Intervista di Maurizio Ricci - La Repubblica
pubblicato il
18 marzo 2008
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ROMA - Umberto Quadrino, amministratore delegato di Edison, era stato il primo, tre mesi fa, sul Financial Times, a parlare di un possibile ritorno dell´Italia al nucleare e adesso può notare con soddisfazione che ne parlano i programmi elettorali dei maggiori partiti. «Per affrontare seriamente il problema dei cambiamenti climatici e rispettare gli obiettivi dell´Ue al 2020 è necessario impegnarsi nelle rinnovabili e nel risparmio energetico, valutando tutte le opportunità per ridurre la dipendenza da una singola fonte e avendo quindi il coraggio di affrontare in termini non ideologici anche il tema del nucleare. Come mi pare stiano facendo i due principali schieramenti politici».
Però, le differenze ci sono. Il Partito Democratico parla dei reattori di quarta generazione.
«Indubbiamente è necessario investire nella ricerca sulla quarta generazione, che però sarà pronta dopo il 2030. E noi, i problemi, purtroppo li abbiamo prima: abbiamo bisogno di una soluzione ponte».
E perché non puntare di più sui risparmi dell´efficienza energetica e sulle rinnovabili?
«Perché non basta. Noi alle rinnovabili ci crediamo: abbiamo deciso di investire un miliardo nelle energie alternative. Bisogna fare il massimo possibile in questo campo e per l´efficienza. Il problema è che i conti non tornano. Il governo uscente aveva fissato obiettivi assai ambiziosi per l´una e per le altre, ma anche centrandoli in pieno, rimane un buco rispetto al fabbisogno di energia. E allora, vogliamo rispettare gli obiettivi Ue e sventare i disastri dell´effetto serra? Ci sono solo due modi per produrre altra energia, senza aumentare le emissioni. Le centrali a combustibili fossili, con sequestro dell´anidride carbonica, ammesso che si possa fare. E le centrali nucleari, di cui la tecnologia è già disponibile».
Berlusconi dice che possiamo avere una centrale nucleare in cinque anni.
«Cinque anni occorrono per costruire una centrale. Prima, bisogna decidere se, dove e come costruirla. E non può essere un processo breve. Scorciatoie, sul nucleare, le sconsiglio. Le esperienze di altri Paesi europei indicano che, se tutto va bene, occorrano circa dieci anni. Se cominciamo a discuterne seriamente subito, possiamo avere la prima centrale in funzione nel 2019».
Dieci anni ci sono voluti, in Italia, per fare un rigassificatore a 17 chilometri dalla costa.
«Lo so benissimo. Per riparlare di nucleare, occorre che si realizzino due condizioni fondamentali. La prima è un rapporto corretto con il territorio. Ci vuole un dialogo molto aperto, in cui emergano i pro e i contro di una localizzazione. Perché i pro ci sono: investimenti per la comunità e elettricità a prezzi più bassi».
E la seconda?
«E´ la più importante. Ci vuole una forte leadership politica e un consenso bipartisan. La classe politica deve saper spiegare al Paese che bisogna scegliere fra i rischi dell´effetto serra, che sono ingestibili, e i rischi del nucleare, che sono gestibili».
Anche il problema scorie, secondo lei, è gestibile?
«Ci sono, nel mondo, siti geologicamente sicuri e, probabilmente, anche in Italia. Discutiamone, tenendo presenti le due condizioni che dicevo prima: leadership politica e rapporto con il territorio».
Quella nucleare, però, è, in qualche modo, una via senza ritorno. Si tratta di costruire impianti costosi, che producono energia ad un prezzo fisso. Che succede se il prezzo dell´energia scende?
«Nel nostro studio pensiamo ad un programma limitato, che introduca nel mix energetico del Paese un 25% di nucleare, continuando comunque a investire nella ricerca su tutte le fonti. E, vorrei chiarire: noi lo pensiamo come un programma-ponte. Per chiudere il buco nel fabbisogno, in attesa che arrivino i reattori di quarta generazione, che sono autofertilizzanti e abbattono il problema delle scorie. O l´idrogeno. E poi. Davvero il prezzo dell´energia scende?».
Ma se il prezzo del petrolio crolla?
«I costi di produzione dei nuovi giacimenti stanno crescendo enormemente. Costo di produzione, badi. E la domanda di Cina e India non diminuirà di certo. Non penso quindi che il prezzo del petrolio scenderà sotto i 50-60 dollari»».
Cinque-dieci centrali costerebbero, nel vostro piano, 20-40 miliardi. Se stiamo alle valutazioni di un´agenzia di rating, come Moody´s, il costo sarebbe molto più alto: 30-70 miliardi.
«Si tratta di capire come vengono fatte queste valutazioni. Una cosa è costruire una centrale, un´altra costruirne dieci: con una serie, il costo scende».
Venti o settanta, chi li mette?«Chiariamo un punto fondamentale. Noi non pensiamo ad incentivi statali. Deve essere una scelta di mercato. Noi crediamo che sia necessario un piano nazionale, che dovrebbe essere realizzato da un consorzio, in cui trovino posto tutti gli operatori».