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"Guai a chiuderci in noi stessi, dobbiamo continuare ad aprirci"

Franceschini: ora fase nuova

pubblicato il 4 maggio 2008 , 306 letture
Dario Franceschini
”Il nostro lavoro è transitorio, finirà. Il nostro compito è quello di lasciare il partito a chi verrà dopo di noi, non di restituirlo a chi c’era prima”. Intervento a Roma in occasione del congresso della Acli, Dario Franceschini rilancia il progetto di costruzione e di radicamento del Partito Democratico.

Con le elezioni del 13 e 14 aprile, spiega il vicesegretario del PD, è cominciata una “nuova fase” per la quale “è inevitabile usare strumenti nuovi e intraprendere nuove strade”. Il che non potrà non voler dire che lo sguardo sarà rivolto al futuro e anche ad un nuovo equilibrio delle classi dirigenti. Il PD, secondo Franceschini, deve essere “un partito aperto, che rispetta la grande diversità di posizioni e di culture politiche presenti al suo interno, facendo di questa caratteristica una vera e propria risorsa.

Di certo il problema non sarà rappresentato dalla miscela di provenienze: “Ci sono – sottolinea Franceschini – migliaia di dirigenti che non provengono da Ds e Margherita, quindi semmai il problema non è quello di mescolare, ma di continuare ad aprire. Non possiamo – spiega – rinchiuderci a protezione di un pezzo della società italiana, anche se è un pezzo molto grande dato che rappresenta un terzo del Paese”.

Non si può pensare che, insomma, “che sono gli altri che sbagliano” o non ci capiscono, ma dobbiamo al contrario “capire dove abbiamo sbagliato noi”. Tenendo ben presente che “il PD è comunque l’approdo del nostro percorso: potrà venire bene o venir male – conclude Franceschini – ma dopo non c’è qualcos’altro”.
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