Rassegna stampa
Milano, è febbre da tolleranza zero "Le città romene si riprendano i rom"
pubblicato il
17 maggio 2008
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MILANO - Zero campi nomadi. Zero zingari. Zero tolleranza. In un crescendo di proclami, dispetti, ripicche, polemiche, anche Milano – nel suo piccolo – affronta quella che ormai viene definita "emergenza nomadi", e che ha oscurato qualsivoglia eventuale altra emergenza. Non è un bello spettacolo. Si litiga su espulsioni, rimpatri forzati, ridistribuzione, sgomberi, arresti. Salvo che, alla fine, sono tutti d´accordo. Gli zingari sono la spazzatura, sono delinquenti, bugiardi, rubano e vendono i bambini. Come spazzatura, vanno raccolti e spostati da qualche altra parte. Destra, sinistra, centro: un coro, una macedonia. La gara è a chi si mostra più duro e determinato.
I fatti, quelli seguiranno. Per ora si litiga nell´attesa. Il prefetto Gian Valerio Lombardi è "commissario straordinario" per la cosiddetta "emergenza rom". Ma un commissario in pectore. La nomina governativa non è ancora arrivata. E nemmeno si conosce quanto sarà larga la sua competenza territoriale. La provincia, la regione, o addirittura tutta Italia come qualcuno della destra ieri anticipava? Al buon Lombardi, nel frattempo, è bastato accennare alla necessità di "ridistribuire" sul territorio provinciale la popolazione zingara per avere un piccolo saggio, a scartamento limitato, di quel che l´aspetta.
«Dovremo spostare qualcuno altrove, dove i problemi sono meno avvertiti, in accordo e collaborazione, per quanto possibile, con gli altri sindaci», ha annunciato il quasi-commissario. Per carità: i sindaci dell´hinterland hanno subito alzato le barricate. Verbali, per il momento. Destra, centro, sinistra, senza distinzioni. I luoghi «dove i problemi sono meno avvertiti» non esistono in natura, almeno in provincia di Milano. Sul tema rom i sindaci si giocano la poltrona e il rapporto coi cittadini. Fra le proteste, spiccava quella del leghista Ettore Fusco, sindaco di Opera, che ha vinto le elezioni grazie al rinvio a giudizio per l´assalto a un campo nomadi.
Filippo Penati, presidente Pd della Provincia, è uno degli assoluti protagonisti di questa battaglia. Come prima mossa, ha disertato la riunione del Comitato provinciale per l´ordine e la sicurezza: «Se la missione del commissario è quella di spostare ciò che è già presente nell´area milanese, partiamo col piede sbagliato. Allora bastava un commissario ai traslochi», ha commentato. Poi, dopo che il quasi-commissario Lombardi ha assicurato che si sarebbe cercata in ogni caso «la massima collaborazione», Penati si è detto pronto a «riprendere il dialogo». Sempre che non si discuta di «ridistribuzione», su questo Penati non vuole dialogare.
Il suo obiettivo è «zero campi rom»: «Deve essere chiaro che il nostro scopo – dice a "Repubblica" – non è arrivare da 200 a 300 campi nomadi nell´area metropolitana. Il fine dev´essere quello di allontanare tutti i rom delinquenti e tutti quelli che non possono dimostrare di avere una fonte di sostentamento legale». Ma quanti ne potrebbero restare, di zingari? «Non faccio cifre. Dico solo che dobbiamo espellere tutti quelli che hanno commesso reati e sono nelle liste già fatte dalle forze dell´ordine. E bisogna riaccompagnare a casa, in Romania, tutti gli accattoni e quelli che sono qui da tanti anni senza poter dimostrare di avere un lavoro legale».
Il leghista Matteo Salvini gli ha beffardamente offerto la tessera onoraria della Lega. Penati non ha raccolto. E ha specificato che cosa significa, secondo lui, essere nomadi: «Se sono nomadi devono spostarsi, transitare per un periodo massimo di 8-15 giorni nelle aree autorizzate e poi andare altrove. Questa è la tradizione delle popolazioni nomadi». L´onorevole Pd Pierluigi Mantini ha plaudito alla fermezza di Penati, e ha poi suggerito al ministro Maroni di inserire nel suo "pacchetto" il prelievo obbligatorio del Dna, «non solo per chi delinque, ma anche per gli immigrati irregolari».
L´arresto di un romeno (non zingaro) che ha violentato una ragazza ha aumentato la temperatura. Penati ha aperto la sua nota dando merito alle forze dell´ordine per la cattura del violentatore. Il vicesindaco Riccardo De Corato non è mancato all´appuntamento con quello che è il suo sport quotidiano: insultare il cardinale Dionigi Tettamanzi, per essere rimasto «muto» alla notizia che una ragazza zingara aveva «messo in vendita il suo bambino».
Nel bailamme, il sindaco Letizia Moratti ha cercato di tranquillizzare: la «ridistribuzione» degli zingari si farà «su scala nazionale». E ha parlato di un «percorso con alcuni sindaci di città romene», perché si riprendano a casa i loro connazionali. Ha ammesso (alla buon´ora) che il problema «deve uscire da una logica emergenziale».
Anche Roberto Formigoni, presidente della Regione, sì è mostrato rassicurante: «Dobbiamo ribadire che siamo felici di avere chi lavora e si integra. La nostra non deve essere una lotta contro lo straniero, ma contro chi delinque». La riprova del fatto che, quando ti scavalcano a destra, conviene fermarsi un momento.