Rassegna stampa
Melandri: bravi gli atleti, non lei Ha scaricato tutto il peso su di loro
pubblicato il
24 agosto 2008
, 351 letture
ROMA — «Grandissima Josefa», in tutti i sensi: Giovanna Melandri ha fatto il tifo in queste Olimpiadi, soprattutto per le donne. «Ci siamo mandati messaggi, con la Idem, con la Vezzali...». E ora è contenta per il «protagonismo femminile», ma anche per i gesti pro-Tibet di alcuni atleti, appena scesi dal podio: «Li apprezzo molto».
Dà ragione al ministro Giorgia Meloni che alla vigilia dei Giochi aveva lanciato un appello a fare «gesti simbolici»?
«La Meloni ha fatto una sciocchezza immensa quando ha chiesto agli atleti di boicottare la cerimonia di apertura delle Olimpiadi — risponde l'ex ministro per lo Sport e le Politiche giovanili, oggi deputata Pd —. Chiunque conosca minimamente il mondo sportivo sa che i Giochi sono il momento più importante».
Nessun dubbio, per la Melandri, che gli italiani impegnati a Pechino abbiano fatto bene a sfilare dietro al tricolore: «Sarebbe stato sbagliato cedere alla retorica del boicottaggio. Gli atleti hanno doverosamente partecipato a questa festa dello sport. Poi, nel momento in cui scelgono di fare un gesto simbolico, io comunque li apprezzo molto».
L'errore è stato quell'appello da parte di un ministro, è la sua linea: «Il governo riversa le sue responsabilità sugli sportivi. Non si deve chiedere a loro di agire, sono le istituzioni, le delegazioni politiche che avrebbero dovuto fare scelte più coraggiose. Per esempio, avrebbero dovuto riflettere più attentamente sugli accompagnatori da mandare a Pechino. Alla cerimonia sarebbe dovuto andare solo il presidente del Coni, e semmai il sottosegretario allo Sport, non il ministro Frattini».
Governo pavido, sostiene la Melandri: «Anche alla luce delle allarmanti notizie che continuano ad arrivare dal Tibet, sono stati drammaticamente assenti gesti politici». È ai propri colleghi e non agli atleti, secondo l'ex ministro, che Giorgia Meloni avrebbe dovuto chiedere di agire: «Vedo una contraddizione in un governo in cui due ministri (anche il responsabile della Difesa La Russa,
ndr) chiedono un gesto e non si rivolgono al proprio esecutivo perché faccia una scelta più coerente».
L'indicazione della Melandri è chiara: «Si doveva con più forza politica segnalare una posizione — insiste —: affermare che questo Paese è amico della Cina ma non perde di vista la battaglia per i diritti umani. E non lasciare tutto il peso sulle spalle degli sportivi».