Dalla scuola estiva
Un progetto nuovo contro le derive del capitalismo
Da Cortona il professor Ruffolo sprona il PD
pubblicato il
13 settembre 2008
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E’ una riflessione su mercato, uguaglianza e democrazia quella proposta dal professor Ruffolo all’interno del teatro Signorelli di Cortona. Tre dimensioni di analisi intimamente connesse tra loro e determinanti per delineare uno scenario futuro dell’attuale sistema capitalista e del ruolo che le forze politiche progressiste possono e devono avere per indirizzarlo verso una dimensione sostenibile.
Il ragionamento del professor Ruffolo parte dall’analisi dell’evoluzione storica del capitalismo che definisce come “fuori”, “dentro” e “senza mura”. Le mura identificano la polis intesa tanto come città che come attività politica. Il “capitalismo fuori le mura” consiste in quelle forme di mercato precapitalistiche, tipiche dell’antichità e del medioevo, con il ceto mercantile subalterno alla nobiltà e visto con sospetto. Dopo l’Alto medioevo i mercanti entrano nella città (“dentro le mura”) e ne assumono il governo con le famiglie patrizie. Un epoca che abbraccia tre fasi, il capitalismo commerciale cittadino italiano e fiammingo, il capitalismo mercantilista poi , e infine il capitalismo industriale. In queste tre fasi il ruolo guida è assunto sempre da una nazione leader, prima italia, poi Spagna e Portogallo, infine l’Inghilterra.
Attualmente ci troviamo nel cosiddetto capitalismo “senza mura”, con il modello produttivo occidentale diffuso a livello mondiale, grazie soprattutto alla liberalizzazione dei mercati dei capitali. Un periodo di “turbo-capitalismo”. Ma oggi quanto mai prima è incerta l’evoluzione, a partire dal ruolo egemonico degli USA, soprattutto in relazione all’avvento sul mercato globale dei paesi emergenti (Cindia).
Mai come oggi il capitalismo è vicino all’onnipotenza e alla catastrofe. Entrambe le dimensioni sono latenti, presenti in potenza, e suscettibili di trovare la loro realizzazione. La crescita economica coinvolge infatti quasi tutto il mondo e indiscutibile è l’abbondanza complessiva dei consumi e l’aumento delle speranze di vita, nonché il progresso dei diritti civili e dei diritti delle donne, (conquiste rese possibili da una società economicamente dinamica, in cui appare inscindibile il binomio democrazia/capitalismo.
Al tempo stesso sono presenti potenziali minacce mortali per l’umanità. Non si tratta tuttavia di pericoli derivanti dalle contraddizioni interne al capitalismo, come individuate da Marx, quanto di contraddizioni esterne.
Innanzitutto la sostenibilità ambientale connessa al processo di crescita continua e illimitata, caratterizzata da dinamiche non proprie del naturale evolversi degli eventi. Poi l’insostenibilità della società stessa, investita da processi di disgregazione generati dalla crescita economica, dall’interdipendenza generata dalla globalizzazione e dall’istantaneità informatica, capace di suscitare nuove tensioni e problemi. Poi la mancanza di una dimensione intergovernativa condivisa, laddove sempre più appare evidente l’esigenza di un governo globale, cui la potenza dell’economia e il vuoto della politica non riescono a dare risposta.
E’ evidente come i processi di globalizzazione contribuiscono oggi in modo sostanziale ad accrescere le disuguaglianza attraverso un processo di divaricazione sociale, in cui i “ricchi “ diventano ancora più ricchi e si isolano dal resto della popolazione. Un processo che il professor Ruffolo definisce di secessione dei ceti ricchi evidente a livello mondiale e che vede l1% della popolazione detenere il 40% delle risorse globali.
Diretta conseguenza di questo fenomeno e della capacità dei poteri forti dell’economia di intervenire ed orientare le scelte collettive, dunque anche la politica, è lo squilibrio tra beni privati e collettivi. I primi sono infatti mossi dalla pubblicità mentre i secondi sono frenati dall’opposizione all’aumento della pressione fiscale. Oggi i beni collettivi sono considerati un furto dello strato, mentre i secondi sono intrisi della logica dei beni.
Altra conseguenza di questa tendenza è la privatizzazione delle relazioni sociali e dei servizi pubblici attraverso una fiscalità di classe e il discredito della politica e delle istituzioni del welfare. Si assiste così ad una degradazione della politica e alla “mercatizzazione” della stessa, per cui la corruzione da trasgressione è diventata prassi. Il pericolo connesso a questa tendenza è che la democrazia diventi un’impresa di costruzione di maggioranze, suscettibile degli umori dell’opinione pubblica. Causa e conseguenza di questa tendenza è poi la cessione di potere dagli stati alle grandi corporation, attraverso per esempio le attività di lobbying. La ricchezza inquina dunque la politica e attraverso pubblicità e intrattenimento si orientano gli umori dell’opinione pubblica. La pubblicità diventa così strumento politico delle corporation e finisce per influenzare l’allocazione delle risorse, orientare i flussi della domanda verso i beni privati e non verso beni collettivi e ridurre lo spazio decisionale dei cittadini e della politica.
La Degradazione delle risorse sociali risulta parallela a quella delle risorse naturali. Di frote a questa minaccia l’umanità deve compiere una rivoluzione antropologica, dei valori e delle passioni per interrompere questa degradazione circolare insita nel capitalismo stesso. Per questo le forze progressiste devono costruire un progetto nuovo, superando da una parte la contestazione e dall’altra la mimesi della destra. Un progetto alternativo al capitalismo, che affronti alla radice le minacce sopra elencate, trovando una reazione potente ad una deriva fatale. Un progetto, un grande “Si “che scaturisca da un grande “No”.
Emilio Vettori