“C’è bisogno di interpretazione alternativa del liberalismo. C’è bisogno di un dibattito su che tipo democrazia e società vogliamo.”
La relazione della prof.ssa Nadia Urbinati alla Summer School, tenuta in videoconferenza, con alcune interruzioni per problemi di linea, ha ad oggetto l’analisi della possibilità di declinare in modi differenti il liberalismo rispetto al classico liberismo economico . In altre parole, come si domanda la relatrice, “il liberalismo ha per forza un'uscita liberista e individualista?”
Dall’analisi emergono molte possibilità, dalla “variante” classica a quella sociale, per arrivare addirittura a quella anarchica.
L’analisi inizia logicamente dal liberalismo economico, individualista, come viene definito durante la conferenza, che trova la sua massima espressione negli anni ’80, durante i governi di Reagan e Tatcher. “Il suo sviluppo determina la creazione di un sistema che tende al monopolio e che contraddice quindi le sue stesse premesse. Diventa fondamentale quindi l’attività di arbitro dello stato.”
Si prosegue con il liberalismo sociale che nasce in Inghilterra. Secondo i suoi sostenitori lo stato deve correggere le storture che impediscono ai proprietari il godimento dei frutti delle loro proprietà.
La cittadinanza diventa responsabile verso gli altri e non solo verso se stessa. Si inizia ad abbandonare l’individualismo. Ci sono, infatti, responsabilità sociali dei cittadini verso gli altri cittadini. Gli ambiti toccati si ampliano progressivamente: dalla sanità fino all’istruzione.
A questo punto la prof. ssa Urbinati si domanda se “quello che oggi chiamiamo colbertismo, protezionismo o, come lo rinomina la relatrice stessa, liberalismo restauratore, sia coerente con i fondamenti liberali.”
In Italia l'attuale maggioranza si comporta come un governo di matrice liberal-restauratrice ed ha una velleità rivoluzionaria. Si basa su un modello restauratore perché crea paura per poi fare provvedimenti per risolvere quella paura, con misure speciali continue, facendo di situazioni straordinarie la normalità.
Prendiamo ad esempio il “Libro verde” del ministro Sacconi. Si prefigura uno stato dirigista che “impone” politiche liberiste e, per i bisognosi, propone politiche di soccorso. “I cittadini continuano ad essere titolari di diritti sociali, ma solo in quanto bisognosi. Gli aiuti sono per lo più monetizzati, come negli Usa, dove vengono destinati ad ogni bisognoso qualche centinaio di dollari e non servizi.”
In sostanza lo stato sociale, come erogatore di servizi, viene ristretto e penalizzato. “La cittadinanza come grappolo di diritti civili viene spazzata via”. Si cambiano, cioè, i fondamenti del nostro stato. Con le varie misure adottate e previste in questa variante del liberalismo, lo stato delega alle entità comunitarie create dai cittadini, non ai singoli individui, la cura dei diritti (comunità, chiese, corporazioni, associazioni, comunità etniche). E’ il principio di sussidiarietà, che contempla la compresenza di comunitarismo e liberalismo economico.
Per ora risulta vincente il liberalismo restauratore, non solo in Italia. Si può battere questa visione del liberismo che non appare utile ed efficace solo interpretando in modo alternativo il liberalismo. Quindi “c’è bisogno di un dibattito su che tipo di democrazia e società vogliamo.”
Giuseppe Ventre