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Colonia ferma i neonazi. E il leghista Borghezio

pubblicato il 21 settembre 2008 , 1054 letture
La destra nera europea poco dopo mezzogiorno ha la faccia livida di Mario Borghezio, al quale non resta che prendere fiato, gonfiarsi come un pomodoro e agitare il pugno. «Europa cristiana, mai musulmana!», fa appena in tempo a ugolare, quando arriva l'annuncio: il congresso che doveva porre le base di una nuova «Internazionale nera» è stato annullato. Kaputt, fine, zero, null. «La sicurezza dei cittadini di Colonia è la nostra priorità», dichiara la polizia. A lui, europarlamentare del Carroccio, nessuno dà più retta. Unico esponente di un partito di governo (quello italiano) presente in mezzo a personaggi variamente assortiti dell'estremismo nazionalista e xenofobo del Vecchio Continente, il Borghezio strepitante viene unito agli altri ultra-destri venuti qui a «fare il salto di qualità anti-islamico» e, tutti insieme, vengono rispediti alla stazione a bordo dei blindati della polizia mentre la folla dei manifestanti, tutt'intorno, esulta al grido «Nazis verpisst euch, keiner vermisst euch» (nazisti toglietevi di torno, nessuno vi rimpiange). C'è chi applaude, ci sono dei clown che danzano, qualcuno suona la tromba e qualche simil-blackbloc cui ancora prudono le mani occhieggia deluso.
E' stata la città di Colonia - la multiculturale, la tollerante, la morbida città renana - a dire di no. A trasformare quello che doveva essere il grande congresso anti-islamico delle élites nazionaliste, razziste e fasciste d'Europa in un fallimento completo. In una farsa, in una débacle. Il raduno è stato vietato, bloccato, messo a tacere. Soprattutto, è stato boicottato. Da una massa incredibile di cittadini comuni - forse 40mila - radunatisi sotto il Duomo insieme al sindaco democristiano della città, Fritz Schramma, ma anche dai tassisti che si sono rifutati di accettare sulle proprie macchine i nazisti, dalle birrerie (oltre 130) che hanno esposto alle proprie vetrine la scritta «Kein Koelsch fuer Nazis» (niente birra ai nazi), dai conducenti di pullman che hanno fatto marcia indietro appena saputo che i clienti erano ultra-destri. Dai tantissimi negozianti che hanno tenuto chiuso le serrande trasformando il centro per tutta la mattinata in una specie di landa desolata.
E, non ultimi, dai manifestanti della sinistra (radicale e non) che hanno occupato per ore tutti gli accessi all'Heumarkt, dov'era stato issato il palco per il comizio organizzato dal gruppo estremista "Pro Koeln": un doppio cordone sanitario bloccava ogni accesso alla piazza, quello dei poliziotti in tenuta antisommossa e quello dei gruppi di sinistra. Obiettivo ovvio: impedire ai nazi di raggiungere i camerati. Il risultato per i destri è penoso: davanti al palco ci sarà sì e no qualche decina di attivisti. Per il resto la piazza è vuota. Il solo Borghezio agita una bandiera leghista e grida, con accento stentato, "Freiheit" (libertà), in tedesco. Un signore canuto strepita furioso «è la dittatura strisciante del sionismo». Lui e gli altri sono come ostaggi: Heumarkt è una specie di zona rossa, con i contromanifestanti a presidiare tutt'intorno. Qualcuno dei "neri" rimasti fuori ci prova ad avvicinarsi: vola qualche pugno, qualche spintone, qualche sputo, i camerati si danno precipitosamente alla fuga. Il rischio, per le forze dell'ordine, era che per colpa dei simil-blackblock mischiati alla folla pacifica la situazione potesse sfuggire di mano. Vestiti di nero, occhiale da sole d'ordinanza e incappucciati, hanno capovolto qualche cassonetto, spaccato i finestrini di un'automobile e provocato qualche scaramuccia nelle vie laterali. Contemporaneamente, la maggior parte dei "neri" rimane bloccato alla stazione dell'aeroporto: altri contro-manifestanti stanno occupando i binari. La polizia non ci pensa affatto ad intervenire. Alcuni con l'aria dei funzionari, qualche testa rasata, gente con la scritta "nazionalista" sulla t-shirt, molti pensionati, i camerati - al massimo 150 - se vanno su e giù per i binari con aria desolatissima. Il capo di "Pro-Koeln", Markus Beisicht, telefona freneticamente con i pochi dell'Heumarkt. Imbarazzante il suo bilancio: insieme ai camerati lepenisti e ai militanti dell'Fpo austriaco (ma Le Pen e Haider in persona si sono ben guardati dal farsi vedere), ai separatisti belgi del Vlaams Belang, con i nazionalisti rapati inglesi più uno dei più impresentabili dei leghisti, l'onorevole Mario Borghezio, il signor Beisicht voleva lanciare una sorta di "Alleanza anti-islamica", sognava di metter su una lista unica alle elezioni europee del 2009, voleva accreditarsi come una grande forza della xenofobia postmoderna. «E' evidente che la Repubblica federale tedesca oramai è sotto una dittatura di estrema sinistra», sibila uno dei suoi amici, tutto nerovestito. C'è da capirli: alle elezioni comunali, a forza di raccattare firme contro la grande moschea, avevano messo insieme il 4,5% dei voti. Oggi nessuno di loro si fa veder per strada. Si sono tutti volatilizzati, i «fantasmi neri». A poche centinaia di metri, sul sagrato del Duomo, c'è la Colonia antifascista del sindaco Schramma, della Spd e della Cdu, dei sindacati, delle organizzazioni antirazziste, delle associazioni di immigrati. Schramma scandisce le parole quando dice di «questa banda di eurofascisti, questi Le Pen e Haider, questi ometti in camicia bruna, razzisti e incendiari». Ci sono anche i rappresentanti del Pd, Laura Garavini e Eugenio Marino. Due o tre strade più in là un coro «di lesbiche e gay contro il fascismo», un concerto rock in una piazzetta laterale, le bandiere dei Verdi. Un signore vestito da giullare tiene in mano una copia della "Frankfurter Rundschau" che titola in prima pagina: «Oggi siamo tutti cittadini di Colonia». Una ragazza sorride e dice: «Vogliamo solo che i destri siano sempre più silenziosi». Ha vinto lei, hanno perso i camerati, ha perso Borghezio.

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