Che Umberto Bossi non risponda di vilipendio dinanzi al Tribunale dei Ministri! È questo il fulcro della requisitoria del pm veneziano Carlo Mastelloni. A decidere del “gestaccio” verso l’inno di Mameli, fatto dal leader del Carroccio in occasione di un comizio, dovrebbe essere, quindi l’autorità giudiziaria ordinaria, in particolare quella di Padova.
A motivare la richiesta del procuratore, il fatto che il reato di vilipendio non sarebbe stato commesso in qualità di ministro. Semmai Bossi risponderà come un qualunque cittadino italiano.
L’episodio contestato risale al 20 luglio scorso quando, in occasione del congresso della Liga Veneta-Lega Nord, il leader della Lega aveva accuratamente parafrasato ad una applaudente platea l’inno nazionale, soffermandosi in particolar modo sul passaggio che definisce l’Italia “schiava di Roma”. Il ministro aveva commentato goliardicamente: “L’Italia è schiava di Roma…Toh! dico io”, accompagnando le ultime parole con l’alzata del dito medio.
All’indignazione dell’opposizione si erano, all’epoca dei fatti, unite le proposte di insigni giuristi, alcuni dei quali erano arrivati addirittura a ravvisare la sussistenza delle condizioni necessarie alla richiesta di sfiducia individuale del ministro.
Invece, nel disappunto generale, la vicenda si concluderà con la solita pacca sulla spalla dell’irriverente ministro, che dal canto suo commenta serafico: “Era un comizio, non era voluto”. Insomma Bossi non pensava che, in quanto detentore di una carica istituzionale, affidatagli guarda caso dalla Repubblica Italiana, un gesto del genere potesse risultare grave e inopportuno.
In fondo era già successo in passato. Chi non ricorda il consiglio dato dal leader del Carroccio ad una signora che aveva esposto il tricolore? “Il tricolore lo metta nel cesso, signora. Ho ordinato un camion a rimorchio di carta igienica tricolore , personalmente, visto che un magistrato dice che non posso avere la carta igienica tricolore”. Senza dimenticare quando affermò: “Quando vedo il tricolore mi incazzo. Il tricolore lo uso per pulirmi il c…”.
Insomma la prima volta si perdona, la seconda si condona, la terza si bastona…a meno che non si tratti di Umberto Bossi!
I.G.