Una legge intollerabile. Per i diritti umani, per i diritti di ogni donna. Una controversa legge sul diritto di famiglia che, in Afghanistan, autorizzerebbe - oltre a vietare alle donne di uscire di casa, di cercare lavoro o anche di andare dal medico senza il permesso del consorte; e affida la custodia dei figli esclusivamente ai padri e ai nonni - lo stupro di famiglia. Una legge che oggi il presidente afgano Hamid Karzai si è impegnato rivedere in maniera approfondita e “completa”.
Ad annunciarlo è stato il portavoce del presidente Humayun Hamidzada che ha precisato come Karzai si è già consultato con i principali leader religiosi del paese e con i ministri del suo governo e che è suo impegno" sostenere una Costituzione che garantisce diritti uguali per uomini e donne, e intende garantire i diritti di tutte le minoranze".
Ieri il portavoce del ministero degli esteri afgano aveva affermato che la nuova legge sul diritto di famiglia, che tacitamente permette anche il matrimonio di bambine e assicura agli uomini maggiori diritti in materia di eredità, non è ancora in vigore e sarà modificata.
La notizia è stata accolta con favore dal Partito Democratico. Sono le parole della senatrice
Vittoria Franco, responsabile nazionale Pari Opportunità del Pd, a confermarlo."Ci auguriamo – dice l’esponente dei democratici - che il positivo impegno espresso dal presidente Karzai porti alla cancellazione della legge che di fatto legalizza lo stupro domestico in Afghanistan e lede i diritti fondamentali delle donne afgane. Al Senato come Pd abbiamo presentato un'interrogazione, sottoscritta anche dalla presidente Anna Finocchiaro, affinché il ministro degli Esteri Frattini e il governo italiano operino in questo senso".
I timori per una cattiva riforma del sistema giudiziario afgano, che rischia di umiliare i diritti delle donne e violare le più basilari norme della civiltà, emergono con forza nel testo dell’interrogazione presentata: "La vicenda dell'approvazione della legge afgana che di fatto legalizza lo stupro all'interno del matrimonio - si legge nel testo presentato - sembra gettare una grave ombra sui progetti di riforma del sistema giudiziario afgano per i quali all'Italia e' stato affidato il compito di assistere il governo di Kabul, anche attraverso un consistente impegno finanziario. L'approvazione di una tale legge, in palese violazione delle principali norme internazionali sui diritti delle donne, oltre che della stessa Costituzione afgana, non potrebbe che significare il completo fallimento di tali progetti di cooperazione e sostegno".
"Per questo - prosegue il documento di cui è prima firmataria Vittoria Franco - chiediamo al governo di sapere quali misure efficaci il ministro degli Esteri intenda prendere per spingere il governo afgano, anche attraverso la pressione della comunità internazionale, a ritirare la legge. Chiediamo inoltre quali siano i risultati finora raggiunti dai progetti che il governo italiano finanzia per sostenere la ricostruzione del sistema giudiziario dell'Afghanistan, per quale ragione la cooperazione italiana in materia di ricostruzione del sistema giudiziario non sembra avere alcun effetto sul piano dell'implementazione nell'ordinamento giuridico afgano di quei principi di rispetto dei diritti umani, dell'habeas corpus, di parità fra uomini e donne, che rappresentano il contenuto indisponibile per la costruzione di una democrazia. Vogliamo sapere inoltre - conclude Vittoria Franco - se il governo non ritenga imprescindibile vincolare i fondi italiani destinati alla ricostruzione del sistema giudiziario afgano alla immediata cancellazione di questa legge gravemente lesiva dei diritti umani e civili delle donne".
G.R.