“La Rete sarà sempre più al centro della nostra vita, molto di più di quanto potrebbe sembrare guardando i media tradizionali o scorrendo le agende della politica”. Così Paolo Gentiloni, responsabile dell'area Comunicazione del Pd, nella sua relazione di apertura del convegno "L'Italia in rete" dove nel corso dell'intera giornata di oggi verranno presentate le proposte per la banda larga e le NGN (Next Generation Network). Gli fa eco anche il segretario Dario Franceschini intervenuto in tarda mattinata: “l'accesso alla rete è ormai un servizio universale ed è diventato un diritto”.
Per il leader del Pd “la Rete di Tlc non può essere affidata al solo mercato, con il rischio che le
disuguaglianze sull'accesso aumentino anziché diminuire”.
“Siamo tutti a favore della concorrenza - ha continuato Franceschini - ma se l'accesso alla rete è un diritto, siamo in un campo in cui ci deve essere un'integrazione tra pubblico e privato: non può essere tutto affidato al solo mercato, altrimenti non verrebbe garantito l'accesso là dove non c'è un ritorno economico”. Questa eventualità si tradurrebbe in “un ampliamento delle disuguaglianze nell'accesso”, come si registra oggi ad esempio tra Nord e Sud.
“Si dirà che in tempi di crisi ci sarebbero argomenti più solidi – ha aggiunto Gentiloni – sui quali concentrarsi. È vero il contrario: proprio da crisi acute come quella che stiamo vivendo può venire un nuovo impulso all'economia della conoscenza. E l'Italia non può restare indietro”.
In effetti il nostro Paese resta abbastanza indecifrabile per quanto riguarda l'utilizzo della Rete e delle nuove tecnologie. In Italia convivono elementi di forza e arretratezza. Tra i primi una buona rete tradizionale in rame e soprattutto il primato della telefonia mobile. Tra le debolezze vanno ricordate la ristrettezza della piramide informatica dove solo il 55% delle famiglie usa il computer, la mancanza della Tv via cavo e il forte indebitamento di Telecom, operatore dominante nella rete fissa.
“I nostri 12,2 milioni di accessi in banda larga – proseguito l'ex ministro delle Comunicazioni – sono il 20% del totale, ben al di sotto della media europea (25%),anche se siamo tra i primi al mondo negli accessi in banda larga da rete mobile. Abbiamo tuttora un serio digital divide (analfabetizzazione informatica) che investe, tra il 7 e il 13% degli italiani”.
Con l'arrivo del nuovo governo di Berlusconi sono state interrotte tutte quelle iniziative prodotte per migliorare ed assicurare la banda larga per tutti entro il 2011. Infatti l'esecutivo ha cancellato le già limitate risorse destinate al digital divide trasferendole a copertura della totale abrogazione dell'Ici. Le promesse di stanziamento di 700 milioni per la banda larga non sono mai state rispettate anche se, per fortuna, qualche settimana fa la maggioranza ha chiesto al Pd di condividere un ordine del giorni per il recupero di questi fondi. “Richiesta cui abbiamo aderito volentieri e che mi auguro venga accolta” ha dichiarato Gentiloni.
Senza dover fare paragoni con gli Stati Uniti di Obama, dove il governo ha approvato un programma dove sono disponibili 7,2 miliardi di dollari da spendere entro fine anno per la banda larga, Italia è l'unico Paese tra le grandi economie del mondo a non avere nessun piano per la diffusione della Rete e la lotta al digital divide. Per questo il Pd propone di riprendere la strada già avviata con il governo Prodi ovvero con Accordi di programma tra il ministero e le Regioni allo scopo di coordinare le risorse pubbliche centrali e periferiche destinate all'accesso alla Rete. Questo tipo di azioni rilancerebbe il ruolo di Infratel e si porrebbe il fine ultimo di fissare un obiettivo obbligatorio di servizio universale: garantire un accesso minimo a Internet pari a 2 Mb per tutti i cittadini entro il 2011. Un obiettivo che richiederebbe un investimento pari a 900/1000 milioni per il prossimo triennio.
“Proponiamo di rilanciare il modello degli accordi regionali – ha dichiarato Gentiloni – anche come strumento di monitoraggio e di coordinamento delle iniziative dei diversi enti territoriali. Su questo obiettivo siamo pronti a convergere con la maggioranza e a sostenere l'azione del governo quando finalmente uscirà dall'attuale situazione di stallo e di incertezza”.
Accanto alla progettualità, Gentiloni ha puntato l'attenzione anche su un piano di promozione della domanda, dato il non ottimale utilizzo dei computer nelle famiglie italiane. In tal senso arrivano due ulteriori proposte da parte del Pd:
- la possibilità di introdurre un regime di agevolazioni Iva per le transazioni on line. L'obiettivo è quello di ridurre il ritardo, tutto italiano, nell'e-commerce che attesta un misero 7% di utilizzo contro alla media europea apri al 25% e costruire la fiducia degli utenti nei confronti dei pagamenti elettronici;
- assegnare alla Rai, alla stregua di quanto sta accadendo con iPlayer per la Bbc, il ruolo chiave per l'alfabetizzazione all'uso della Rete e per la diffusione di nuovi servizi di entertainment on line. In altri termini ripetere quanto fatto 50 anni fa per la diffusione della lingua italiana.
Per quanto riguarda lo sviluppo delle reti Ngn, Gentiloni si fa portavoce di modello italiano, ovvero un modello fortemente territoriale capace di valorizzare le risorse pubbliche di Stato, Regioni e enti locali. Una strategia che in un primo momento potrebbe concentrarsi sulle aree metropolitane dove la domanda e la concorrenza infrastrutturale sono nettamente più forti. “Partendo da queste aree – ha concluso Gentiloni – si può raggiungere l'obiettivo di mettere a disposizione reti di prossima generazione per il 30% della popolazione entro il 2016. alcune regole essenziali potrebbero presiedere a questo modello territoriale: penso a un catasto dei cavidotti e il relativo monitoraggio delle opportunità, a ulteriori facilitazioni delle procedure pubbliche di messa in opera della fibra. Lo sviluppo graduale delle Ngn a partire dalle aree metropolitane e dalla forza specifica dei nostri territori va poi integrato con il potenziamento degli accessi in banda larga wireless. Una cosa è certa: non possiamo rassegnarci all'idea che il nostro sia l'unico paese europeo a non prevedere un digital dividend di spettro a favore di servizi innovativi alla conclusione della digitalizzazione televisiva”.
A.Dra