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Fatti processare

Il Pd ha presentato una mozione che pone al centro la sentenza Mills e la richiesta a Berlusconi di rinunciare al Lodo Alfano.

pubblicato il 27 maggio 2009 , 3661 letture
Berlusconi

Una mozione parlamentare che pone al centro la sentenza Mills e la richiesta di rinunciare al Lodo Alfano è quella che è stata presentata dal Pd per far fronte all'emergenza democratica dopo le ultime vicende che hanno coinvolto il premier Berlusconi, unico cittadino italiano per cui la legge non è uguale per tutti.

Per Dario Franceschini "non c'è dubbio che Berlusconi sia un imprenditore e un politico di successo, ricco, furbo e potente. Ma alle italiane e agli italiani vorrei rivolgere una semplice domanda: fareste educare i vostri figli da quest'uomo? Chi guida un paese ha il dovere di dare il buon esempio, di trasmettere valori positivi". Parole che scatenano le proteste del centrodesta e dei figli del premier, nonostante Franceschini ribadisca a sera di essersi voluto riferire ai valori trasmessi al paese da un uomo che ha un ruolo pubblico. Anche il protavoce del PD, Adrea Orlando, interviene: "Non occorre nessun guru per capire che il centrodestra sta perdendo la testa. Il fuoco di dichiarazioni offensive contro il capo dell’opposizione
testimonia del fatto che l’iniziativa di Franceschini ha colto nel segno. Il segretario del Partito Democratico si limita a porre questioni che in qualunque normale democrazia avrebbero già avuto una risposta“.

Nella mattina di venerdì Franceschini torna a ribadire di non aver parlato dei figli del premier: "Mi spiace davvero se i figli del Presidente del Consiglio si sono sentiti offesi. Loro non c'entrano. Ma, lo ripeto, non ho mai parlato dei figli di Berlusconi né lo farei mai. E' lontana mille miglia dal mio modo di sentire e di vivere l'idea di coinvolgerli nello scontro politico.
Io ho parlato dei nostri figli, di tutti i nostri figli, dei valori che un uomo pubblico trasmette con i suoi comportamenti alle sue generazioni. Non voglio che lo dicano dall'estero, non piace, mi addolora.
Dobbiamo essere noi italiani a svegliare la coscienza civile del nostro Paese. E' una Battaglia giusta che continueremo e non ci saranno polveroni o strumentalizzazioni in grado di fermarci".



Dario Franceschini non ha voluto seguire i canti delle sirene lanciati fino all'ultimo minuto da parte di Antonio Di Pietro che lo invitava a firmare la mozione di sfiducia nei confronti del Presidente del Consiglio, azione che avrebbe avuto l'effetto contrario a quello voluto, ovvero ricompattare la maggioranza. Il segretario del Pd è convinto che agli italiani interessi solo la crisi economica e
sull'inadeguatezza delle risposte del governo bisognerebbe insistere. ''Il problema – ha dichiarato Franceschini - è che, visti i polveroni alzati dal governo su altri temi di 'distrazione' di massa, dovremmo stare zitti sette giorni su sette".

Franceschini ha ribadito poi che anche la volontà di Berlusconi di ridurre il numero dei parlamentari è solo l'ennesima boutade elettorale e che passate le prossime europee, il tema del taglio della casta sarà riposto nel cassetto proprio dalla maggioranza. Ma che a questo punto bisogna sfidare gli avversari sul proprio terreno: ''Siamo disponibili ad andare in Aula già domani mattina per approvare il nostro ddl che prevede la riduzione a 500 e una sola Camera che fa le leggi”.

Nella mozione non viene menzionato nulla che riguardi il caso Noemi Letizia. “Non ne faremo
oggetto di iniziative parlamentari – ha spiegato Franceschini - ma tra la gente continueremo
a chiedere di dire la verità a chi ha responsabilità politiche”.
"Berlusconi fatti processare" aderisci alla campagna di Mobilitanti. Diffondi la mozione del PD che chiede al premier di affrontare i giudici.
*****

Abrogazione della legge n. 124 del 2008 riforme cost, li e interventi in tema di giustizia
Primo firmatario: Dario Franceschini
Cofirmatari: Antonello Soro, Marina Sereni, Gianclaudio Bressa

Numero: 100185

La Camera,

premesso che:

  • nelle motivazioni della sentenza di condanna emessa dal Tribunale di Milano nei confronti di David Mills si legge che lo stesso «ha certamente agito da falso testimone, da un lato, per consentire a Silvio Berlusconi ed al Gruppo Fininvest l'impunità dalle accuse o, almeno, il mantenimento degli ingenti profitti realizzati attraverso il compimento delle operazioni societarie efinanziarie illecite compiute sino a quella data; dall'altro, ha contemporaneamente perseguito il proprio ingente vantaggio economico»;
  • la pubblicazione di queste motivazioni accreditano gravi responsabilità penali del Presidente del Consiglio;
  • il processo nei confronti del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è in realtà sospeso e stralciato per effetto della legge n. 124 del 2008 nota come «lodo Alfano»;
  • la stessa legge prevede all'articolo 1, comma 2, che «l'imputato o il suo difensore munito di procura speciale può rinunciare in ogni momento alla sospensione»;
  • nella relazione che accompagnava il disegno di legge del Ministro della Giustizia Alfano si leggeva che «la rinuncia alla sospensione assume un valore obiettivo, dimostrando che, nel caso concreto, lo svolgimento del processo non interferisce con il «sereno svolgimento della carica», alla cui
    esclusiva tutela è preordinato il meccanismo di sospensione»;
  • ribadito il giudizio negativo della legge n. 124 del 2008 che impropriamente, ad avviso dei firmatari del presente atto di indirizzo, con norme di rango ordinario, sottrae le più alte cariche dello Stato alla giurisdizione penale;
  • per la tutela della onorabilità della istituzione che il Presidente del Consiglio rappresenta, per il «sereno svolgimento della carica», è indispensabile che il Presidente utilizzi la rinuncia alla sospensione di cui al comma 2 dell'articolo 1 della legge 124 del 2008;
  • a fronte delle perentorie e reiterate dichiarazioni del Presidente del Consiglio, a mezzo stampa, di totale estraneità e non conoscenza di elementi specifici della vicenda oggetto del procedimento conclusosi in primo grado, si è determinato un diffuso clima di disorientamento nell'opinione pubblica italiana e internazionale, accresciutosi a seguito delle esternazioni riguardanti i rapporti tra organi e poteri Costituzionali;
  • in particolare, le dichiarazioni dei Presidente del Consiglio sulla Magistratura (da ultimo in relazione al caso Mills) e sul Parlamento si pongono in contrasto, non solo con le più elementari regole di correttezza istituzionale, ma con alcuni fondamentali principi costituzionali che informano la nostra forma di Stato e di governo;
  • nel nostro ordinamento, come in tutti gli ordinamenti democratici e pluralisti, il Parlamento è una delle massime espressioni della sovranità popolare, del carattere plurale della società e, quindi, dei diritti di libertà e di partecipazione politica e sociale dei cittadini;
  • la nostra Costituzione, peraltro, continua a delineare una forma di governo parlamentare che, per quanto temperata e razionalizzata, attribuisce al Parlamento una primazia sul Governo;
  • con le sue dichiarazioni il Presidente del Consiglio sembra voler superare il principio della separazione dei poteri (anche) dal punto di vista istituzionale e organizzativo: non più solo confusione e concentrazione, in un solo soggetto, del potere politico, del potere economico e del potere culturale dei mezzi di comunicazione, ma anche confusione e concentrazione in un solo organo, quello esecutivo, di quasi tutte le funzioni dello Stato;
  • ad avviso dei firmatari del presente atto di indirizzo dalle dichiarazioni del Presidente del Consiglio traspare sul piano del diritto costituzionale una concezione distorta del proprio ruolo quale: legislatore costituzionale, sintesi ed unica espressione della sovranità popolare, oltre che giudice in
    ultima istanza della correttezza delle decisioni della magistratura, che sul piano del diritto positivo prefigura con riferimento alle dichiarazioni sulla magistratura e sul Parlamento tutti gli elementi per un conflitto di attribuzione per menomazione tra i poteri dello Stato;
  • la nostra convinzione della necessità di una revisione delle istituzioni è dimostrata dalla presentazione da parte del Gruppo del Partito Democratico di diverse proposte di legge già all'inizio della attuale legislatura;
  • la via maestra per riformare le istituzioni rimane quella fissata dalla Costituzione vigente, nel pieno rispetto delle prerogative dei diversi attori istituzionali;
  • oggi, per riportare nell'alveo della normalità e della serenità il rapporto tra i diversi organi e poteri costituzionali, è necessario che il presidente Berlusconi rinunci alla sospensione dei processi in virtù dell'applicazione del «lodo Alfano»,

impegna il Governo:

  • ad attivarsi, nell'ambito delle proprie competenze, affinché la legge n. 124 del 2008, nota come «lodo Alfano», sia abrogata visti i problemi che la stessa ha creato nella prima applicazione;
  • a sollecitare e a favorire un confronto fra la maggioranza e l'opposizione presente in Parlamento volto, nel pieno rispetto dell'autonomia della Camere, a discutere immediatamente una riforma della II parte della Costituzione che riproduca i contenuti dell'A.C. 553 e abb.-A della XV legislatura e che preveda, quindi, in particolare una riduzione del numero dei parlamentari, la trasformazione del Senato in camera di rappresentanza delle autonomie territoriali e adegui i procedimenti decisionali e la forma di governo al mutato contesto politico-istituzionale, ad affrontare la «questione giustizia» mettendo al centro i bisogni del cittadino utente con la semplificazione dei riti dei procedimenti civili;
  • interventi nel processo penale che favoriscano l'effettivo equilibrio tra accusa e difesa e l'introduzione di strumenti di deflazione del carico penale;
  • la disciplina dei criteri di priorità nell'esercizio dell'azione penale, nel rispetto del principio costituzionale di obbligatorietà dell'azione penale;
  • la riforma della legge elettorale del Consiglio Superiore della Magistratura e altre misure di riforma, da adottare con leggi ordinarie, dirette a meglio individuare e a garantire il corretto assolvimento dei compiti assegnati al Consiglio superiore della magistratura dalla Carta costituzionale.


A.Dra

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