Articolo
Per un'antimafia europea
Il manifesto dei candidati PD
pubblicato il
30 maggio 2009
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I sottoscrittori di questo manifesto, propongono di sottoporre al prossimo Parlamento Europeo e ai Governi nazionali l’adozione di una serie di misure:
Manifesto per un’antimafia europea
Il 17 maggio 2009 Raffaele Amato, capo degli “scissionisti” di Secondigliano, è stato arrestato in Spagna, dove da anni aveva spostato le sue attività di traffico e spaccio di stupefacenti a seguito della fuoriuscita dal clan Di Lauro. Il 27 febbraio 2005 Amato era già stato arrestato una prima volta, a Barcellona. La sera di ferragosto del 2007, a Duisburg, la faida tra le cosche di San Luca ha portato all’omicidio di sei italiani, tre dei quali residenti in Germania. Presunti killer, Giovanni Strangio e Francesco Romeo, arrestati poi il 13 marzo 2009 ad Amsterdam.
Episodi di cronaca, alcuni fra tanti simili, che testimoniano di come la malavita organizzata italiana non si accontenti più da tempo dei suoi territori tradizionali e non consideri più i Paesi europei come luoghi di latitanza. I clan si sono andati man mano radicando in Europa, stabilendo basi logistiche, entrando in contatto con la malavita locale, sparando e facendo affari.
Le organizzazioni mafiose, col tempo, si sono trasformate da bande criminali locali in imprese globali, l’abito grigio sostituisce sempre più la coppola, il potere dei soldi si affianca a quello delle armi, le mafie entrano nei grandi affari, non solo traffici illeciti, ma anche grandi appalti, commercio, finanza. E soprattutto in un momento di crisi come quello che viviamo, come denunciato anche dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, la loro enorme liquidità li mette in posizione ideale per incrementare l’infiltrazione nel tessuto economico continentale. A fine 2007, il giro d’affari complessivo della malavita italiana era stimato in 90 miliardi di euro, un anno dopo veniva valutato in 130 miliardi. Cifre che equivalgono a quasi il 10% dell’intero Pil italiano, e che fanno della “Mafia SpA” di gran lunga la prima azienda del nostro paese, una multinazionale capace di un utile di circa un terzo del suo “fatturato”.
Di fronte a uno scenario di questo genere, una risposta nazionale appare sempre più insufficiente. E anche se magistratura e forze dell’ordine italiane hanno segnato negli anni successi sempre più evidenti, gli strumenti legislativi di molti paesi europei appaiono oggi inadeguati a combattere le mafie globali. Senza considerare che proprio i successi ottenuti nel nostro Paese, potrebbero spingere i clan a spostare sempre di più i loro affari verso le altre nazioni comunitarie, tanto quelle più ricche e dinamiche, quanto quelle di più recente ingresso nell’Unione.
Per questi motivi, appare oggi non più rimandabile un’azione congiunta che porti alla costituzione di una vera e propria “Antimafia Europea”.
Come l’Antitrust europea vigila sulla regolarità dei comportamenti delle aziende che hanno affari diffusi in Europa, così anche le mafie devono trovare una risposta coordinata, che non si limiti ai soli aspetti più chiaramente “criminali”, ma soprattutto permetta di agire nei confronti dei patrimoni mafiosi, con l’adozione di strumenti condivisi che garantiscano efficienza e tempestività.
I sottoscrittori di questo manifesto, propongono dunque di sottoporre al prossimo Parlamento Europeo e ai Governi nazionali l’adozione di una serie di misure.
Adozione per direttiva degli strumenti per un’Antimafia Europea.
La strada maestra per la creazione di un’Antimafia continentale è l’approvazione di una direttiva europea che obblighi gli Stati a dotarsi di una legislazione antimafia, uniforme e che faciliti le confische disposte dalle autorità giudiziarie degli altri paesi membri.
La finalità è dunque quella di dotare i singoli Stati e l’Unione nel suo complesso di strumenti condivisi ed efficaci nel contrastare la criminalità organizzata sullo steso piano in cui essa opera, che è quello continentale e globale, superando le strozzature e le inefficienze di una lotta condotta dalle singole autorità giudiziarie nazionali.
In particolare, tali strumenti devono permettere di individuare, rintracciare e confiscare i patrimoni mafiosi, allo stesso tempo mezzo e fine delle attività malavitose.
I Principi cui tali strumenti si ispirano e la cui tutela vogliono promuovere sono quelli della Giustizia, della Legalità e anche, forse ancor più degli altri, della Libera concorrenza.
Già oggi, l'Unione europea mira a rendere più efficace la cooperazione tra gli Stati membri nei settori dell'individuazione, del rintracciamento, del congelamento o del sequestro e della confisca dei proventi di reato, al fine di combattere le attività illecite della criminalità organizzata.
Tali obiettivi vengono perseguiti attraverso l’Azione comune 98/699/GAI , del 3 dicembre 1998, sul riciclaggio di denaro e l'individuazione, il rintracciamento,il congelamento o il sequestro e la confisca degli strumenti e dei proventi di reato, la Decisione quadro 2006/783/GAI del Consiglio, del 6 ottobre 2006, la Decisione quadro 2005/212/GAI del Consiglio, del 24 febbraio 2005 e la Decisione quadro 2001/500/GAI del Consiglio, del 26 giugno 2001.
I principi ispiratori sono dunque già presenti nella legislazione comunitaria, si tratta ora di trasferirli in strumenti maggiormente cogenti per gli Stati membri. La legislazione italiana in materia è notevolmente avanzata e si è mostrata negli anni piuttosto efficace, dunque potrebbe essere in larga misura presa come spunto per le nuove norme europee. Strumenti principali previsti dalla direttiva dovrebbero essere:
• Introduzione in tutti gli Stati del reato di associazione a delinquere di stampo mafioso;
• Costituzione in tutti gli stati di nuclei inquirenti e investigativi specializzati nei reati di tipo mafioso e a questi unicamente dedicati;
• Adozione di strumenti legislativi che facilitino sequestri e confische di beni mafiosi, inclusa la confisca per equivalente di beni e fondi non direttamente connessi al reato ma nella disponibilità, diretta o indiretta, dei malavitosi, anche su richiesta dell’autorità di giudiziaria di un altro Paese membro;
• Rafforzamento delle normative antiriciclaggio, con l’eliminazione di quelle aree di opacità ancora presenti nei sistemi bancari di alcuni Pesi membri dell’Unione;
• Rimodulazione dei parametri di assegnazione dei fondi europei alle aree sottoutilizzate (con l’inserimento di disoccupazione, scolarizzazione, presenza criminale, dotazione infrastrutturale, etc.) e creazione di meccanismi di controllo a monte delle assegnazioni, per contrastare il fenomeno delle frodi comunitarie.
Ratifica della Convenzione di Bruxelles. Nelle more della approvazione della direttiva descritta, è fondamentale che tutti gli Stati che ancora non lo hanno fatto, a cominciare dall’Italia, ratifichino la Convenzione di Bruxelles del 29 maggio 2000 relativa all'assistenza giudiziaria in materia penale tra gli Stati membri. In particolare, la Convenzione prevede la creazione di Squadre investigative comuni tra autorità di più Stati, strumento che snellirebbe di molto le procedure volte a perseguire azioni e patrimoni mafiosi nelle nazioni europee.
Potenziamento di Eurojust
Oggi Eurojust è un’Agenzia dell’Unione istituita allo scopo di promuovere il coordinamento di indagini e procedimenti giudiziari fra gli Stati membri dell’UE nella loro azione contro le forme gravi di criminalità organizzata e transfrontaliera. A tendere, dovrebbe essere rinforzata, dotata di reali poteri di coordinamento e trasformata in una sorta di Direzione europea antimafia.