'Abbiamo il dovere morale e politico di non lasciare soli i ragazzi e le ragazze di Teheran', ha esordito cosi' Piero Fassino, responsabile esteri del Pd, dal palco della manifestazione indetta oggi a Roma dal Partito Democratico con lo slogan 'fermare il massacro' in Iran.
Fassino ha sottolineato la necessita' di 'batterci in tutte le sedi internazionali affinche' si faccia qualcosa per fermare un massacro che ha gia' mietuto molte vittime, e altre ne potra' mietere'. A margine della manifestazione - interpellato sul fatto che l'Italia sia il principali partner commerciale europeo dell'Iran, l'esponente del Pd ha dichiarato che questa circostanza 'dovrebbe sollecitare ancora di piu' il governo italiano a sentirsi responsabile di cio' che accade'.
Nella piazza del Pantheon, insieme ai manifestanti con al polso un braccialetto verde - colore del partito di Mussavi, e ormai simbolo della rivolta - c'erano anche altri esponenti di spicco del Pd: da Dario Franceschini a Pierluigi Bersani, da Walter Veltroni a Giovanna Melandri e Livia Turco.
Infine, a nome delle decine di studenti iraniani presenti - che hanno esposto cartelli con scritto 'Basta repressione' e 'Fermare gli arresti' - ha parlato dal palco Zahara. 'Non apparteniamo a nessun partito politico', ha esordito. 'Siamo liberi e chiediamo al nostro governo che riconosca i nostri diritti. Gli iraniani - ha continuato - vogliono solo che siano ricontati i voti'. Mentre l'appello lanciato ai governi europei e al mondo interno e' stato: 'Non lasciateci soli'.
“Il governo italiano deve trasmettere alle autorità iraniane la ferma condanna della violenza in atto contro i manifestanti e deve agire in tutte le sedi europee e internazionali a sostegno della libertà e dei diritti del popolo iraniano”. E’ quanto si legge in un appello proposto dal capogruppo dei Democratici in commissione Esteri, Alessandro Maran, e firmato da deputati di entrambi gli schieramenti politici tra i quali Fabrizio Cicchitto, Walter Veltroni, Roberto Cota, Lapo Pistelli, Pierferdinando Casini, Piero Fassino, Margherita Boniver, Beppe Giulietti, Enrico Letta, Antonello Soro, Arturo Parisi, Carmelo Briguglio, Italo Bocchino, Federica Mogherini e Massimo Donadi.
I firmatari chiedono inoltre la liberazione di tutte le persone fermate in questi giorni e, in particolare, la riammissione nel paese della stampa internazionale per garantire una libera e completa informazione.
“Da ormai dieci giorni – spiega Maran – assistiamo con preoccupazione e angoscia alla drammatica situazione che si è venuta a creare in Iran: sono scesi in piazza milioni di iraniani, per la maggior parte giovani ma tutto questo ci viene raccontato grazie al coraggio dei pochi giornalisti che hanno ancora modo di lavorare in questo paese: per questo è fondamentale che l’Italia, in coerenza con il pronunciamento europeo e forte di una grande tradizione di solidarietà nei confronti dei popoli impegnati a lottare per la libertà, faccia sentire la sua voce ed eserciti il suo ruolo affinchè cessino immediatamente le violenze contro i dimostranti e sia garantito ad ognuno il diritto di esprimere in modo pacifico le proprie idee”.
PUBBLICHIAMO IL TESTO INTEGRALE DELL'APPELLO:
Da ormai dieci giorni assistiamo con preoccupazione e angoscia alla drammatica situazione che si è venuta a creare in Iran a seguito delle contestate elezioni presidenziali dello scorso 12 giugno.
A scendere in piazza, in nome della libertà e della democrazia, sono stati e sono milioni di iraniani, per la maggior parte giovani. Abbiamo tutti negli occhi le immagini degli scontri tra manifestanti e forze di polizia, delle intollerabili violenze contro cittadini inermi che hanno portato alla morte di decine, forse centinaia di persone.
Tutto questo ci viene raccontato grazie al coraggio dei pochi giornalisti che hanno ancora modo di lavorare in Iran e attraverso le testimonianze dirette che riescono ad aggirare la censura grazie ad Internet. Le autorità hanno allontanato gli inviati stranieri e hanno incarcerato molti giornalisti iraniani, allo scopo di non far conoscere ai propri cittadini e al mondo la realtà del Paese.
Oggi è allora più che mai fondamentale che l’Italia, in coerenza con il pronunciamento europeo e forte di una grande tradizione di solidarietà nei confronti dei popoli impegnati a lottare per la libertà, faccia sentire la sua voce ed eserciti il suo ruolo affinché cessino immediatamente le violenze contro i manifestanti e sia garantito ad ognuno il diritto di esprimere in modo pacifico le proprie idee.
Chiediamo inoltre la liberazione di tutte le persone fermate in questi giorni e in particolare la riammissione nel Paese della stampa internazionale, al fine di garantire una libera e completa informazione.
Il Governo italiano trasmetta dunque alle autorità iraniane la ferma condanna della violenza in atto contro i manifestanti, e agisca in tutte le sedi europee ed internazionali in questa direzione, a sostegno della libertà e dei diritti del popolo iraniano.
"Il governo italiano compia un atto formale e convochi subiti l'ambasciatore iraniano in Italia per esprimere la propria indignazione. Le notizie che giungono da Teheran, dove migliaia di uomini e donne continuano a scendere nelle piazze per sfidare il regime, sono drammatiche e raccontano di corpi gettati da un ponte".
Lo ha detto nell'Aula della Camera
Roberto Giachetti, deputato del gruppo dei Democratici che ha chiesto anche "un'anticipazione dell'informativa urgente del governo sulla situazione in Iran dopo le elezioni, informalmente fissata in sede di commissioni riunite per il prossimo 1° luglio".
E’ stata un’altra giornata di sangue e terrore a Teheran. Dalle notizie che giungono dalla rete si sa che la polizia continua a sparare sulla folla che, in piazza, manifesta contro il risultato delle elezioni e contro il governo di Ahmadinejad. L'ayatollah Ali Khamenei, sordo alle richieste della comunità internazionale dichiara che la Repubblica islamica non cederà alle pressioni. Un massacro umanitario.
Il regime iraniano, ora solo contro l’opinione pubblica mondiale, cerca l’alibi dell’ingerenza americana a favore dei “rivoltosi” finanziati dalla Cia e imbevuti di sentimenti sionisti o pro-mujaheddin. I rapporti diplomatici con gli Usa e la Gran Bretagna, soprattutto, sembrano davvero a rischio dopo la reciproca espulsione di alcuni diplomatici.
Il governo non concesso l’autorizzazione per le manifestazioni di domani che avrebbero commemorato le vittime uccise nei giorni scorsi durante le proteste di piazza.
La repressione. Il ministero dell'Interno non ha concesso l'autorizzazione per raduni di protesta che dovessero essere tenuti domani in segno di lutto in Iran per commemorare i manifestanti uccisi nei giorni scorsi.
La libertà d’informazione, tranne quella online sui vari social network è compromessa. Molti i giornalisti sono stati arrestati e tra questi i 25 dipendenti di Kalemeh Sabz, giornale di Moussavi autorizzato poco prima delle presidenziali e proibito dopo il contestato scrutinio.
Per la prima volta, la polizia ha ammesso che Neda, la ragazza la cui morte ripresa da un video telefono è diventata il simbolo mondiale della protesta, è stata uccisa da un colpo di pistola, smentendo le precedenti dichiarazioni di un falso costruito per incriminare le forze di sicurezza.
Confermata infine, l’assenza della delegazione iraniana alla riunione allargata del G8 che si terrà domani a Trieste sul tema delle politiche per l'Afghanistan e il Pakistan.
E mentre si susseguono le iniziative a sostegno del popolo iraniano, Barbara Pollastrini e un folto gruppo di deputate promuovono una raccolta di firme in calce a
una lettera-appello, 'Per Neda e le altre, per le sorelle
iraniane'. Al centro, la richiesta al parlamento italiano, alla Comunita' europea e alle Nazioni Unite affinche' "forte e chiara sia la voce di condanna contro tanta oppressione".
A.Dra