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Insegnante di italiano? No, di dialetto
Un esame di dialetto per i docenti: ecco l'ultima trovata della Lega Nord. Finocchiaro: "Il Pdl si lacera perchè ha la testa a nord e il corpo a sud".
pubblicato il
29 luglio 2009
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Non saranno i tagli voluti dal ministro Gelmini a sterminare la classe docente di questo paese, la Lega Nord arriverà prima. Deciso a smentire chi lo descrive come un partito razzista e ostile agli studenti stranieri, il Carroccio dimostra oggi che si tratta solo di strumentalizzazioni: in realtà non nutre grande simpatia neanche per i professori, almeno per quelli “terroni”.
Per arginare l’indecente invasione della Padania da parte di professori "immigrati", ha fatto la sua comparsa in commissione Cultura l’illuminata proposta padana: i professori si sottopongano ad un ''test dal quale emerga la loro conoscenza della storia, delle tradizioni e del dialetto della regione in cui intendono insegnare''. La parlamentare leghista Paola Goisis ha spiegato che, a suo modo di vedere, si ovvierà alle disomogeneità dei titoli di studio, che passeranno in secondo piano. Insomma, il provvedimento della Lega vedrà la luce, non importerà più che un insegnante sappia l’italiano, la storia la geografia, sarà sufficiente che parli il dialetto del posto e che magari ne conosca le usanze e i piatti tipici.
È troppo. Obiettivamente è troppo anche per la presidente di Commissione, la Pdl Valentina Aprea, che scarica l’imbarazzante questione alla conferenza dei capigruppo. Ma la Goisis non molla, ribadisce che “lotteremo fino in fondo per vederla approvata, non e' possibile che la maggior parte dei professori che insegna al nord sia meridionale''. Una colpa imperdonabile! Soprattutto perché a sentire la parlamentare alcuni ragazzi del Nord, “i veneti per esempio, hanno cognizioni diverse dagli altri, perché da quelle parti si parla molto dialetto”.
Volendo parafrasare la criptica frase della parlamentare: i ragazzi del Veneto non capiscono l’italiano, quindi è necessario un docente che traduca in dialetto gli argomenti scolastici. Un po’ offensivo per un partito che dice di voler tutelare e valorizzare il nord! E poi, nel caso in cui alcuni territori mostrino davvero carenze di questo tipo, non sarebbe più logico e utile avere insegnanti che colmino le lacune insegnando la lingua nazionale, livellando così le differenze di preparazione scolastica fra una regione e l’altra?
Secondo la Lega, e secondo il ministro Gelmini che “prende in considerazione la proposta”, no. Il Partito Democratico invece si oppone fortemente all’ultima trovata della maggioranza e, per bocca di Anna Finocchiaro, capogruppo PD al Senato, afferma: "Ci sono cose che vanno oltre l'ammissibile in un dibattito pubblico politico e serio in un paese democratico che dovrebbe avere il senso della propria unità. C'e' uno scontro nel Pdl perché la testa del partito sta a Milano mentre il corpo sta nel Mezzogiorno e c'è questo continuo ricatto che la Lega opera. Non appena si tira la corda da una parte, con la pericolosa idea del partito del Sud, ecco che la Lega si inventa l'esame di dialetto per i maestri".
Maria Pia Garavaglia si chiede come si possa costruire una scola all’altezza dell’Europa “se nella
maggioranza c'e' chi, come la Lega Nord, vuole imporre come criterio di selezione dei docenti il dialetto e la provenienza geografica". A parte ogni considerazione sullo spirito non certo illuminato e di fatto razzista che illumina la proposta, essa, se attuata, provocherebbe un disastro. La competenza non si fonda sulla residenza e sul luogo di nascita. Sarebbe bello che nessuno, inclusi i tanti professori del Sud che insegnano al Nord, dovesse allontanarsi da casa per lavorare, ma questo non vuol dire escludere alcuni cittadini, attività che invece la Lega sembra prediligere. I tanti insegnanti del Sud al Nord hanno formato generazioni di studenti, hanno istruito la classe dirigente, eppure non mi sembra che si sia verificato per questo una perdita di identità”.
"Adesso basta. – ha detto Giuseppe Fioroni, responsabile Educazione del PD - Forse il ministro Gelmini non ha chiaro che qui non sono in gioco i rapporti fra Pdl e Lega ma la difesa della serietà della scuola. Le sue dichiarazioni sono troppo evasive: non faccia il 'sor Tentenna', intervenga con chiarezza e non cercando di conciliare l'impossibile. La scuola non e' un teatrino da usare per patetiche riedizioni di guerre secessioniste fra nordisti e sudisti ed e' invece il luogo dove educare la futura classe dirigente di questo Paese. Quello che sta accadendo sulla pelle di insegnanti, presidi, alunni e di tutto il personale scolastico e' una vergogna. La maggioranza ha una responsabilità gravissima. Ma ancor di più ne ha il governo che, pur di coprire la grave crisi che lo attraversa, permette che la scuola diventi zona franca per le incursioni più volgari e strampalate".
Secondo il capogruppo PD in Commissione Istruzione, Antonio Rusconi, la Lega ha bisogno di "strumentalizzare argomenti di pancia per il suo elettorato. Conosco il dialetto, ho dato esami specifici sull'opera di Carlo Porta in milanese, parlo il dialetto lecchese, ma ho presentato anche il vocabolario italiano-premanese, una località in provincia di Lecco dove il dialetto ha influssi veneziani e dove uno storico, Antonio Bellati, ha svolto un lavoro straordinario di recupero di tutta la tradizione orale degli usi dialettali. Chi dovrà insegnare a Premana dovrà dunque superare un test in dialetto milanese, in lecchese o in quello premanese?. A parte le battute la scuola italiana e' un tema troppo serio. Come Pd avevamo dato la disponibilità a costruire un percorso per premiare il merito degli insegnanti attraverso il ddl Aprea. La Lega ha deciso di interrompere Questo. Chiedo dunque al ministro Gelmini di intervenire immediatamente e di sconfessare la richiesta assurda della Lega''.
Ironico l’esponente del PD Veneto Paolo Giacon che ha commentato: “Quella del Carroccio è una richiesta assolutamente prioritaria per la società e per l'economia italiana e la vera chiave di volta con cui saranno risolti tutti i problemi della scuola italiana. Per cui, nella speranza di risolvere anche i problemi della
politica italiana, non posso non lanciare, anche per i parlamentari, questa provocazione: per sedere a Palazzo Madama e a Montecitorio si deve conoscere la lingua del posto, il romanesco, e le tradizioni locali, come saper cucinare l'abbacchio o la coda alla vaccinara. Il paradosso fa capire bene quanto sia ridicola e inaccettabile l'ennesima boutade della Lega Nord, sempre più avviluppata nella becera propaganda e sempre meno impegnata a risolvere i problemi veri di questo Paese”.
Iv.Gia