5727. Sono le esecuzioni capitali eseguite nel 2008 e denunciate dal rapporto annuale di “Nessuno tocchi Caino”, l’associazione internazionale che da oltre 15 anni si batte per l’abolizione della pena capitale. Un bilancio tristissimo e ancora troppo alto, nonostante la moratoria attiva dal 2007. Il primato spetta alla Cina che si aggiudica il 90% del totale. Un conteggio che però potrebbe essere ancora più drammatico, se si da credito alla Fondazione Dui Hua, da sempre impegnata nella difesa dei diritti umani: "il numero delle esecuzioni si è tristemente avvicinato a 7.000". Rispettivamente al secondo e terzo posto troviamo l’Iran con 346 esecuzioni e l'Arabia Saudita con 102 decapitati.
Cina. Nonostante le apparenze la Cina del 2008 ha compito grandi progressi rispetto a quella di un anno prima, in cui le esecuzioni di attestarono intorno a 5800. Il miglioramento, se così si può dire, si deve ad una riforma che sottopone al giudizio della Corte suprema le condanne.
Iran. La Sharia iraniana ha ucciso almeno 346 persone negli ultimi dodici mesi. Fucilati, decapitati, chiusi in un sacco e gettati giù da una rupe: sono solo alcune delle modalità riservate ai condannati, per lo più oppositori religiosi e politici.
Arabia Saudita. Sono le moschee a fare da scenario alle decapitazioni pubbliche in Arabia Saudita, ben 186 quest’anno. Un numero tutt’altro che esiguo se si considera che si tratta del Paese con la più alta percentuale di giustiziati. Fra questi anche tre minorenni, decapitati dopo la preghiera del venerdì.
Usa. Record positivo per gli Stati Uniti che contano “solo” 111 condannati, il numero più basso dal 1976, anno dell’introduzione della pena capitale. Merito dell’abolizione de facto presente in alcuni stati e di quella formale attuata da alcuni stati come il New mexico e il New Jersey cala il numero dei condannati. E proprio al governatore Bill Richardson e alla parlamentare Gail Chasey del New Mexico è stato consegnato il premio "L'Abolizionista dell'anno 2009", promosso dall'associazione per segnalare le personalità che più di altre si sono impegnate sul fronte della moratoria delle esecuzioni capitali
All’associazione Nessuno tocchi Caino sono andati i complimenti del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che ha affermato. "L'italia è da sempre in prima fila contro la pena di morte", ha detto il Capo dello Stato ed è "un dovere continuare a battersi per l'inviolabilità della vita e contro la cultura della morte" .
Sui dati si è espresso il candidato alla segreteria nazionale del Partito Democratico,
Ignazio Marino: “5.000 esecuzioni in un anno sono una cifra agghiacciante ma, se possibile, si aggiunge orrore ad orrore quando si pensa che con gli organi di quelle persone la Cina potrebbe diventare la nuova mecca dei trapianti d'organo, per chi si muove fuori da ogni etica minima. Chi puo' permetterselo - prosegue Marino, chirurgo esperto del settore - paga in Cina tra i 40.000 e i 75.000 dollari, aspetta mediamente 13 giorni ed ha un'accettabile probabilita' di sopravvivenza, ad un anno dal trapianto. Cito dati della rivista scientifica Experimental and Clinical Transplantation. Il Paese ha organizzato anche un servizio di assistenza turistico-sanitaria ed e' molto probabile che le esecuzioni vengano programmate anche in funzione della richiesta d'organi del momento e della compatibilita' tra carcerato, a cui vengono prelevati gli organi, e paziente straniero, che li compra".