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Dialogo sulle riforme, ma senza confondere i ruoli
Antonello Soro e Renato Schifani alla Festa del PD
pubblicato il
4 settembre 2009
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Riforme, informazione, istituzioni. Il faccia a faccia tra il capogruppo dei deputati del PD, Antonello Soro, e il presidente del Senato, Renato Schifani, affronta gran parte dei temi caldi dell’estate politica italiana. Ma è da quello più bollente, le dimissioni di Dino Boffo dalla direzione del quotidiano dei vescovi italiani, che parte il confronto. Schifani ne parla citando il presidente alla Camera: Gianfranco Fini "ha ragione quando parla di imbarbarimento", dice, e questa fase "deve essere superata nell'interesse degli italiani".
Schifani esprime "solidarietà umana al direttore di Avvenire per la vicenda che lo ha toccato, una vicenda - precisa - che va inquadrata in un contesto che vede una tensione senza precedenti nel mondo della comunicazione, contiguo al mondo politico". Una tensione che per Soro ha delle cause ben precise: in primis l’ipocrisia che insudicia tutta la vicenda. Il presidente dei deputati PD, infatti, non crede che Berlusconi fosse all’oscuro di tutta la vicenda e tantomeno del primo editoriale di Feltri che ha fatto scoppiare il caso. “L'attacco del Giornale – dice Soro - è stata una rappresaglia perché Boffo aveva osato attaccare con leggerezza i comportamenti privati del Premier”.
Il caso Boffo ha portato non solo alle dimissioni del diretto di Avvenire, a cui è arrivata la solidarietà anche del PD, ma ha una degenerazione del confronto politico che rischia di non placarsi. Per uscirne, dice Schifani, bisogna “ricondurre lo scontro mediatico, contiguo a quello politico, in uno scontro sui progetti, sui contenuti, sulle controproposte che l'opposizione può formulare nei confronti delle proposte della maggioranza e viceversa. Un partito cresce – avverte ancora il presidente del Senato - non se attacca più virilmente esponenti della controparte e li attacca sul personale ma se riesce a dimostrare agli italiani qual è il proprio progetto".
Ed è proprio sul confronto che Soro vuole porre l’accento. Perché solo attraverso riforme condivise si può giungere a leggi efficaci per il bene del Paese, per questo è necessario aprire alla possibilità di avviare un confronto con il Governo senza confondere i ruoli di maggioranza e opposizione. Tuttavia, ricorda il rappresentante del PD, rimane scorretta l'impostazione di chi avendo la maggioranza pensa di poter fare le riforme da solo. "Eravamo disponibili fin dall'inizio della legislatura– insiste il capogruppo PD - ma la risposta del Governo è stato uno schiaffo violento: il Lodo Alfano. Una legge approvata in meno di una settimana che ha congelato la stagione delle riforme e messo in difficoltà il Pd".
Per Soro, dunque, si devono considerare ben distinti i due contesti che regolano il dialogo politico: in quello politico centrodestra e centrosinistra si devono dare battaglia. Sul piano istituzionale, invece, si deve pensare al dialogo per riforme condivise. Appello accolto da Schifani: "Sono convinto che sia quella la strada e la metodologia da seguire. Le riforme vanno fatte insieme e non a due mani e il metodo usato sul federalismo fiscale va seguito ancora".
Sulla distinzione tra ambito istituzionale e ambito politico sono rivolteinfine le parole di Schifani, che a una domanda sulle differenze tra lui e il presidente della Camera Gianfranco Fini risponde "Ho sempre pensato che le alte cariche istituzionali vadano preservate dal quotidiano agone del dibattito politico. Già di politica se ne parla tanto e a volte troppo e il mio ruolo di garanzia mi impone di essere garante non solo delle regole ma anche di un'imparzialità di carattere politico".
g.r.