Regionali 2010
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Posizione PD

Ci stiamo impegnando per la scuola

pubblicato il 5 marzo 2010 , 8355 letture
“Scuola” è sinonimo di “futuro”. E’ strumento di uguaglianza e libertà, dove si produce e si trasmette il sapere, si coltivano le intelligenze e la creatività, per non omologarsi ad un consenso acritico. La scuola deve essere un luogo dove si offrono a tutti uguali strumenti per affrontare la vita in cui la democrazia mette le sue radici più vigorose. Una scuola pubblica di qualità è un investimento per il futuro economico e civile del Paese.
Per questo la Scuola non deve essere considerata solo un capitolo del Bilancio dello Stato, ma il più grande investimento sui nostri ragazzi.
Il Partito Democratico propone di ridare qualità alla scuola pubblica attraverso la stabilizzazione dei rapporti di lavoro e maggiori investimenti per la sicurezza, la funzionalità e il decoro delle strutture scolastiche.
Propone di investire sull'educazione dei più piccoli, con un piano straordinario per aumentare i posti disponibili al nido e garantire a tutti il diritto alla scuola dell'infanzia.
Propone di valorizzare il modello educativo del tempo pieno e del modulo a 30 ore nella scuola elementare, ripristinando le compresenze degli insegnanti.
Propone di reintrodurre l'obbligo scolastico fino a 16 anni assicurando ai meritevoli, borse di studio e libri gratuiti.
Il Pd è per una Scuola Pubblica che unisce e non divide il Nord dal Sud, il bianco dal nero, il ricco dal povero.
L’Educazione non si taglia. Qualità alla Scuola Pubblica.
Votare PD significa dare un segnale al Governo che più di tutti ha mortificato la scuola italiana. Il loro riordino dell'istruzione superiore non e' una riforma, e' un taglio epocale alla scuola pubblica italiana che ci allontana dall'Europa e nega pari opportunità di vita, di educazione e di lavoro ai ragazzi e alle ragazze del nostro Paese. Il governo, invece di darci un futuro, sta cercando di rubarcelo. E' ora di raccontare la verità
In tre anni il governo ha tagliato oltre8 miliardi di euro alla scuola pubblica, causando il licenziamento di 87.341docenti e 44.500 ATA previsto dal decreto legge del 25 giugno 2008, n. 112 e convertito in legge 133 del 6 agosto 2008. Si parla quindi di una riforma varata unicamente per alleggerire organici e costi della macchina scolastica.
A fronte di un credito complessivo vantato dalle scuole italiane di un miliardo di euro, il Governo nella finanziaria 2009 ha tagliato ulteriormente il fondo per il funzionamento delle scuole di oltre 220 milioni di euro che si traduce in 45000 cattedre perse entro il 2013.
Per le scuole del nostro territorio la non assegnazione delle risorse per il funzionamento, come già denunciato da numerosi dirigenti scolastici, insegnanti, rappresentanti dei genitori e sindacati di categoria, comporta l’impossibilità di far fronte agli impegni che le istituzioni scolastiche autonome sono quotidianamente tenute ad ottemperare, come la chiamata di supplenze brevi per il regolare svolgimento delle lezioni, la pulizia delle scuole, l’acquisto di materiale didattico e molto altro ancora.
La cosa più grave è che queste carenze vengono fatte ricadere in maniera occulta sulle famiglie italiane. Infatti, il contributo volontario versato dai genitori che da anni è prassi comune nelle scuole e che serve a finanziare l'ampliamento dell'offerta formativa che ciascun istituto decide autonomamente, è diventato una voce di bilancio certa e prevedibile nei tempi di incasso. Tanto che il ministero consente ora di ricorrervi per colmare la carenza dei finanziamenti statali per le spese ordinarie necessarie all'erogazione del servizio scolastico base. Ciò, nei fatti, equivale all'imposizione di una nuova tassa regressiva, perché di ammontare fisso indipendentemente dal reddito.
Nella Scuola Primaria Il modello base proposto e garantito dal ministero è di 24 ore con il maestro unico, mentre le famiglie continuano a richiedere un tempo scuola di 30 ore o 40 ore, modello più vicino alle esigenze educative dei bambini e dei genitori che lavorano.
E’ stata introdotta una normativa che prevede che le scuole di formazione professionale che assolvono all’obbligo scolastico, abbiano moduli scolastici di 120 ore di formazione invece che 1.000 (come prima) su base annua, per ragazzi dai 14 ai 16 anni, che possono essere svolte all’interno dell’azienda, a scapito della formazione di base degli studenti. Ecco, sono tutte misure che rubano il futuro dei nostri figli.

COSA PUOI FARE:
Aderisci all'appello del PD per una scuola pubblica di qualità
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