Sta diventando di moda lasciare a pancia vuota i bambini di famiglie in difficoltà, in ritardo con i pagamenti della retta della mensa scolastica. Il copyright è dei nuovi barbari che si annidano tra gli amministratori della Lega Nord. Dopo
il vergognoso pane e acqua di Montecchio Maggiore, in provincia di Vicenza, ora è la volta di un’altra scuola elementare, situata ad Adro in provincia di Brescia.
Entrambi i comuni a guida leghista, hanno deciso di non tollerare più la morosità delle famiglie che non pagano le rette, o addirittura il ritardo dello stesso pagamento, per i pasti consumati dai figli a scuola. Ad Adria, lo zelante sindaco Danilo Oscar Lancini ordina addirittura di lasciare i giovanissimi studenti fuori dalla porta del refettorio. Genitori non pagate le rette? Venite a prendere i vostri figli a scuola durante la pausa pranzo, perchè per loro il servizio mensa è precluso.
Fortunatamente fino a venerdì prossimo il provvedimento è stato però congelato dal preside dell'istituto omnicomprensivo della Franciacorta, ma la decisione del Comune resta. “Il pagamento della mensa - ha spiegato una mamma musulmana che ha due alunni frequentanti l’istituto -è di oltre 50 euro al mese per ogni bambino: per noi è una cifra altissima, che non riusciamo assolutamente a fronteggiare”.
C’è da aggiungere che il provvedimento preso dal sindaco di Adro non rispetta l’obbligo di frequenza del tempo mensa previsto dall’art. 1 della legge n. 176 del 2007. Si potrebbe dunque profilare un abuso d’ufficio. Amministrare una comunità significa occuparsi prima di tutto dei bisogni dei più deboli. La crisi economica sta strozzando le famiglie: i Comuni devono rivedere le tariffe di mense e trasporto scolastico, riducendole o esentando i genitori precari che non hanno visto rinnovare i propri contratti di lavoro, i cassa integrati, gli artigiani o commercianti che hanno chiuso le attività.
Francesca Puglisi, responsabile Scuola della Segreteria del Pd, definisce barbaro e politicamente inutile un amministratore locale che vuole occuparsi prima dei bollettini, che del benessere dei bambini e delle bambine della propria città. Non si limita a commentare ed indica una strada diversa: “Il Governo preveda un fondo che permetta agli Enti locali di sostenere le famiglie in difficoltà, i bambini prima di tutto; altrimenti non siamo comunità umana, ma barbari disposti a sbranarsi reciprocamente”.
“La Lega non fa paura, bisogna liberarsi di una montagna di luoghi comuni che ne proiettano una immagine ben oltre le sue possibilità e le sue capacità - afferma il neosindaco di centrosinistra, di Lecco, Virginio Brivio - la Lega va di moda, ma non è quella macchina di ruvida efficienza che abbaglia molti osservatori, il buon governo verde qui è una balla; e i cittadini devono sapere con certezza che noi non useremo mai i bambini, privandoli della mensa, per stanare i genitori che non pagano le rette”.
Per il sindaco di Lecco “c’è una doppiezza leghista” che bisogna necessariamente smascherare una volta per tutte: la Lega sta al Governo, il quale Governo massacra gli enti locali e le loro finanze. Ma la Lega nel contempo partecipa attivamente al voto di questi provvedimenti e poi fa shopping elettorale gridando “Roma ladrona”.
Ma ciò che è veramente aberrante è ascoltare le parole del leghista Oscar Lancini, che ha spiegato perché si è arrivati a una sorta di “tolleranza zero” contro la morosità nel pagamento delle rette della mensa scolastica. “È stata la rivolta degli italiani – dichiara - la gente mi chiedeva: perché dobbiamo essere solo noi italiani a pagare la mensa? La crisi esiste per tutti”.
Il sindaco, ci consegna dunque il quadro di una cittadina intollerante e razzista ed è convinto che “la linea dura paghi”. Sarebbe interessante sapere se veramente tutti i cittadini di Adro si sentano rappresentati da queste sconcertanti affermazioni, rivolte contro coloro che hanno come unica colpa quella di non avere una disponibilità economica adeguata.
Va sottolineato inoltre come le suddette parole del sindaco siano volutamente faziose ed atte a scatenare guerre tra poveri, a fomentare razzismo contro coloro che provengono da altri paesi: l’esclusione dei bambini dalla mensa infatti coinvolge nei fatti non solo figli iscritti alla scuola dell’obbligo di origine straniera, ma anche appartenenti a famiglie italiane che sono in difficoltà economiche. Una delle lettere di protesta, inviate al sindaco leghista è difatti scritta da una mamma di una bambina “italiana” esclusa dalla mensa, la quale sostiene di aver pagato le rette di febbraio e marzo solo con un leggero ritardo.
“Quand’anche il Comune fosse sull’orlo della bancarotta - continua la signora - mi sarei aspettata più attenzione, prudenza e rispetto prima di umiliare una bambina di 10 anni davanti ai suoi insegnanti e ai suoi compagni, con minacce di espulsione dalla mensa scolastica”.
Umiliare pubblicamente qualcuno per il proprio status economico è davvero un’azione infima, a prescindere dalla provenienza od etnia del soggetto; se coinvolge poi bambini o adolescenti fragili per antonomasia, diventa veramente una atto di deplorevole violenza.
A.Pro.