istat

“Avviso: post urticante per gufi e talk.
La verità, vi prego, sui numeri.

Dopo mesi di editoriali, chiacchiere, ricostruzioni, possiamo finalmente fare chiarezza sui veri numeri dell’economia italiana?
Oggi infatti sono stati presentati i dati ufficiali.
Mi limito a segnalarvi alcuni indicatori: PIL, Deficit, Occupazione, Evasione fiscale, Spending Review, Tasse, Export, Investimenti, Mutui.
Il PIL. A inizio del 2015 avevamo immaginato la crescita del +0,7%. La crescita è stata invece del +0,8%. Meglio delle previsioni. Il Governo Monti aveva chiuso con -2,3%; il Governo Letta con -1,9%. (Fonte: ISTAT)
Il DEFICIT. Il deficit è sceso per la prima volta da anni sotto il 3%: quest’anno abbiamo fatto il 2,6% (miglior risultato degli ultimi dieci anni). E nel 2016 scenderemo ancora. Fonte: ISTAT
Il LAVORO. Il boom del JobsAct è impressionante. Nei due anni del nostro Governo abbiamo raggiunto l’obiettivo di quasi mezzo milione di posti di lavoro stabili in più. E INPS ricorda come siano aumentati i contratti a tempo indeterminato nel 2015 di qualcosa come 764.000 unità! (Fonte ISTAT e INPS)
L’EVASIONE FISCALE. Il 2015 è stato l’anno record nella lotta all’evasione con 14,9 miliardi di euro recuperati dallo Stato, alla faccia di tutti quelli che criticavano il nostro Governo su questo. Sarebbe interessante recuperare le dichiarazioni di alcuni esponenti politici, anche di maggioranza, su questo. (Fonte: AGENZIA DELLE ENTRATE)
La SPENDING REVIEW. Cottarelli aveva proposto 20 miliardi di spending. In due anni abbiamo fatto tagli per 24,9 miliardi, di cui la stragrande maggioranza a livello di governo centrale. Fonte: MEF
Le TASSE. Abbiamo impedito ogni aumento di tasse (l’ultimo fu nel settembre 2013, con altro governo) e bloccato anche l’aumento delle tasse locali. In due anni siamo intervenuti con 80 euro a più di dieci milioni di persone, IMU e TASI prima casa, IRAP costo del lavoro, superammortamento fiscale al 140%, incentivi fiscali del JobsAct, tasse agricole, credito di imposta per il Sud. (Fonte: LEGGE DI STABILITA’)
L’EXPORT nel 2015 è cresciuto del 4,3%, più delle previsioni. (Fonte: ISTAT)
Gli INVESTIMENTI stanno ripartendo come vi scrivevo ieri nella enews (ma ancora poco, per me dobbiamo fare di più!).
I MUTUI sono a più 97%. (Fonte: ABI)
Morale: Con questo Governo le tasse vanno giù, gli occupati vanno su, le chiacchiere dei gufi invece stanno a zero.
Detto questo, per me i numeri non sono importanti. Sono le storie che stanno dietro ai numeri che rilevano. È un ragazzo che prende un mutuo perché ha firmato un contratto col JobsAct. O, viceversa, una famiglia in crisi perché il padre ha perso il posto di lavoro. No alla dittatura dei numeri, sì alla dimensione umana della politica. Ma ai grandi esperti che ogni giorno ci fanno la morale sui numeri dico con chiarezza che la realtà è più forte della loro ideologia. O dei loro pregiudizi.
A livello economico la situazione internazionale non è facile, i mercati sono altalenanti, la crisi ha lasciato strascichi terribili: noi sappiamo che c’è ancora molto da fare, a cominciare dalla battaglia contro la disoccupazione giovanile e dalla lotta per gli investimenti, soprattutto al Sud. Ma lo facciamo, tutti insieme, senza paura, con una strategia unitaria che ha respiro e orizzonte. I numeri dimostrano che l’Italia è tornata. Non la lasceremo in mano ai catastrofisti che godono quando le cose vanno male”.

Così Matteo Renzi sul suo profilo Facebook

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“I dati sull’andamento diffusi dall’Istat sono più che importanti. Crescono gli occupati e diminuiscono gli inattivi, è la miglior risposta a chi interpretava la dinamica del mercato del lavoro sostenendo che avrebbe generato lavoratori scoraggiati.

Osserviamo che a gennaio 2016, anche con gli incentivi ridotti più della metà la crescita continua mentre gli scoraggiati tornano a cercare lavoro.

Questo è un risultato importantissimo, segno che le riforme sono state determinanti nel riattivare il mercato e che questo sta rispondendo agli stimoli.

Il dato di gennaio è estremamente interessante: crescono i contratti a tempo indeterminato mentre calano quelli a termine. Ciò segnala come sia in atto una trasformazione del mercato del lavoro a favore di quello stabile, che cresce sia tra gli over 50 che tra gli under 35 a dimostrazione della dinamica positiva in atto.

Il dato relativo alla disoccupazione giovanile poi va letto in controluce in quanto, se associata con l’aumento su anno dell’occupazione giovanile, segnala molto probabilmente un ritorno sul mercato del lavoro di lavoratori giovani e in precedenza scoraggiati”. Così Filippo Taddei responsabile economica del PD.

Dopo il calo di dicembre 2015 (-0,2%), a gennaio 2016 la stima degli occupati cresce dello 0,3% (+70 mila persone occupate), tornando al livello di agosto. La crescita è determinata dai dipendenti permanenti (+99 mila) mentre calano i dipendenti a termine (-28 mila) e gli indipendenti restano sostanzialmente stabili. L’aumento di occupati riguarda sia gli uomini sia le donne. Il tasso di occupazione, pari al 56,8%, cresce di 0,1 punti percentuali rispetto al mese precedente.

La stima dei disoccupati a gennaio è stabile, sintesi di un calo tra gli uomini e di una crescita tra le donne. Il tasso di disoccupazione è pari all’11,5%, pressoché invariato dal mese di agosto.

A gennaio la stima degli inattivi tra i 15 e i 64 anni diminuisce dello 0,4% (-63 mila). Il calo è determinato dalla componente femminile e riguarda soprattutto le persone tra i 50 e i 64 anni. Il tasso di inattività scende al 35,7% (-0,1 punti percentuali).
Rispetto ai tre mesi precedenti, nel periodo novembre 2015-gennaio 2016 si registra il calo delle persone inattive (-0,3%, pari a -43 mila) a fronte di un lieve incremento dei disoccupati (+0,3 %, pari a +9 mila) e una sostanziale stabilità del numero delle persone occupate.
Su base annua il numero di occupati è in crescita dell’1,3% (+299 mila), mentre calano sia i disoccupati (-5,4%, pari a -169 mila) sia gli inattivi (-1,7%, pari a -242 mila).

Fonte Istat

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Nel 2015 il Pil ai prezzi di mercato è stato pari a 1.636.372 milioni di euro correnti, con un aumento dell’1,5% rispetto all’anno precedente. In volume il Pil è aumentato dello 0,8%, registrando una crescita dopo tre anni consecutivi di flessioni.

I dati disponibili per i principali paesi sviluppati indicano un aumento del Pil in volume negli Stati Uniti (2,4%), nel Regno Unito (2,2%), in Germania (1,7%) e in Francia (1,2%).

Dal lato della domanda interna nel 2015 si registrano, in termini di volume, variazioni positive nei consumi finali nazionali (0,5%) e negli investimenti fissi lordi (0,8%). Per quel che riguarda i flussi con l’estero, le esportazioni di beni e servizi sono aumentate del 4,3% e le importazioni del 6,0%.

La domanda interna ha contribuito positivamente alla crescita del Pil per 0,5 punti percentuali (1,0 al lordo della variazione delle scorte) mentre la domanda estera netta ha fornito un apporto negativo per 0,3 punti.

A livello settoriale, il valore aggiunto ha registrato aumenti in volume nell’agricoltura, silvicoltura e pesca (3,8%), nell’industria in senso stretto (1,3%) e nelle attività dei servizi (0,4%). Le costruzioni hanno invece registrato un calo dello 0,7%.

L’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche (AP), misurato in rapporto al Pil, è stato pari al -2,6%, a fronte del -3,0% del 2014.

L’avanzo primario (indebitamento netto meno la spesa per interessi) misurato in rapporto al Pil è stato pari all’1,5% (1,6% nel 2014).

In occasione del rilascio delle stime annuali del Pil relative al 2015 è stata effettuata una revisione straordinaria delle serie storiche di alcuni aggregati per il periodo 1995-2012. L’impatto della revisione è molto contenuto, con una riduzione mediamente pari a circa lo 0,1% del livello del Pil; le variazioni annue restano pressoché invariate.

Fonte Istat

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“Il 2015 resterà negli annali per il dialogo instaurato con il contribuente, per l’avanguardia nel panorama pubblico, per contrasto all’evasione”. Così il direttore dell’Agenzia delle entrate Rossella Orlandi presentando i risultati per lo scorso anno, parlando di record nel recupero 2015 pari a “14,9 mld”. Bene anche i rimborsi: nel complesso “sono stati pari a oltre 16 mld, 3 mld in più rispetto all’anno precedente”, spiega, sottolineando l’accelerazione nei rimborsi Iva, tra gli altri.

Fonte Agenzie delle Entrate

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