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“I dati diffusi oggi dall’Inps vanno letti bene: nei primi 3 mesi del 2016 il saldo tra le assunzioni (o trasformazioni a tempo indeterminato) e le cessazioni dei contratti è di +51.087 ed è quindi ampiamente positivo. Continua dunque la crescita delle assunzioni con contratti a tempo indeterminato. Semplicemente, ciò che sta avvenendo è che questo incremento è inferiore a quello degli stessi mesi dello scorso anno (l’Inps dice – 77%) e ciò è assolutamente normale, se si pensa che allora gli incentivi erano il triplo di quest’anno. E’ evidente, dunque, che non ci si deve fermare ai titoli, ma leggere tutto e leggere bene”. Lo dice la senatrice Maria Spilabotte, vicepresidente della Commissione Lavoro.

 

Dello stesso avviso la segretaria della Commissione Lavoro a Palazzo Madama, Nicoletta Favero, secondo la quale “i dati dell’Inps di oggi in realtà confermano che l’obiettivo del Jobs Act di ridare centralità al contratto a tempo indeterminato e quindi stabilità ai lavoratori è stato ampiamente centrato. Anche nei primi 3 mesi del 2016, a fronte di una diminuzione drastica degli incentivi, il saldo tra le assunzioni e le cessazioni è di 51.087 unità, quindi in crescita. L’Inps fa un confronto con gli stessi mesi del 2015, quando gli incentivi erano il triplo, e registra un calo dell’incremento del 77%. La verità è che gli occupati a tempo indeterminato continuano a crescere ma la crescita ha rallentato, come era prevedibile visto che gli incentivi sono diminuiti”.

 

“Sui dati diffusi oggi dall’Inps è in atto la più inaccettabile delle mistificazioni: al contrario di quanto sostengono i Di Maio, i Di Battista e i Brunetta vari, l’occupazione stabile continua a crescere”, denuncia Edoardo Fanucci,  vice-presidente della Commissione Finanze della Camera.

“Il rilevamento dell’Osservatorio dell’Inps – spiega Fanucci – è molto chiaro: nei primi tre mesi del 2016 i posti a contratto indeterminato sono cresciuti di 51.087 unità, e non, come vorrebbe far credere qualcuno, diminuiti. Rispetto a un anno, fa il ritmo delle assunzioni è semplicemente rallentato, un fatto fisiologico e ampiamente previsto dovuto alla diminuzione degli incentivi. Nonostante questo, nel 2016, il numero delle persone che sono uscite dall’incubo della precarietà è continuato a crescere.

I toni apocalittici utilizzati da qualcuno sono quindi segno o di imbarazzante incapacità di interpretare statistiche piuttosto semplici, oppure della totale malafede di chi non si fa scrupoli a utilizzare un tema delicato come il lavoro per racimolare qualche voto in più”, conclude.