Giuliano Poletti
foto di Palazzochigi - CC BY-NC-SA

“Io dico che questo è il governo più di sinistra della storia repubblicana, nessuno aveva mai pensato a un piano universale per la lotta alla povertà, nessuno aveva fatto l’alternanza scuola-lavoro, nessuno aveva dato un valore così profondo all’associazionismo, alla società civile”.

Parola del ministro del Lavoro e del Welfare, Giuliano Poletti, in un colloquio con il Corriere della Sera in cui anticipa un piano sociale che chiama “Social Act”.

“Noi vogliamo far passare più treni e vogliamo aiutare le persone a salire sul treno”, spiega il ministro.

“Chi non ce la fa va aiutato ad avere condizioni dignitose di vita. Per questo ci daremo uno strumento universale. In Italia, se non sei un ex, non ti tocca niente. Sei un cittadino in condizione di necessità? Noi ti proponiamo un contratto. La collettività si prende carico di te, ti accompagna, sostiene il tuo reddito; ma dall’altro lato tu caro amico ti assumi un impegno, fai un accordo con la tua comunità”.

Queste le misure concrete: “Cominciamo con le famiglie in stato di povertà con figli minori. Sono 280 mila: un milione e 200 mila persone. Ogni persona avrà 80 euro al mese, fino a un massimo di 400 a famiglia”.

“Nel 2016 per loro ci sono 760 milioni. Nel 2017 ci sarà un miliardo. E stiamo preparando altri interventi”.

Non un reddito di cittadinanza che sia scambiato per “assistenzialismo universale”, ma “un sostegno al reddito affiancato da una rete territoriale che comprende Regioni, Comuni, volontariato, e prende in carico le persone, una per una”.

“Non è un elemosina”, precisa Poletti. “Il cittadino non dipende dal sussidio. Prende un impegno, non con Poletti, ma con i contribuenti che lo finanziano: deve mandare i bambini a scuola, deve impegnarsi in un percorso di formazione, se gli offrono un lavoro lo deve fare”.

“A D’Alema potrei dire che lui voleva fare le stesse cose, che ha provato a mettere in discussione l’articolo 18, senza riuscirci”, aggiunge.

Mentre al presidente dell’Inps Tito Boeri dice che “governare è altra cosa: “Lui può formulare proposte; a noi spetta decidere. La flessibilitaà delle pensioni la volevo già nel 2016; ma non si fa in due minuti. Dobbiamo trovare i soldi, avere il via libera dell’Europa, individuare una soluzione che non penalizzi i più deboli”.