foto di PalazzoChigi - CC BY-NC-SA
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Ciò che l’Italia sta chiedendo all’Ue, “anche sui conti pubblici, è nelle regole. Non chiediamo niente che non sia previsto. C’è la percezione che su qualche dossier l’approccio della Commissione verso l’Italia sia stato, forse, più rigido rispetto a quello verso altri Paesi. L’Italia chiede solo il rispetto e la considerazione dovuti a un Paese che negli ultimi due anni ha fatto riforme importantissime, come forse pochi altri in Europa. Non a caso stiamo ottenendo risultati apprezzabili di crescita e riduzione della disoccupazione”. Lo afferma in un’intervista al Corriere della Sera Yoram Gutgeld, commissario alla revisione della spesa.

 

La spending review non è ferma, rimarca, “proprio in questi giorni sta partendo operativamente il nuovo sistema degli acquisti di beni e servizi dell’amministrazione. Passiamo da 33 mila stazioni appaltanti a 35. Ovviamente il processo avverrà in modo graduale, ma iniziamo in questi giorni facendo entrare una quota importante degli acquisti della sanità nel nuovo sistema. Parliamo di circa 15 miliardi di spesa. E entro tre anni potremo raggiungere almeno 50 miliardi”.

 

Oltre al progetto sugli acquisti, che riguarda anche altri ministeri, sulla sanità “c’è anche un altro intervento, previsto dalla legge di Stabilità”, spiega: “Gli ospedali che non registrano né risultati economici né un’adeguata performance clinica dovranno avviare un percorso di rientro su entrambi i fronti”.

 

Tornando alle polemiche con Bruxelles, Gutgeld sottolinea che forse “in passato la debolezza dell’Italia, dovuta alla mancanza di riforme e a una performance economica nettamente inferiore a quella degli altri, non abbia consentito di chiedere con più forza dei riconoscimenti”. Ora la “questione è politica”. Comunque, aggiunge, “è nell’interesse della Commissione europea avere un’Italia forte ed è interesse dell’Italia avere una Commissione forte”.

 

La discussione sulla “bad bank” è importante, sottolinea, “è uno strumento molto utile, soprattutto per le banche piccole”. Il governo, ricorda, ha affrontato le riforme strutturali che servono a rendere il “pezzo meno forte del sistema bancario altrettanto forte”, “anche per questo chiediamo alla Commissione europea più considerazione”. “C’è un contesto internazionale di caduta delle Borse negli ultimi giorni. Ma non è vero che i mercati non si fidano dell’Italia”.